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La ricerca scientifica è l’insieme delle attività, sistematiche e non casuali, svolte, con metodi validati dalla comunità scientifica, per scoprire e utilizzare nuove conoscenze. Essa deve basarsi soltanto sul metodo scientifico, cioè sul procedimento teorizzato da Francis Bacon e Galileo Galilei che sottopone le ipotesi scientifiche a esperimenti, al fine di confermarle o confutarle. Nella cultura di oggi, ricerca scientifica è sinonimo di progresso, un’idea legata alla percezione sociale della scienza come fattore di notevole importanza per lo sviluppo del genere umano. Di solito la ricerca scientifica è suddivisa in ricerca di base o fondamentale e ricerca applicata, ma una tale classificazione è, ai giorni nostri, spesso priva di una reale valenza.

La ricerca di base è un’indagine teorica o sperimentale che ha lo scopo di far progredire le conoscenze, senza prevedere un fine particolare e/o applicazioni pratiche immediate. Un rischio legato a questa definizione è che la ricerca di base sia percepita come un lusso e, come tale, sia considerata superflua, tanto è vero che, in tempi recenti, si è andata affermando l’idea che essa, soprattutto in ambito biomedico, dove i costi della sperimentazione sono elevati, debba essere rimpiazzata dalla ricerca applicata, che ha impatto pratico in tempi brevi e affronta in modo diretto le esigenze immediate della società. Per colmare questa dicotomia molto pericolosa da un punto di vista culturale, nella comunità scientifica è stata introdotta l’espressione “ricerca traslazionale”, che indica un qualsiasi tipo di ricerca in cui i risultati abbiano la potenzialità di essere trasferiti (traslati), anche se non sempre in tempi rapidi, a beneficio della specie umana e, in senso più ampio, della comunità dei viventi.

La definizione di ricerca traslazionale si ricollega ai principi della modellazione biomedica: all’estremo, l’unico modello corretto per la ricerca traslazionale dovrebbe essere un essere umano, con implicazioni bioetiche tutt’altro che secondarie. Il modello è usato come sinonimo di “analogo”, a significare un essere vivente che è simile nelle funzioni a ciò che deve essere modellato (l’organismo umano), ma che può differirne in struttura (essendo più semplice) e provenienza (specie). Il modello semplifica e rende più comprensibile un soggetto complicato: su queste premesse, gran parte della ricerca biomedica si è avvalsa, finora, di modelli animali.

L’impostazione concettuale nella produzione del sapere scientifico ha assunto sempre maggiore importanza ed è ora alla base delle politiche di finanziamento nella gran parte di università ed enti pubblici.

Con la dovuta attenzione per l’etica della sperimentazione, gli animali nella ricerca scientifica oggi non sono più considerati solo strumenti passivi, ma piuttosto modelli complessi, indispensabili per lo spostamento dalla fase osservazionale alla teorizzazione concettuale. È importante considerare con attenzione quale possa essere un modello animale ideale: la complessità, paragonabile a quella dell’organismo umano, rende gli animali modelli accattivanti, ma anche complicati, al punto di richiedere l’elaborazione di sistemi biologici più semplici e facili da analizzare. Anche per questo, la sempre più vasta applicazione del principio delle 3R (replacement, reduction, refinement) ha portato a sviluppare metodi alternativi alla sperimentazione in vivo, quali quelli in vitro e in silico, questi ultimi basati su simulazioni matematiche al computer.

Con la ricerca traslazionale, sono anche state definite due diverse modalità di produzione del sapere. La prima corrisponde alla definizione comune di scienza, cioè l’insieme delle norme cognitive e sociali da seguire per la produzione, la convalida e la diffusione delle informazioni scientifiche. La seconda è l’acquisizione di conoscenze di utilizzo immediato per la società e i suoi portatori di interesse nell’industria e nel governo. Così, la ricerca di base rientra subito nella prima definizione e quella applicata/traslazionale nella seconda. Questa impostazione concettuale ha assunto sempre maggiore importanza ed è ora alla base delle politiche di finanziamento nella gran parte di università ed enti pubblici.

Laura Lossi, Adalberto Amerighi
Dipartimento di Scienze veterinarie
dell’Università degli studi di Torino



Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

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