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“Comprendere e mettere in discussione la discriminazione e le ideologie che la sottendono è fondamentale per la salute pubblica e la promozione dell’equità sociale. Viceversa, ignorando questa realtà, gli operatori sanitari si rendono complici della violenza strutturale che è alla base di problemi di salute”: così esordiscono gli autori dell’articolo introduttivo di una serie del Lancet dedicata al tema dell’impatto sulla salute di xenofobia, razzismo e discriminazione [1].

Secondo i ricercatori [2], il meccanismo chiave attraverso il quale la discriminazione influisce sulla salute è l’iperattivazione delle vie metaboliche dello stress. La percezione di una minaccia o un pericolo innesca tre importanti sistemi biologici al fine di prepararsi ad affrontarlo o a sfuggirgli secondo la risposta “combatti o fuggi” (fight-or-flight). Questi sistemi sono il sistema neurologico, il sistema endocrino e il sistema immunitario, che agiscono attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e con un aumento dei processi infiammatori. Dal punto di vista biologico, il risultato è uno stato di allerta generale, un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e un aumento dell’energia in circolo, grazie all’aumento del glucosio nel sangue e alla scomposizione dei grassi dovuta agli effetti del cortisolo e della noradrenalina. Questo è vantaggioso per superare situazioni acute, ma quando questa risposta si mantiene per un periodo prolungato dà luogo a effetti diretti e indiretti dannosi alla salute, dovuti al cosiddetto “carico allostatico”. Inoltre, mediante alterazioni epigenetiche, l’esposizione alla discriminazione in una generazione può determinare effetti negativi sulla salute anche a quella successiva.

Occorre individuare, esplicitare e contrastare la presenza di razzismo nelle sue diverse forme e applicare un universalismo radicale per opporsi ai processi di oppressione, sfruttamento ed emarginazione ovunque si verifichino.

Il contrasto al razzismo e alla discriminazione rappresenta quindi un importante compito di sanità pubblica. Nell’ultimo articolo della serie [3] gli autori propongono sei principi chiave per affrontare questo compito. Questi principi comprendono: la decolonizzazione del proprio approccio; considerare anche le intersezioni tra discriminazione razziale e quella di genere, classe sociale, disabilità, ecc; puntare a una maggiore diversità, non come punto di arrivo ma come presupposto per una società più equa (evitando la diversità “di facciata”); prestare ascolto e riconoscere eventuali traumi; diventare attivisti anti-razzisti anche oltre la sfera della salute; basarsi su un approccio incentrato sui diritti umani, non su questioni puramente etiche.

Occorre di conseguenza individuare, esplicitare e contrastare la presenza di razzismo nelle sue diverse forme e applicare un universalismo radicale per opporsi ai processi di oppressione, sfruttamento ed emarginazione ovunque si verifichino e non limitarsi al “sostegno ai vulnerabili”, al solo fine di sostenere e rafforzare gli individui per non farli soccombere all’interno di un sistema ritenuto immodificabile.

E cosa c’entra il Primo Maggio? Se oggi festeggiamo il Primo Maggio e se abbiamo la giornata lavorativa di 8 ore è stato grazie all’impegno di immigrati uniti nella lotta con i loro compagni “nativi”. Questa lotta comune che segue i principi dell’universalismo radicale appena ricordato, rappresenta l’antidoto più forte contro il razzismo ed è stato, e rimane tuttora, il metodo più efficace per difendere e aumentare il benessere e la salute dei lavoratori.

Il primo maggio del 1886 quasi 400mila lavoratori degli Stati Uniti e 80mila nella sola Chicago scendono in sciopero per le otto ore lavorative [4]. All’epoca gli immigrati rappresentano oltre il 30 per cento dei residenti a Chicago, i proclami sindacali e i discorsi vengono tenuti in inglese, tedesco, polacco e boemo. Il 3 maggio la polizia uccide quattro scioperanti e ne ferisce decine per proteggere i crumiri intenti a entrare nella fabbrica McCormick. La sera del 4 maggio si svolge una manifestazione al Haymarket di Chicago per protestare contro la violenza della polizia. Piove. In chiusura, la partecipazione è ormai scarsa (circa 300 manifestanti), esplode una bomba tra i poliziotti, lanciata da una mano rimasta ignota fino ad oggi. Si scatena l’inferno provocando la morte di decine di persone tra poliziotti e manifestanti. Nella città si instaura un’atmosfera di isteria collettiva che chiede vendetta contro i sovversivi anti-americani e la stampa alimenta l’odio razzista favorendo la popolarità del movimento xenofobo dei “nativi”. I lavoratori socialisti e anarchici vengono definiti “la feccia d’Europa” dal Daily Herald del 5 maggio, il Chicago Tribune dello stesso giorno parla di “serpenti velenosi” e di “iene ingrate”. In un processo farsa, impregnato di pregiudizio etnico e politico, vengono condannati gli 8 imputati, tutti immigrati eccetto uno. L’11 novembre 1887 vengono impiccati Spies, Engel, Parsons e Fischer; Lingg si era ucciso in cella prima dell’esecuzione.

La xenofobia oltre ad essere inumana è controproducente: alla base di tutti i miglioramenti della condizione di chi lavora c’è sempre stata, e ci sarà sempre, la solidarietà tra tutti i lavoratori.

Sei anni più tardi il governatore Altgeld (arrivato negli Stati Uniti dalla Germania all’età di 3 mesi) annulla la sentenza del processo e i tre restanti imputati vengono liberati. Una decisione che costa la carriera e la fortuna personale di Altgeld che viene descritto dal Chicago Tribune come “straniero senza una goccia di sangue americano nelle vene”.

“Verrà un tempo nel quale il nostro silenzio di tomba varrà più dei nostri discorsi”. Queste parole di August Spies, pronunciate con il cappio attorno al collo, si avvereranno il 14 luglio 1889 quando, memori dei martiri dello Haymarket, i fondatori della Seconda Internazionale stabiliscono il Primo Maggio come giornata di lotta internazionale per la riduzione dell’orario ed il miglioramento delle condizioni nei posti di lavoro.

Sarebbe auspicabile che sindacati, partiti e operatori sanitari recuperassero uno spirito genuinamente internazionalista per un impegno comune nel migliorare la salute e le condizioni di vita e di lavoro di tutti.

E oggi? I lavoratori, e specialmente quelli che hanno simpatie per partiti e movimenti xenofobi, farebbero bene a ricordarsi di questa semplice verità: la xenofobia oltre ad essere inumana è controproducente. Alla base di tutti i miglioramenti della condizione di chi lavora c’è sempre stata, e ci sarà sempre, la solidarietà tra tutti i lavoratori. Per contro la contrapposizione tra “noi” e “loro”, “autoctoni” e “stranieri”, “regolari” e “clandestini”, profughi “veri” ed “economici”, è uno strumento padronale per aumentare lo sfruttamento di tutti e serve da mezzo di distrazione dai veri problemi e dai veri responsabili di crisi economiche, conflitti, guerre e malessere sociale.

Sarebbe infine auspicabile che sia i sindacati e i partiti che si richiamano ai valori della solidarietà, sia gli operatori sanitari e le loro associazioni, recuperassero uno spirito genuinamente internazionalista per andare oltre la “valorizzazione delle diversità”, la richiesta di “tolleranza”, o la “presa in carico dei fragili”, e iniziassero a decostruire la base ideologica e di potere inerente al discorso razzista, alle sue strutture e pratiche e porre quindi le basi per un impegno comune per migliorare la salute e le condizioni di vita e di lavoro di tutti. Da questo punto di vista un position paper – di prossima pubblicazione (stay tuned!) – dell’Associazione italiana di epidemiologia sugli effetti del patto europeo asilo e immigrazione sulla salute delle popolazioni migranti indica la strada da seguire.

Buon Primo Maggio!

Pirous Fateh-Moghadam
Responsabile Osservatorio epidemiologico
Dipartimento di prevenzione
Azienda provinciale per i servizi sanitari Provincia autonoma Trento
Gruppo di lavoro Aie Pace

Bibliografia

  1. Devakumar d, Selvarajah S, Abubakar I, et al. Racism, xenophobia, discrimination, and the determination of health. Lancet 2022; 400: 2097-108.
  2. Selvarajah S, Corona Maioli S, Deivanayagam TA, et al. Racism, xenophobia, and discrimination: mapping pathways to health outcomes. Lancet 2022; 400: 210-24.
  3. Abubakar I, Gram L, Lasoye S, et al. Confronting the consequences of racism, xenophobia, and discrimination on health and health-care systems. Lancet 2022; 400: 2137–46.
  4. Fonte della ricostruzione storica: Heinrich Nuhn. August Spies. Ein hessischer Sozialrevolutionär in Amerika. Kassel Jenior & Pressler Verlag, 1992.
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