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L’etica ambientale (o dell’ambiente) è l’etica applicata che si occupa di analizzare ciò che è buono e giusto fare nei confronti dell’ambiente, degli esseri viventi e degli ecosistemi. I problemi ambientali sono diventati un nodo fondamentale nel mondo moderno: attivisti come Greta Thunberg e scienziati di varie discipline indicano nella lotta al cambiamento climatico una delle principali sfide che la società contemporanea deve affrontare.

Esistono tre diversi approcci all’etica ambientale, caratterizzati da differenti concezioni su ciò che ha valore.

La visione più antica e tradizionale è definita “antropocentrismo”. Un’etica ambientale antropocentrica sostiene che hanno valore e sono degni di considerazione morale solo gli esseri umani. Il resto ha valore in quanto mezzo per il raggiungimento dei fini umani. La tesi centrale di questa teoria è che ciò che è un danno per l’ambiente e per gli ecosistemi lo è perché è un danno al benessere umano. Un’obiezione è che ci sono estinzioni o danni a ecosistemi che però non mettono in pericolo il benessere umano (come potrebbe essere l’estinzione di una lucertola in un deserto dove non vive nessuno), e tuttavia riteniamo intuitivamente che questo sia un male. Gli antropocentristi attribuiscono all’ambiente solo un valore “strumentale” e non intrinseco, un’obiezione, questa, a cui gli antropocentristi rispondono allargando il concetto di benessere umano, inserendovi la soddisfazione di esperienze estetiche e questioni di giustizia intergenerazionale (le generazioni future hanno diritto a godere delle risorse naturali, di ambienti incontaminati e della varietà degli ecosistemi). Tuttavia, è sempre possibile, per chi ha poco interesse per l’ambiente, cercare di mostrare come il suo sfruttamento indiscriminato possa produrre più benessere per gli esseri umani di quanto faccia la sua protezione.

Un altro gruppo di teorie, detto “biocentrismo”, identifica ciò che ha valore con gli esseri viventi, in quanto sono capaci di provare piacere e dolore e di avere interessi. Gli esseri viventi non vengono considerati come un tutt’uno, come specie o come ecosistema, ma come individui. A questo gruppo di teorie appartengono anche molti difensori dei diritti animali o del loro benessere. La principale obiezione a questo gruppo di teorie è che, sebbene possano essere soddisfacenti come etiche degli animali non-umani, non sembrano esserlo come etiche ambientali. Infatti, i principali problemi che deve affrontare l’etica dell’ambiente riguardano ecosistemi, regioni, specie e famiglie di animali, e non singoli individui. Questo tipo di teoria risulta dunque restrittiva o impossibile da applicare.

Ai problemi delle teorie biocentriche, cercano di rispondere le teorie “ecocentriche”, che considerano portatrici di valore anche entità non individuali, come la biosfera, la terra, l’acqua, l’aria, gli ecosistemi, e le specie. Il problema principale di questo gruppo di teorie è la difficoltà di giustificare la presenza di un valore morale in cose inanimate come l’acqua o l’aria, o in categorizzazioni artificiali come le specie. I suoi critici argomentano infatti che dal punto di vista della scienza moderna la natura è priva di un valore intrinseco: la bontà e il male, così come il colore e il calore sono qualità secondarie che risiedono negli occhi degli osservatori. L’acqua può avere una certa temperatura, ma è fredda solo in relazione a qualcuno che la percepisce, così può essere buona solo per qualcuno e non in sé stessa.

Si parla anche di “ecosofia”, cioè di una saggezza dell’ambiente, dal momento che tutti gli esseri viventi farebbero parte di un tutto indivisibile, che bisogna cercare di proteggere.

Una variante di questa teoria è l’“ecologia profonda”, che sostiene l’inseparabilità degli individui gli uni dagli altri, perché le relazioni di cui siamo parte, l’ambiente in cui viviamo rientrano nella descrizione che ci definisce, e noi stessi abbiamo a che vedere con ciò che definisce gli altri. Per questa ragione si parla anche di “ecosofia”, cioè di una saggezza dell’ambiente, dal momento che tutti gli esseri viventi farebbero parte di un tutto indivisibile, che bisogna cercare di proteggere. L’ecologia profonda si caratterizza come un nuovo modo di pensare alla morale, che trascende l’ambito umano e in cui il bene è identificato con quello dell’intera Terra.

Matteo Cresti
Dottore di ricerca in Filosofia morale presso il consorzio di
dottorato Fi. N.O. – Università degli studi di Torino


Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

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