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Spesso i media si compiacciono nel definire “baby gang” quei gruppi di giovani, a volte di origine straniera, responsabili di atti di piccola o grande criminalità. Questo termine, tuttavia, è fuorviante e non riflette la realtà biologica e psicologica di questi giovani. L’uso di “baby” suggerisce immaturità e scarsa capacità di rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni, una percezione che non corrisponde alla loro reale fase di sviluppo.

In realtà questi giovani nella maggior parte dei casi molto difficilmente sono “baby”. Hanno un’età biologica adulta, con un cervello già equipaggiato per comprendere la portata dei loro atti. Le conseguenze delle loro scelte sono pienamente percepibili e, di conseguenza, la responsabilità delle loro azioni, pur tenendo conto dei condizionamenti del loro ambiente sociale, è indiscutibile.

Chiamarle “baby gang” non solo è scientificamente scorretto, ma rischia anche di sminuire la gravità dei loro atti e di deresponsabilizzarli. È fondamentale che la società, i media e il sistema giudiziario riconoscano la loro maturità biologica e valutino di conseguenza caso per caso affrontando il problema con la serietà che merita, senza ricorrere a eufemismi che distorcono la realtà.  

Crescita e sviluppo

La crescita e la maturazione fisica e mentale portano il bambino a diventare adulto attraverso diverse fasi di sviluppo che vanno dall’infanzia al periodo della scuola materna e poi dell’obbligo, fino alla pubertà con il suo tipico “scatto”, che termina con la completa maturazione biologica (giovane adulto).

La pubertà non è solo un processo che riguarda la crescita e la comparsa dei caratteri sessuali, ma è una fase cruciale di maturazione cerebrale e mentale influenzata anche dagli ormoni sessuali. Si sviluppa così il “pensiero formale”, che include la capacità di astrazione, il ragionamento ipotetico-deduttivo e la piena comprensione delle conseguenze delle proprie azioni. Proprio durante la pubertà i giovani tendono a sostituire il gruppo dei pari, come riferimento principale, alla famiglia. In altre parole, a livello biologico e psicologico, al termine della pubertà l’essere umano può definirsi “maturo”.

Naturalmente non tutti crescono e maturano con la stessa velocità: la distribuzione è gaussiana (all’incirca con ±1 DS di circa 2 anni) tra individui precoci e individui con sviluppo più lento. Ne deriva il concetto di “età biologica” che si affianca all’“età anagrafica”. Da notare che, a livello popolazionistico, le femmine sono di circa 2 anni più precoci dei maschi (si sviluppano prima e terminano prima la crescita) e la differenza staturale tra un maschio tipo e una femmina tipo è di 13 centimetri, una bella lunghezza per…i tacchi.

La figura seguente mostra l’andamento della velocità (!) di crescita staturale espressa in centimetri per anno, da cui si può osservare come si cresce molto rapidamente nei primissimi anni di vita, si rallenta rapidamente fino a un periodo di crescita relativamente regolare al quale segue lo scatto puberale che raggiunge un picco per poi terminare con l’arresto della crescita, la completa maturazione scheletrica e il raggiungimento della statura definitiva. Nella fase puberale la variabilità tra individui aumenta nettamente (aree colorate).

Percentili della velocità di crescita nei maschi e nelle femmine.

Il “secular trend”: la pubertà che anticipa e la statura che aumenta

I grafici riportati nella figura precedente si riferiscono ai lavori di Tanner sulla popolazione britannica della seconda metà del secolo scorso. I dati recenti mostrano un aumento della velocità di crescita del bambino: l’intero processo si svolge in meno tempo perché l’andamento della crescita è pesantemente influenzato da un fenomeno noto in auxologia come “secular trend” (andamento secolare). Si tratta di una tendenza, osservata nel corso degli ultimi 100-150 anni nei Paesi industrializzati, che porta a un progressivo anticipo della maturazione puberale, trend più accentuato nelle femmine, e parallelamente a un aumento significativo della statura definitiva[i].

Per misurare questo fenomeno si possono utilizzare vari indicatori come il completamento della maturazione scheletrica, gli stadi puberali secondo Tanner o il raggiungimento della statura definitiva. L’indicatore più preciso della cronologia maturativa è tuttavia l’età al menarca, che corrisponde a una fase avanzata – ma non terminale – dello sviluppo puberale femminile. È evidente che per i maschi non esiste un indicatore altrettanto preciso.

Analogamente, uno studio condotto a Torino nel 1989 da chi scrive ha rilevato che l’età media al menarca (12,58 anni, con deviazione standard di circa 1 anno e 5 mesi) era approssimativamente di due anni più bassa rispetto a quella registrata da Pagliani nel 1879 sempre su giovani torinesi. Come evidenziano i dati Istat, anche la statura media dell’adulto ha seguito questo andamento: nel 1915 l’altezza media degli italiani era di 166,19 cm, mentre nel 1980 aveva raggiunto i 175 cm. Purtroppo la mancanza di dati aggiornati sulla statura degli adulti, specialmente da quando il servizio militare non è più obbligatorio, rende difficile stabilire se questo aumento si sia arrestato in alcuni Paesi.

Le cause del “secular trend” sono molteplici: dall’alimentazione alle migliorate condizioni igienico-sanitarie, dalla selezione genetica all’aumento di stimoli sessuali precoci, dagli inquinanti agli interferenti endocrini. In generale, si può far riferimento a un generico miglioramento del “benessere socio-economico”, che ha un impatto significativo sulla crescita. Per questo motivo il fenomeno è particolarmente evidente nei giovani provenienti da Paesi a basso reddito che si trasferiscono in Paesi occidentali.

In sintesi, considerando anche il raggiungimento del punteggio massimo della maturazione scheletrica e, quindi, il termine della maturazione puberale, si può affermare che un maschio sedicenne attuale corrisponde orientativamente, in termini di maturità biologica, a un diciottenne del secolo scorso, mentre per le femmine si possono sottrarre due anni a questi valori. Si tratta naturalmente di riferimenti validi a livello popolazionistico, su cui si innesta un’ampia variabilità interindividuale.

Lodovico Benso
Già direttore Scdu di Auxologia
Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino


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