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Quest’anno Einaudi ha deciso di ripubblicare Il mondo magico di Ernesto de Martino. Pubblicato per la prima volta nel 1948 questo testo ha conosciuto un numero cospicuo di edizioni.

De Martino è stato un importante etnologo che ha saputo innovare radicalmente il modo di accostarsi alla storia religiosa dell’Italia del Sud. Ma il de Martino più rivoluzionario è quello che ha esplorato in modo profondo i legami che intrecciano filosofia, antropologia e medicina. I suoi studi si sono focalizzati su alcuni punti cruciali che investono a pieno titolo il campo medico: l’osservazione della dimensione rituale e magica in ambito terapeutico, la comprensione psicologica dell’apparato simbolico, la forza suggestiva dell’atto di cura e il valore del tempo.

De Martino – negli anni complessi del secondo dopoguerra – riesce per primo a dilatare gli orizzonti culturali e l’impegno civile delle scienze sociali aprendo nuove inedite strade verso la comprensione di diversi modelli di comunità e di sistemi di cura.

La sua analisi dei rapporti profondi tra gesto terapeutico popolare e medicina colta, empiria e scientismo, credenza e ragione, approda al tema centrale cioè il magismo e l’interpretazione del mondo magico. L’analisi di de Martino ci illustra non un sistema primitivo e disorganico, ma un universo culturale perfettamente definito da regole condivise socialmente e sorretto da principi che non sono quelli ufficiali ma che rappresentano un’alterità strutturata e organica.

Quando un certo orizzonte sensibile entra in crisi, il rischio è infatti costituito dal franamento di ogni limite: tutto può diventare tutto, che è quanto dire: il nulla avanza. Ma la magia, per un verso segnalatrice del rischio, interviene al tempo stesso ad arrestare il caos insorgente, a riscattarlo in un ordine.

Il mondo magico, Ernesto de Martino

In questo senso il mondo magico propone un confronto su sistemi simbolici diversi e talvolta contrapposti e sul valore della dimensione della cura che nel tempo ha assunto forme diverse, spesso divergenti. Questo mondo magico – esplorato da de Martino – rappresenta per questo proprio anche una forma di riscatto etico da una crisi profonda della credenza in un apparato normativo tradizionale che non rappresenta più i bisogni di una comunità.

L’atto di guarigione rituale per esempio propone un nuovo rapporto con il corpo e con la vulnerabilità riletto alla luce di una diversa forma di affidamento e di fiducia trasformativa, che diverge, che allontana dalla linea ufficiale ma che accoglie istanze emotive molto significative senza concedersi all’irrazionale.  

I suoi studi ebbero eco importante all’intero della nicchia di intellettuali che a quel tempo vedevano in de Martino un punto di riferimento fondamentale, ma risultarono poi utilissimi anche alla psicologia, alla psicopatologia, psichiatria e psicoanalisi e, nello specifico, alla clinica dei disordini mentali in particolare quelli innescati dal cambiamento di contesto culturale.

La rilettura di de Martino può suscitare quindi alcuni importanti interrogativi molto attuali: esiste una dimensione magica contemporanea? Quali sono le sue caratteristiche e i riflessi sulla percezione della salute? Che rapporti ci sono oggi con la dimensione della cura?

Il magismo, così come viene inteso da de Martino, è quindi uno di quei “problemi unificanti” intorno al quale lo storico e il filosofo devono incontrarsi con lo psicologo, lo psichiatra, e persino con le scienze naturali – come afferma il professor Roberto Beneduce, antropologo e psichiatra, oggi uno dei massimi studiosi di de Martino in Italia.

A cura della redazione il punto


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