La Corte dei conti tra rischi di indebolimento e valutazioni clamorose
Il punto di vista di Nerina Dirindin
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Il punto di vista di Nerina Dirindin
Ogni anno la Corte dei conti riferisce al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali attraverso un documento di non facile lettura, non solo per le sue dimensioni (quasi 300 pagine), ma soprattutto per i dettagli tecnici che accompagnano ogni numero, ogni tabella, ogni considerazione [1]. Organo autonomo e indipendente, la Corte è chiamata dalla Costituzione a garantire che le risorse pubbliche siano destinate ai servizi alla popolazione e non siano sprecate per imperizia o corruzione, perché “ogni spreco di denaro pubblico è un danno non solo per la Repubblica, ma anche per ogni cittadino che ha il diritto di vedere gestite con onestà e trasparenza le risorse destinate alla collettività” [2].
La Corte è nota ai medici per il ruolo che svolge in materia di responsabilità professionale (ad esempio per le azioni di rivalsa), ma in realtà svolge compiti molto più ampi e fondamentali per il buon funzionamento della Pubblica amministrazione. Le attività svolte sono sostanzialmente di tre tipi: il tradizionale controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo (ad esempio decreti di variazione del bilancio dello Stato o contratti di consulenza), il controllo successivo sulla gestione dell’azione amministrativa nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza ed economicità (ad esempio quelli sul Pnrr) e, infine, il controllo sui bilanci pubblici, che coinvolge le Regioni, gli enti locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale, potenziato dal 2012 anche a bilanciamento della valorizzazione delle autonomie e in relazione all’introduzione dell’equilibrio di bilancio in Costituzione.
Un ruolo essenziale, quindi, non di facile svolgimento, soprattutto in un contesto in cui tutte le pubbliche amministrazioni, compresa la stessa Corte, dispongono di risorse sempre più scarse. Ma le pubbliche amministrazioni guardano alla Corte con crescente trepidazione e talvolta addirittura con insofferenza, mentre i politici considerano l’attività della Corte un freno alla loro azione e un’invasione di campo rispetto all’esercizio del loro potere. La Corte vive d’altro canto con preoccupazione la propria ridotta capacità di operare affinché le scelte dei decisori tecnici e politici evitino inefficienze o visioni eccessivamente aziendalistiche.
Non a caso, da più parti si è sottolineata la necessità di una modernizzazione della magistratura contabile, di uno snellimento delle procedure e di una maggiore chiarezza rispetto alle responsabilità, nel più assoluto rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della Corte. E sulla scia delle crescenti insofferenze rispetto ai controlli contabili, la prima legge approvata dal Parlamento nell’anno 2026 è proprio sulla Corte dei conti (legge 7 gennaio 2026, n. 1), una riforma molto discussa che contiene rilevanti modifiche destinate a cambiare il rapporto tra politica e giustizia contabile. In particolare, la legge restringe il perimetro della responsabilità per danno erariale (art. 1), limita l’addebito al responsabile del danno (art. 4), introduce una nuova funzione consultiva da garantire entro il termine perentorio di trenta giorni su richiesta di una pubblica amministrazione, in assenza della quale vale il silenzio assenso (art. 2) e delega il Governo a procedere a una riorganizzazione complessiva della magistratura contabile (art. 3). La restrizione delle responsabilità (che libera gli amministratori pubblici dalla paura di firmare i provvedimenti, ma ridimensiona le funzioni degli organi giudiziari e di controllo) e i tempi strettissimi per fornire pareri preventivi (in assenza dei quali l’atto si intende registrato anche ai fini dell’esclusione della responsabilità) sono destinati a indebolire quella robusta rete di protezione per le risorse pubbliche che abbiamo conosciuto finora e che andrebbe invece rafforzata.
La Corte ha sempre riservato particolare attenzione al mondo sanitario, per la rilevanza economica del settore e per il ruolo che esso svolge a garanzia del diritto alla salute, evidenziando ove necessario le numerose criticità che lo caratterizzano.
Ma torniamo alla Relazione sulla gestione dei Servizi sanitari regionali 2023-2024 appena pubblicata dalla Corte dei conti. Innanzitutto, va chiarito che essa non si propone di aggiornare i dati di entrata e di spesa sulla sanità pubblica (è infatti riferita agli anni 2023 e 2024), ma approfondisce la situazione delle diverse Regioni e Province autonome, alla luce dei dati ufficiali provenienti da diverse fonti (Istat, contabilità economica, giudizi di parificazione, rilevazioni ministeriali, documenti regionali e delle aziende sanitarie, ecc.). Da rilevare che la Corte ha sempre riservato particolare attenzione al mondo sanitario, per la rilevanza economica del settore e per il ruolo che esso svolge a garanzia del diritto alla salute, evidenziando ove necessario le numerose criticità che lo caratterizzano.
L’analisi della Corte evidenzia, in estrema sintesi, “un sistema sanitario nazionale in fase di consolidamento dopo la pandemia, con spesa stabile in percentuale del pil ma rigidità strutturali, divari regionali persistenti e necessità di accelerare gli investimenti Pnrr”. La tendenza generale è la stabilizzazione del finanziamento post-pandemia, con “il rischio di realizzare un modello di spesa sanitaria volto a preservare l’esistente, anziché a potenziare capacità e servizi”. Il documento della Corte dei conti conclude affermando che: “Il futuro del Ssn dipenderà dalla capacità di trasformare l’aumento nominale della spesa in miglioramento effettivo dei servizi, rafforzando equità territoriale, digitalizzazione, prossimità e sostenibilità”.
Come sempre, le considerazioni sono asettiche ed essenziali, prive di giudizi estranei alle funzioni della Corte.
Nel 2022 la spesa sanitaria avrebbe dovuto essere superiore di ben 18,8 miliardi di euro e nel 2023 di ben 14,8 miliardi.
Con riguardo alla spesa complessiva, la Corte evidenzia la sua sostanziale stabilità rispetto al pil, intorno al 6,3 per cento, nel triennio considerato, ma sottolinea come i valori siano insufficienti a compensare l’inflazione. La Corte propone infatti una stima del valore che in teoria la spesa sanitaria avrebbe dovuto raggiungere semplicemente per coprire gli effetti dell’inflazione (fenomeno particolarmente rilevante negli anni considerati). I risultati sono sorprendenti. In base alle elaborazioni della Corte, nel 2022 la spesa sanitaria avrebbe dovuto essere superiore di ben 18,8 miliardi di euro e nel 2023 di ben 14,8 miliardi. Nel 2024 l’aumento copre invece l’inflazione (che nel frattempo si è raffreddata), ma il livello nominale risente dei divari accumulati degli anni precedenti. Dati clamorosi, di cui professionisti e cittadini sopportano quotidianamente le conseguenze, rispetto ai quali sarebbero necessari adeguati interventi a incremento dei finanziamenti per la sanità pubblica.
| SPESA PUBBLICA PER LA SANITÀ – anni 2022-2024 (mln) | |||
| 2022 | 2023 | 2024 | |
| Spesa, valore nominale | 131.260 | 131.842 | 138.335 |
| Inflazione | 8,10% | 5,70% | 1,00% |
| Spesa, valore teorico* | 150.035 | 146.650 | 134.492 |
| Divario (nominale – teorico) | -18.775 | -14.808 | 3.843 |
| * spesa calcolata partendo dal valore reale dell’anno precedente incrementato del tasso di inflazione e della crescita. | |||
| Fonte: Corte dei conti su dati Istat; importi in milioni di euro. Corte dei conti. Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, Esercizi 2023-2024. Pagina 4, tabella n. 2. | |||
Come per gli anni precedenti, anche per il 2024 si rileva una spesa nettamente inferiore a quella dei principali partner europei, sia in valore pro capite che in percentuale di pil, anche a causa dei più stringenti vincoli di finanza pubblica.
Passando a un argomento poco noto ma estremamente importante, la relazione si sofferma sul cosiddetto perimetro sanitario, un istituto introdotto dal d.lgs. n. 118/2011 allo scopo di evitare che risorse destinate al finanziamento del Ssn vengano indebitamente utilizzate per spese estranee o solo marginalmente connesse al funzionamento del servizio sanitario. La norma impone alle Regioni di procedere a una precisa individuazione delle entrate e delle spese afferenti al Servizio sanitario regionali, con l’obiettivo di garantire la massima trasparenza e, soprattutto, l’effettiva destinazione delle risorse al finanziamento dei Lea. Le numerose irregolarità osservate nel corso degli anni hanno indotto anche quest’anno la Corte ad analizzare le relazioni di parificazione delle singole Regioni, con specifico riferimento alla documentazione sul perimetro sanitario. Dalla ricognizione emerge l’intensa opera svolta dalla Corte nei confronti di tutte le regioni per orientare gli enti verso una maggiore correttezza gestionale, con richieste istruttorie, inviti a garantire la piena tracciabilità del perimetro, ad assicurare l’esatta corrispondenza fra entrate e spese, a eliminare i capitoli non movimentati da parecchi anni, a restituire le somme indebitamente sottratte, a fornire prospetti di riclassificazione, a presentare chiarimenti, a partecipare a momenti di contradditorio, a procedere ad attività di revisione e confronto, ecc. Sono anche riportati casi di mancato stanziamento di dotazioni finanziarie, capitoli sanitari iscritti in altre missioni, utilizzo di risorse del perimetro sanitario per oneri di natura previdenziale, mancata attuazione della perimetrazione da parte di alcune autonomie speciali. Un insieme di rilievi che si susseguono nel corso degli anni e che costringono studiosi e organi di controllo a faticose (e spesso impossibili) ricostruzioni nell’ambito della contabilità regionale. In genere si tratta di elementi che coinvolgono somme singolarmente contenute (ma che possono anche arrivare a decine di milioni di euro), che sono comunque indice di scarsa trasparenza contabile, oltre che – va riconosciuto – di complessità delle procedure di rendicontazione finanziaria.
La Corte dei conti richiama la necessità di rafforzare la governance, stabilizzare il personale e correggere i divari tra Regioni.
Anche con riguardo al bilancio consolidato della sanità, l’analisi della Corte evidenzia, pur in presenza di situazioni differenziate tra le Regioni, il mancato rispetto del termine del 30 giugno previsto per l’approvazione del bilancio del Servizio sanitario regionale. Tale situazione è determinata dai ritardi nell’approvazione dei bilanci delle singole aziende sanitarie e comporta l’invio di documentazione incompleta (ad esempio, priva del parere dei revisori). Insufficienze e disomogeneità si riscontrano anche in altri ambiti approfonditi dalla Corte, quali le liste di attesa, il personale, i tempi di pagamento, la spesa farmaceutica, il pay back, le garanzie dei Lea, eccetera.
In sintesi, la Corte dei conti richiama la necessità di rafforzare la governance, stabilizzare il personale e correggere i divari tra Regioni, accelerare gli investimenti (in particolare del Pnrr), consentire agli enti territoriali di effettuare un’adeguata programmazione, rilevando che un futuro migliore sarà strettamente condizionato dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in servizi qualitativamente migliori e rafforzare l’equità territoriale.
Resta, a conforto di tutti noi, l’affermazione che “malgrado la relativa esiguità delle risorse finanziarie impiegate, le performance del Ssn, riguardo agli esiti di salute e alla qualità delle cure, risultano generalmente superiori a quelle medie dei Paesi Ocse, e descrivono, quindi, un sistema sanitario mediamente efficiente ed efficace”. Grazie alla perseveranza e all’abnegazione di tutti i professionisti della salute.
Nerina Dirindin
Coripe Piemonte e Associazione Salute Diritto Fondamentale
Nota bibliografica

Il ddl per il riordino del Ssn: una brutta proposta, ma una buona opportunità
Che cosa manca? Il punto di vista di Claudio Maria Maffei
La risposta delle associazioni di categoria e della FNOMCeO
Il Consiglio nazionale della FNOMCeO sulla distinzione tra funzione sanitaria e funzione di sicurezza
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