Log in

Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!

Password dimenticata?

Non hai un account? Registrati

Registrazione

Sei un essere umano?

Hai già un account? Log in

Cerca nel sito…

Reset

Nell’ambito dell’assistenza sanitaria e della ricerca scientifica, con tale espressione si intende la condizione di rischio in cui un professionista o operatore può venire a trovarsi quando, nell’esercizio del proprio mestiere, deve fronteggiare interessi diversi, tra loro in opposizione, e decidere quale fare prevalere. Se lo svolgimento di una professione sanitaria prevede sempre che vengano considerati preminenti il rispetto del paziente e la sua salute (così come, nella ricerca, il rispetto del partecipante e l’onestà nella produzione e diffusione dei risultati), tali obiettivi possono confliggere con l’interesse personale del professionista sanitario (di aumentare gli introiti economici, di progredire nella carriera, di ottenere prestigio e vantaggi sociali) o con l’interesse di altri (dell’azienda sanitaria o dell’università in cui opera, della società scientifica a cui afferisce, della casa farmaceutica che sponsorizza le sue ricerche e così via).

Il problema etico si crea quando il giudizio del professionista/ricercatore viene influenzato al punto da intaccarne obiettività e indipendenza, portandolo a condotte che violano i basilari principi dell’etica medica e dell’integrità della ricerca.

La presenza di interessi secondari non è biasimevole di per sé. Il problema etico si crea quando il giudizio del professionista/ricercatore viene influenzato al punto da intaccarne obiettività e indipendenza, portandolo a condotte che violano i basilari principi dell’etica medica e dell’integrità della ricerca. I possibili esempi sono molti perché la condizione di conflitto di interesse (Cdi) può insorgere in tutti i settori della filiera della cura della salute umana (dalla pratica clinica alla ricerca, dall’amministrazione alle politiche sanitarie, dall’associazionismo dei pazienti alle opere di divulgazione scientifica) e può riguardare varie figure professionali. Chi opera nel settore sanitario può essere del tutto consapevole della condizione di rischio in cui si trova (si pensi al medico che riceva ingenti finanziamenti da un’azienda farmaceutica per realizzare ricerche allo scopo di verificare l’efficacia dei farmaci che essa produce) oppure esserne consapevole in maniera parziale (si pensi in via generale alla difficolta di percepire i condizionamenti che la collaborazione con l’industria e in grado di produrre).

Vi sono due elementi, in particolare, che possono aumentare il rischio di Cdi:

1. la rete di relazioni di chi opera nel settore, la quale, oltre al paziente, lega a molti partner (al team di cura, ai colleghi, all’azienda in cui si svolge l’attività, alle società scientifiche, agli editori scientifici, ai rappresentanti delle industrie farmaceutiche, ai fornitori di presidi sanitari e così via);

2. la costitutiva asimmetria informativa che segna una certa quantità di tali relazioni, prima tra tutte quella tra paziente e medico.

È dunque un rischio, quello del Cdi, molto comune perché insito nelle condizioni contestuali in cui si trova a operare il professionista della salute, e per il riconoscimento e la gestione del quale egli deve essere sistematicamente formato. Da tempo sono stati introdotti alcuni strumenti, procedurali e/o normativi, per limitare l’effetto della presenza di Cdi o almeno favorirne la pubblica consapevolezza. I principali sono i codici etici e le norme che le società e riviste scientifiche si sono date, e la Cdi form, ossia la dichiarazione che i professionisti sono chiamati a fornire, nella quale si rendono noti le collaborazioni e i finanziamenti ottenuti dalle industrie farmaceutiche, biomedicali (produttrici di device e presidi) o di altro tipo (alimentare, del tabacco e così via).

Elena Nave
Comitato etico interaziendale, Aou Città della salute e della scienza di Torino
Ao Ordine Mauriziano – Asl Città di Torino
Consulta di bioetica onlus


Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioetica a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

Condividi

Condividi questo articolo:

Ultimi articoli

L’arte che aiuta i medici

Qual è il ruolo che le arti visive possono svolgere nei percorsi di formazione medica. L’intervista a Vincenza Ferrara

Il tempo della musica

Il valore del tempo è una lezione che i medici possono apprendere dalla musica. L’intervista a Rodolfo Saracci

Aborto: ancora una scelta per le donne? 

Il primo dei cinque incontri "Facciamo il punto: scelte scomode e diritti", al Circolo dei lettori

I commenti sono chiusi.