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Transgender è un termine che include tutte le persone la cui identità di genere e/o espressione di genere non sono quelle tipicamente attribuite al sesso assegnato alla nascita. Sulla base di recenti report internazionali, le persone transgender tuttora incontrano barriere nell’accesso all’assistenza sanitaria e a risorse considerate determinanti di salute come l’istruzione, l’occupazione e l’alloggio con effetti negativi sulla salute mentale e fisica. Per affrontare queste disparità, sono necessarie politiche sanitarie mirate che garantiscano un accesso equo alle cure per tutte le persone.

Il Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dalla sua attivazione nel 2017, è impegnato in attività di ricerca, formazione e comunicazione che tengono conto dei differenti bisogni di salute della popolazione dovuti a differenze legate al sesso e al genere. In questo ambito si inseriscono anche le progettualità dedicate alla salute della popolazione transgender. Queste progettualità sono rese possibili grazie a una rete di collaborazioni, che si è consolidata nel corso del tempo, con altre istituzioni e organizzazioni, tra cui l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), la Presidenza del Consiglio dei ministri, Ircss, aziende ospedaliere universitarie e società scientifiche e associazioni di categoria.

Una panoramica sulle lacune

Facendo una panoramica delle sfide da affrontare riguardo alla salute transgender, il potenziamento dell’attività di ricerca rappresenta una priorità, almeno per quanto di nostra competenza. Nonostante un significativo aumento nel numero di pubblicazioni relative alla salute transgender negli ultimi anni, permangono importanti lacune informative. La maggior parte delle pubblicazioni ad oggi disponibili si concentra sulla salute mentale, sulle infezioni sessualmente trasmesse, come l’hiv, sull’uso di sostanze, sulla violenza e sulla discriminazione. Tuttavia, altre aree cruciali, come l’accesso ai servizi sanitari, gli stili di vita e la prevalenza di malattie croniche, sono ancora scarsamente indagate.

Inoltre, vi è una carenza di studi longitudinali sugli effetti a lungo termine del trattamento ormonale di affermazione di genere, così come sugli effetti dell’interazione tra questo trattamento e altre terapie assunte per eventuali comorbilità. Questa scarsità di dati si traduce in una scarsità di evidenze cliniche, che a sua volta ostacola lo sviluppo di politiche sanitarie mirate. È quindi cruciale interrompere questo circolo vizioso attraverso un impegno rinnovato nell’attività di ricerca e nella raccolta di dati affidabili. Strettamente legata alla necessità di potenziare l’attività di ricerca è l’inclusione delle informazioni sull’identità di genere nelle raccolte di dati, che vanno dalla documentazione medica agli studi di popolazione. Senza tali informazioni è difficile ottenere una stima accurata del numero delle persone transgender e valutare la loro salute in confronto a quella della popolazione cisgender.

Un ulteriore aspetto cruciale nel contesto della salute transgender è il miglioramento della formazione del personale sanitario, poiché questa tematica è stata scarsamente trattata nei programmi accademici delle facoltà sanitarie fino ad oggi. Al riguardo è importante evidenziare che, sebbene le persone transgender condividano con la popolazione cisgender molte necessità di salute, presentano anche specifiche necessità, come quelle correlate al percorso medico di affermazione di genere, che richiedono un livello di competenza e una preparazione mirata del personale sanitario. Di conseguenza, è importante fornire una formazione appropriata al personale medico e sensibilizzarlo preventivamente su questo argomento, al fine di promuovere una maggiore consapevolezza culturale e sensibilità nei confronti di questa tematica di salute pubblica.

Infotrans è una progettualità nata dalla collaborazione tra Iss e Unar che comprende attività di ricerca, formazione e comunicazione. Questa iniziativa rappresenta una risposta istituzionale preliminare alle criticità precedentemente citate. Nel campo della ricerca, abbiamo recentemente condotto uno studio che ha fornito una panoramica dello stato di salute della popolazione transgender adulta in Italia, una lacuna precedentemente esistente. Lo studio ha coinvolto la maggior parte dei centri clinici specializzati nella salute transgender in Italia e le principali associazioni del settore, con la partecipazione di quasi 1000 persone transgender. Alcuni dati sono attualmente in fase di pubblicazione, mentre altri, a causa della loro complessità, sono ancora in fase di analisi.

Tra i dati attualmente in fase di pubblicazione vi è quello relativo all’aderenza agli screening oncologici, un aspetto di grande importanza per le campagne di prevenzione. I risultati mostrano che solo il 34 per cento delle persone transgender assegnate femmina alla nascita ha dichiarato di aver effettuato almeno una volta nella vita il pap test, rispetto al 78 per cento della popolazione generale. Analogamente, il 58 per cento ha affermato di aver eseguito almeno una mammografia nel corso della propria vita, rispetto all’80 per cento della popolazione generale. Questi dati evidenziano l’urgente necessità di sensibilizzare la popolazione transgender sull’importanza di tali screening oncologici, e al contempo, di rendere le strutture sanitarie più accoglienti attraverso una formazione mirata del personale sanitario. Ostacoli burocratici, come la necessità di concordanza tra sesso e genere all’interno dell’amministrazione sanitaria, contribuiscono inoltre a questi risultati. Ad esempio, le persone transgender assegnate femmina alla nascita che hanno completato la rettifica anagrafica non ricevono le lettere di invito per tali screening, che periodicamente vengono inviate alla popolazione cisgender.

La formazione del personale sanitario

Per quanto riguarda la formazione del personale sanitario, la carenza di formazione nel campo della salute transgender viene considerata una criticità sia dall’utenza che dal personale sanitario stesso. Nostri dati, in linea con quelli della letteratura internazionale, indicano che fino al 47 per cento della popolazione transgender si sente discriminata nell’accesso ai servizi sanitari per ragioni correlate all’identità e/o espressione di genere e tra le esperienze negative più frequentemente riportate c’è l’assenza della formazione del personale sanitario e l’utilizzo di una terminologia inappropriata.

In linea con questi dati, una survey da noi condotta recentemente, in collaborazione con la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) e Fondazione The Bridge, per valutare l’interesse dei medici di medicina generale nei confronti della tematica transgender e i loro livelli di conoscenza ha evidenziato che soltanto il 6 per cento dei professionisti intervistati ha dichiarato di aver conseguito una formazione specifica in tema di salute transgender. D’altra parte, una percentuale significativa degli stessi ha indicato tra le azioni più urgenti da affrontare per migliorare la presa in carico dell’utenza transgender una formazione mirata oltre che la disponibilità di linee guida nazionali sulla presa in carico dal punto di vista sanitario di questa fascia di popolazione.

Sulla base di questi riscontri abbiamo organizzato, in collaborazione con EduIss, la piattaforma dell’Iss dedicata alla formazione a distanza, un corso dedicato a tutte le professioni sanitarie volto a fornire le basi dell’assistenza sanitaria alle persone transgender. Il numero di iscritti raggiunto in pochi mesi (30.000) è stata un ulteriore conferma dell’interesse dei professionisti della salute ad essere informati su questa tematica e ha evidenziato la necessità di potenziare questo aspetto nelle future progettualità in materia.

Infotrans per informare bene i cittadini

Un accenno finale riguardo alle nostre attività di comunicazione. È ben noto quanto sia difficile per la popolazione generale reperire su Internet informazioni affidabili e aggiornate in ambito sanitario, così come in molti altri settori. Questa difficoltà è ancora più marcata per la popolazione transgender, spesso costretta a basarsi sul passaparola per ottenere informazioni relative alla propria salute. Una prima risposta a questa criticità è stata la creazione nel 2020 del portale web Infotrans.it che mette a disposizione, con un linguaggio accessibile e con facilità di consultazione, informazioni sanitarie e giuridiche dedicate alle persone transgender. Tra i contenuti del sito vi sono informazioni aggiornate sulla prevenzione, la salute generale, il percorso di affermazione di genere, compresi il supporto psicologico, il trattamento ormonale e chirurgico, nonché il diritto al cambio dei documenti e le norme da conoscere prima di affrontare eventuali interventi chirurgici di affermazione di genere oltre ai principali falsi miti e bufale che circolano sul tema.

Infotrans include inoltre una mappa aggiornata dei servizi sanitari pubblici dedicati alle persone transgender sul territorio nazionale, fornendo dettagli utili quali gli indirizzi, la composizione dei team multidisciplinari, i costi eventualmente sostenuti e i tempi d’attesa. Infine, Infotrans rappresenta una piattaforma web predisposta anche per condividere le migliori pratiche rivolte ai professionisti di diversi settori, che spaziano dall’ambito socio-sanitario a quello istituzionale, lavorativo, formativo, della comunicazione e dell’informazione.

Nonostante questi importanti risultati, le sfide che si presentano per il futuro sono ancora molte. Il percorso verso l’equità nell’assistenza sanitaria per le persone transgender richiede un impegno costante e congiunto, unitamente al potenziamento di una rete collaborativa che coinvolga tutti gli stakeholder interessati, a ogni livello, a questa tematica.

Marina Pierdominici
Centro di riferimento per la medicina di genere
Istituto superiore di sanità

Riferimenti bibliografici

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La serie di articoli sulla disforia di genere e sul dibattito sui bloccanti puberali, con il punto di vista di: Matteo Cresti e Elena Nave, Leonardo Speri,  Sarantis Thanopulos, Chiara Centenari.

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