Log in

Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!

Password dimenticata?

Non hai un account? Registrati

Registrazione

Sei un essere umano?

Hai già un account? Log in

Cerca nel sito…

Reset

Con il termine “sessualità” si intende quel complesso di comportamenti, attitudini, caratteristiche che riguardano aspetti biologici, psicologici, sociali e culturali della sfera riproduttiva, affettiva e relazionale. Riguardo agli aspetti fisici e biologici si deve distinguere tra “sesso” e “genere”.

Con “sesso” si intende il puro dato biologico del sesso a cui si appartiene, cioè l’essere maschi o femmine, l’avere un patrimonio genetico XX o XY, avere ormoni e genitali di un certo tipo. Riguardo a questo punto riveste grande importanza la questione se i sessi siano solo due o più. Infatti esistono persone, dette “intersessuali”, in cui l’attribuzione a uno dei due sessi non è così immediata, presentando caratteristiche di entrambi i sessi.

Con “genere” intendiamo invece il dato culturale, sociale e di percezione di sé, dell’appartenenza a uno dei due sessi. Esso dunque è dato dall’essere riconosciuti e sentirsi come uomo o donna, cioè dall’iscrizione a una delle due categorie sociali che compongono la nostra cultura. Concorrono alla formazione del genere il ruolo di genere e l’identità di genere.

Con “ruolo di genere” si intende una serie di norme, costrutti sociali, comportamenti che identificano l’essere maschi/uomini e femmine/donne. Il ruolo di genere è un dato puramente culturale e varia geograficamente e temporalmente. Ad esempio, si è ritenuto a lungo che il colore rosa fosse adatto alle bambine e l’azzurro ai bambini, ma per gli statunitensi del primo novecento era l’esatto opposto; perlopiù adesso riteniamo che stirare le camicie sia appropriato tanto per gli uomini quanto per le donne, ma non era così cinquanta anni fa. L’identità di genere invece è il sentirsi appartenente a un sesso/genere. Essa può essere coincidente con il sesso biologico (essere nati femmine, sentirsi bene nella propria corporeità femminile, e sentirsi appartenenti al genere “donna”), e allora si parla di un’identità di genere cisgender, oppure questa coincidenza può non verificarsi (si può essere nati femmine e sentirsi appartenenti al genere “uomo” non riconoscendosi nel proprio sesso di nascita) e in questo caso si parla di transgender.

I problemi che la bioetica e, più in generale, la filosofia morale devono affrontare sulla sessualità riguardano: con chi è lecito praticare attività sessuale, se esistano compiti propri per i sessi e se sia lecito o meno modificare il sesso con cui siamo nati.

La comunità medica identifica la condizione transgender come un disturbo e nel Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, nella sua ultima edizione (Dsm V), si parla di “disforia di genere” (nelle edizioni precedenti di “disturbo dell’identità di genere”). Il soggetto transgender può compiere un percorso di riassegnazione di genere, che può andare da interventi estetici all’operazione di ricostruzione degli organi genitali, oppure solo adottare abbigliamento e comportamenti del genere/sesso a cui sente di appartenere. Esistono persone che riferiscono di non sentirsi appartenenti a nessuno dei due generi, o di avere un’identità di genere fluida, in questo caso si parla di genderfluid e queer.

La questione dell’identità di genere è completamente separata da quella dell’orientamento sessuale, con cui si intende identificare l’attrazione erotico-emotiva che una persona prova. Esso può essere: eterosessuale, quando l’individuo prova attrazione per persone del sesso opposto; bisessuale, quando prova attrazione per persone di entrambi i sessi; omosessuale per persone dello stesso sesso; asessuale quando l’individuo non prova attrazione erotica per alcun sesso. Come mostrato dalle ricerche antropologiche, il controllo della vita sessuale degli individui è stato sempre fondamentale per la gestione del potere, anche per questa ragione la sfera sessuale è una di quelle più moralizzate e su cui si è concentrata grande attenzione.

I problemi che la bioetica e, più in generale, la filosofia morale devono affrontare sulla sessualità riguardano: con chi è lecito praticare attività sessuale (se sia lecito solo l’orientamento eterosessuale e se si debba fare sesso solo per riproduzione), se esistano compiti propri per i sessi e se sia lecito o meno modificare il sesso con cui siamo nati.

Matteo Cresti
Dottore di ricerca in Filosofia morale presso il consorzio di
dottorato Fi. N.O. – Università degli studi di Torino


Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

Condividi

Condividi questo articolo:

Ultimi articoli

L’invasione dell’Iraq vent’anni dopo

Le questioni etiche e i dilemmi della professione medicina: la nota di Pirous Fateh-Moghadam

Le regole e il buon medico

Nel cantiere sempre aperto delle regole deontologiche: Sandro Spinsanti

ChatGPT nello studio del medico

Un potenziale valido strumento per la pratica clinica? La videointervista ad Alberto Tozzi

I commenti sono chiusi.