Difendere il diritto alla salute: la proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il Ssn
Una firma per la nostra sanità pubblica: intervista a Nerina Dirindin
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Una firma per la nostra sanità pubblica: intervista a Nerina Dirindin
Negli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale (Snn) è stato spesso al centro del dibattito pubblico, tra difficoltà di accesso alle cure, carenza di personale e aumento delle disuguaglianze territoriali: da qui nasce una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a rifinanziare e rafforzare il Ssn. La proposta affronta diversi nodi in 16 articoli: finanziamento, personale, governance, medicina territoriale. Ne parliamo con una delle promotrici dell’iniziativa: Nerina Dirindin, presidente di Salute Diritto Fondamentale e membro del comitato tecnico-scientifico di Coripe Piemonte dell’Università di Torino.
Come nasce la proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e la valorizzazione del personale” e da quali esigenze concrete prende avvio? Chi sono i soggetti promotori e quale percorso ha portato alla stesura del testo?
Nonostante le promesse e i buoni propositi seguiti alla pandemia, in molte realtà le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate. La nota positiva è che negli ultimi anni abbiamo visto crescere un attivismo che non avevamo mai visto prima: piccole associazioni di pazienti nate dal basso, in tutta Italia, per denunciare le difficoltà e rivendicare cambiamenti. È lo stesso spirito che aveva animato l’approvazione della legge 833 negli anni ‘70, quando operai, studenti, professionisti e donne di diversa estrazione si erano mobilitati insieme. Partendo da questa energia, l’associazione Salute Diritto Fondamentale con l’Associazione Giovanni Bissoni hanno lanciato nel 2024 l’appello “Non possiamo restare in silenzio”, che in poche settimane ha raccolto l’adesione di circa 130 tra associazioni ed enti, da tutta Italia. Da lì, nel Forum per la tutela della salute promosso dalla Cgil, è nata l’idea della proposta di legge di iniziativa popolare. La stesura ha richiesto tempo ma ha potuto contare sul contributo di un numero sorprendente di esperti, professionisti e operatori che hanno messo a disposizione passione e competenza.
Un’iniziativa che ha quindi anche un valore politico-culturale per questa forte adesione che sta creando una comunità coesa a difesa del sistema sanitario. Che cosa vi aspettate realisticamente a questa iniziativa?
Abbiamo cercato di dare voce, e organizzare attorno a una proposta, i tanti timori di chi si sente sempre più abbandonato dal welfare pubblico e si domanda come può esprimere la propria forte preoccupazione. L’idea è mettere insieme le forze presenti sul territorio, superare la diffusa rassegnazione, dare speranza a cittadini e professionisti con una proposta concreta, credibile e al contempo ambiziosa. Un obiettivo importante in un momento così difficile per il Paese. Lo scopo è promuovere momenti di dibattito e di mobilitazione per testimoniare quanto gli italiani considerino la salute una priorità e il Ssn un valore, e non si continui a rinviare gli interventi necessari per arrestarne il declino e per avviare il suo rilancio. La priorità assegnata alla sanità pubblica è ampiamente documentata dalle rilevazioni disponibili ed è confermata dalla diffusa partecipazione ad oggi osservata. È quindi necessario sostenere una grande mobilitazione dal basso, della società civile, per costringere i decisori a intervenire per rendere effettivamente esigibile il diritto alla salute. Una mobilitazione che, come negli anni ’70, sia in grado di superare gli interessi che si oppongono alla sanità pubblica e costringa i partiti politici a rivedere posizioni troppo appiattite su scelte che subordinano la salute ad altre priorità e considerano la cura un mero bene di consumo. Oggi i partiti politici tendono tutti, chi più chi meno, a non riconoscere (se non a parole) il valore della sanità pubblica: è quindi la società civile che si deve muovere. Francamente, non ci aspettiamo che questa proposta di legge arrivi ad essere discussa in Parlamento, emendata e approvata. Ci aspettiamo che intorno ad essa si crei un grande dibattito e si sollevi l’attenzione per un vero cambio di paradigma.
La proposta non è una riforma organica del Ssn, di cui ci sarebbe peraltro bisogno, ma prospetta un insieme di interventi urgenti per interrompere il declino. Il punto di partenza è il finanziamento: bisogna portarlo a livelli prossimi a quelli europei. Ma non basta aumentare le risorse – occorre dire dove destinarle, altrimenti si rischia l’effetto opposto. La priorità assoluta è il personale dipendente, drasticamente ridotto negli ultimi vent’anni anche a causa del famigerato tetto di spesa sul personale, in vigore da più di vent’anni senza che nessun governo abbia voluto toccarlo (salvo durante la pandemia). Un vincolo sciagurato, perché i servizi alla persona non sono automatizzabili né standardizzabili. La nostra proposta chiede di abrogare quel tetto, vietare le esternalizzazioni delle attività caratteristiche del Ssn, bloccare il ricorso al privato accreditato e, soprattutto, recuperare la capacità di programmazione che il sistema – a livello nazionale, regionale e locale – ha progressivamente perso. Il privato accreditato può avere un ruolo importante, ma solo se esiste una regia pubblica che stabilisce cosa deve fare e controlla che venga fatto: altrimenti si è in balia di chi opera per il profitto. La nostra proposta non sottolinea solo la necessità di aumentare il numero dei professionisti ma di rivederne la remunerazione e offrire loro prospettive di carriera, soprattutto agli infermieri. Offrire agli operatori un ambiente di lavoro adeguato, strutture accoglienti e sicure, turni di lavoro rispettosi del loro impegno, una formazione indipendente (ormai ridotta al lumicino), parità di trattamento economico e giuridico a parità di mansioni (soprattutto nei servizi sociosanitari, ad esempio per le strutture residenziali del privato sociale). Quindi un intervento sul personale ad ampio raggio che richiede non solo risorse, ma la volontà politica e la capacità programmatoria e organizzativa da parte del servizio sanitario.
La questione del personale sanitario è uno dei nodi centrali che si collega alla sanità territoriale la cui riorganizzazione viene delineata con il Dm 77/2022 e il Pnrr. Cosa chiedete con la vostra proposta di legge a tal riguardo? Quali le aree prioritarie?
Il secondo punto su cui indichiamo la necessità di intervento è il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Il covid ci ha ricordato che abbiamo troppo a lungo trascurato la sanità territoriale. Ci eravamo impegnati a potenziarla, in realtà è stata potenziata molto poco, pur con differenze fra regioni. Abbiamo tante esigenze: ridare funzione al distretto; adeguare il numero dei consultori familiari (ne mancano 1130 rispetto a quelli programmati ormai da trent’anni e confermati dal Dm 77/2022); garantire un’assistenza adeguata alle persone con problemi di salute mentale (con servizi inclusivi e partecipati, evitando di proporre soprattutto terapie farmacologiche e istituzionalizzazione); superare la contenzione nelle strutture residenziali (una pratica non rispettosa della dignità della persona); garantire alle persone anziane il diritto a determinarsi in maniera indipendente, libera, informata e consapevole, potenziare l’assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. E ancora: garantire l’adattamento dell’abitazione alle esigenze della persona con disabilità e promuovere forme di coabitazione solidale; garantire gratuitamente tutte le forme di contraccettivi e assicurare l’aborto farmacologico anche a domicilio; prevedere per le persone con patologie croniche la prenotazione direttamente attraverso la struttura che ha in cura il paziente. Interventi possibili: bisogna solo iniziare ad agire concretamente.
Il Servizio sanitario nazionale è espressione della storia e dei valori del nostro Paese. L’abbiamo troppo trascurato. Mobilitiamoci per difenderne il rilancio, per lasciarlo in eredità alle future generazioni, migliorato e non indebolito.
Come si garantisce che le risorse aggiuntive vengano davvero spese bene e producano risultati concreti per i cittadini?
Il rischio che abbiamo voluto scongiurare è proprio quello di enunciazioni di principio non seguite da azioni concrete. Abbiamo quindi previsto una serie di misure per riavviare la programmazione sanitaria e istituire un rigoroso sistema di monitoraggio: dalla responsabilizzazione dei direttori generali del ministero fino ai responsabili delle aziende sanitarie, con incentivi per chi rispetta i tempi e verifiche sui risultati reali per i cittadini, non solo sull’adozione formale dei provvedimenti. Sul fronte delle risorse, l’obiettivo è portare la spesa sanitaria al 7,5% del pil, il che richiede circa dieci miliardi l’anno distribuiti su un quadriennio, con un incremento necessariamente graduale. Per coprirlo senza peggiorare i conti pubblici, la proposta individua alcune fonti: la lotta all’evasione fiscale, il superamento dei sussidi ambientalmente dannosi (i cosiddetti SAD, circa 24 miliardi l’anno, metà dei quali legati al fossile), la revisione del prontuario farmaceutico (con risparmi stimati in almeno 2,5 miliardi) e una rimodulazione della fiscalità in senso progressivo. L’idea di fondo è che i soldi ci sono, ma sono messi da un’altra parte: l’obiettivo è spostarli verso la tutela della salute.
Chi sostiene concretamente questa iniziativa? E come si organizzerà la raccolta firme per trasformarla in una vera proposta di legge di iniziativa popolare?
Dietro il lavoro del gruppo tecnico, ci sono decine di associazioni di livello nazionale e locale, compresa la Cgil, che hanno condiviso la proposta e che ora si stanno mobilitando per realizzare iniziative e raccogliere le firme (salutedirittofondamentale.it).
Se dovesse sintetizzare in una frase il messaggio politico e culturale di questa proposta, quale sarebbe?
Il Servizio sanitario nazionale è espressione della storia e dei valori del nostro Paese. L’abbiamo troppo trascurato. Mobilitiamoci per difenderne il rilancio, per lasciarlo in eredità alle future generazioni, migliorato e non indebolito.
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