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Il termine “paziente” identifica il soggetto che si rivolge a un professionista sanitario per affrontare un problema di salute. Esso deriva dal latino patiens, -entis, participio del verbo patior, “sopportare, subire”. L’etimologia esprime la concezione tradizionale e ippocratica del termine e riflette la condizione che il malato ha rivestito per secoli, laddove le possibilità diagnostiche e terapeutiche erano limitate. In tali frangenti, al malato non restava che resistere con pazienza all’evolvere della malattia e affidarsi completamente a un sapere medico.

Se il termine paziente indica tuttora una persona che si rivolge a un professionista per risolvere un problema di salute, oggi si è portati a intendere il paziente per lo più come un soggetto attivo, che agisce e sceglie autonomamente se e come affrontare i problemi di salute. Il rapido ed esponenziale incremento delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche in campo biomedico ha cambiato la storia naturale delle malattie, modificando il modo di affrontare la malattia e le prospettive di vita e di salute della popolazione. Inoltre, i cambiamenti politico-sociali che hanno avuto luogo nei Paesi sviluppati hanno portato a intendere la salute come un bene individuale, conferendo ai desideri e alla volontà dei pazienti un ruolo preminente.

Il paziente, oggi, è un soggetto che vuole essere pienamente informato sulle proprie condizioni di salute e che deve poter scegliere autonomamente se e come curarsi.

Il paziente, oggi, è un soggetto che vuole essere pienamente informato sulle proprie condizioni di salute, sulle strategie diagnostico-terapeutiche disponibili e che deve poter scegliere autonomamente se e come curarsi. La disponibilità di numerosi strumenti diagnostici e terapeutici assegna un ruolo preminente alla volontà e alla responsabilità del paziente. A seconda della propensione e della volontà del paziente di prestare attenzione alle prime manifestazioni di un disturbo, dell’intenzione o meno di affrontarlo e di utilizzare in modo più o meno esteso le possibilità diagnostiche e terapeutiche disponibili, si possono ottenere esiti di vita molto differenti. Allo stesso tempo, oggi un paziente può affrontare e prevenire alcune malattie: può assumere comportamenti e stili di vita che aiutano a ridurre il rischio di sviluppare alcune patologie o che possono favorirne la remissione o ostacolarne la progressione, basti pensare all’abuso di alcol o al fumo, oppure alla scelta di svolgere attività fisica o prediligere uno stile nutrizionale adeguato.

A quanto detto, si deve aggiungere che sono sempre più frequenti le situazioni in cui le scelte di cura hanno valenza etica più che tecnica. La disponibilità di strumenti di sostegno vitale avanzato, in grado di sostituire la funzione di alcuni organi chiave e prolungare la vita di soggetti in condizioni molto critiche, crea condizioni in cui il professionista sanitario può mettere in campo le sue conoscenze circa le reali possibilità diagnostico-terapeutiche disponibili e la loro probabilità di successo, ma la responsabilità della scelta di applicare o mantenere i trattamenti ricade in ultima analisi sul paziente, perché dipende dai principi in cui egli si riconosce, dal bagaglio di informazioni che deriva dalla sua esperienza personale e dalle modalità con cui egli assegna valore all’esperienza di vita.

Infine, si deve ricordare che già oggi il paziente non è solo colui che si rivolge a un professionista sanitario perché affetto da una patologia, ma è anche colui che chiede di avvalersi di strumenti artificiali che gli consentano di migliorare le proprie capacità e potenziare sé stesso o la propria prole.

Ne sono esempi la scelta di sottoporsi a vaccinazioni che riducano il suo rischio di contrarre determinate malattie, o quella di sottoporsi a indagini prenatali che consentano di evitare di generare o far nascere figli affetti o portatori di una patologia congenita. Può essere, inoltre, un soggetto che vuole mantenere o migliorare una propria funzione biologica – ad esempio la capacità sessuale – o migliorare l’aspetto esteriore del suo corpo.

Marco Bo
Direttore della SCU Geriatria

Città della Salute e delle Scienze, Molinette di Torino


Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

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