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Dall’inglese look, apparenza, è la discriminazione di persone considerate fisicamente non attraenti secondo i diffusi canoni di bellezza. La discriminazione basata sull’apparenza è un fenomeno antico e ha origine nei meccanismi sottesi all’evoluzione della nostra specie. Le caratteristiche che consideriamo fisicamente attraenti sono quelle che, nel corso dell’evoluzione, hanno avuto la funzione euristica di segnalare un buon livello di salute o l’assenza di malattie contagiose. Per esempio, le pustole che apparivano sulla pelle di chi era affetto da peste bubbonica erano utilissime nel segnalare il pericolo di contagio in un tempo in cui i metodi diagnostici e le terapie disponibili non erano certamente all’avanguardia come al giorno d’oggi.

La discriminazione basata sull’apparenza è un fenomeno antico e ha origine nei meccanismi sottesi all’evoluzione della nostra specie.

Lo sviluppo della medicina e la possibilità di curare facilmente malattie un tempo incurabili rende l’euristica basata sull’estetica molto meno determinante per la sopravvivenza che nel passato. Tuttavia, le nostre preferenze estetiche evolvono a una velocità inferiore rispetto agli avanzamenti della medicina e questo spiega in parte perché continuiamo a preferire certe caratteristiche fisiche anziché altre. La bellezza è una proprietà inter-soggettiva: le persone tendono ad avere opinioni simili (seppure non identiche) riguardo a chi sia attraente o no, e queste preferenze sono simili anche tra culture, aree geografiche e periodi storici diversi. Il contesto ambientale, culturale e sociale influenza in modo altrettanto rilevante le nostre preferenze estetiche. Secondo la giurista di Stanford Deborah Rhode, la percentuale di persone vittime di lookismo si aggira attorno al 12-16 per cento, una percentuale simile a quella delle vittime di razzismo. Secondo l’economista americano Daniel Hamermesh, negli Stati Uniti un uomo non attraente guadagna l’8 per cento in meno di uno attraente, una differenza che si traduce in una perdita di guadagni attorno ai 230.000 dollari nell’arco di una vita lavorativa.

La percentuale di persone vittime di lookismo si aggira attorno al 12-16 per cento, una percentuale simile a quella delle vittime di razzismo.

Le conseguenze del lookismo non si limitano alle perdite economiche o alla sola discriminazione in ambito lavorativo. Le vittime di lookismo vengono considerate (senza che ci sia una ragione valida) meno intelligenti e meno socievoli delle persone attraenti. Sia insegnanti che genitori investono più risorse nell’educazione di bambini considerati belli, e le persone attraenti sono trattate con più clemenza dai giudici nei processi.

Considerati gli effetti negativi sulle vittime di lookismo, sono state avanzate diverse proposte sulle possibili misure da prendere per arginare gli effetti di questa forma di discriminazione. Alcune aree negli Stati Uniti (Michigan, District of Columbia, Howard County, San Francisco, Santa Cruz, Madison e Urbana) e lo Stato di Victoria in Australia hanno approvato delle legislazioni che proibiscono la discriminazione basata su peso, altezza e aspetto fisico in generale. Deborah Rhode ha suggerito che le leggi che proteggono individui disabili potrebbero essere utilizzate per proteggere anche le vittime di lookismo. Hamermesh ha preso in considerazione un’applicazione più ampia sia delle leggi che proteggono i disabili sia di quelle che mirano a garantire un accesso equo alle opportunità di lavoro (affirmative action e pari opportunità).

Il rischio dell’applicazione di misure legislative atte a proteggere le vittime di lookismo potrebbe però porre problemi relativi alla distribuzione di risorse generalmente limitate.

Il rischio dell’applicazione di misure legislative atte a proteggere le vittime di lookismo potrebbe però porre problemi relativi alla distribuzione di risorse generalmente limitate: solo una certa percentuale di cittadini può ottenere protezione da varie forme di discriminazione, ed e possibile che l’introduzione di una nuova categoria di persone da proteggere finisca col togliere risorse alle vittime di altre forme di discriminazione (disabili, minoranze etniche ecc.). E perciò necessario considerare le conseguenze a lungo termine di possibili azioni politiche atte a contrastare il lookismo.

Francesca Minerva
Ricercatrice presso il Dipartimento di filosofia dell’Università degli studi di Milano La Statale


Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

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