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Se si va avanti così per un certo tempo, potrà succedere un giorno che un’intera corporazione, la corporazione dei medici e degli scienziati, diventerà l’oggetto di una grande aggressione; non mi meraviglierei se, come la rivoluzione francese ha ucciso gli aristocratici e i preti, un giorno fossero uccisi medici e professori, e non benché si siano irrigiditi cercando riparo dietro la scienza impersonale, bensì proprio per questo motivo.
Viktor von Weizsäcker, Pathosophie, 1956

Nel suo scritto in ricordo di Alessandro Liberati, “Andare incontro ai bisogni dell’uomo”, Sandro Spinsanti premette alla tristemente profetica citazione di Viktor von Weizsäcker in epigrafe:  

Il solo fatto di corrispondere ai più rigorosi criteri di scientificità, di per sé, non garantisce la qualità dei servizi alla salute così com’è nei nostri desideri. Un grande medico-filosofo della metà del XX secolo, Viktor von Weizsäcker, riteneva per l’appunto che lo sviluppo della medicina verso una sempre maggiore scientificità avrebbe potuto rivelarsi catastrofica dal punto di vista del rapporto medico-paziente.

Al centro di tutto troviamo il “rapporto umano”, la “relazione” professionista-paziente, all’interno del più complesso e articolato “sistema di relazioni” istituzione sanitaria-collettività.

Che le relazioni tra i professionisti sanitari e i propri pazienti stiano attraversando un momento piuttosto difficile è testimoniato dalla cronaca che negli ultimi anni ha registrato un sentimento collettivo sempre più instabile nei loro confronti.

Visti positivamente, ma non da tutti, durante la pandemia da covid-19, li ritroviamo in bilico e sempre più a rischio di discredito ogni qualvolta la situazione non va secondo le aspettative, sempre più alte, del malato e dei suoi familiari.

Benché le generalizzazioni siano fuorvianti e sia evidente che la voce rabbiosa o i comportamenti violenti di pochi, amplificati dai media, prendano la scena ad una maggioranza meno insoddisfatta, è pur vero che l’umore collettivo è influenzato dal sentire del singolo e, a sua volta, lo influenza. Siamo quindi autorizzati a dichiarare che il clima è cambiato.

Benché non sia possibile separare l’ambito sanitario da quello che accade più in generale nel più complesso sistema dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni di cui il mondo sanitario fa parte e di cui condivide la crisi, rimane centrale la relazione tra il singolo professionista e il paziente, lui e i suoi familiari.

L’evento “errore” interviene con tutto il suo peso traumatico in questo clima perturbato che pervade le relazioni e il rapporto di fiducia che le dovrebbe contraddistinguere.

Le parole “errore”, “fiducia”, “comunicazione” assumono il carattere di parole-chiave che si declinano e intrecciano nel nostro caso in modo originale e specifico. Specifico per il campo in cui si collocano e per i valori che vengono chiamati in causa, come la salute e la vita stessa.  Originale perché ogni situazione relazionale contiene elementi irripetibili legati alla singolarità delle storie delle persone in cura e di chi se ne prende cura.

Nel convegno multidisciplinare “Errore, incertezza e dintorni… Dalla filosofia alla pratica clinica”, organizzato a Firenze in collaborazione con il Centro studi della Fondazione Ospedale pediatrico Meyer, si è cercato di cogliere l’errore in medicina secondo vertici osservativi più ampi possibile, col chiaro intento di non eluderlo e magari di farne una risorsa per l’apprendimento.

Accanto al carico di sofferenze di chi vi è coinvolto, gravose e talvolta tragiche, non poteva pertanto essere trascurato il punto di vista della relazione medico-paziente in tutti suoi risvolti comunicativi ed etici, nella sua evoluzione dentro la vicissitudine avversa, nel suo essere fondata sulla continuità piuttosto che sull’occasionalità di una medicina sempre più parcellizzata e prestazionale, nella sua possibilità di facilitare o meno la riconciliazione e riparazione.

Leonardo Speri
Psicologo, psicoterapeuta
Membro della commissione scientifica Coirag
Socio fondatore del Laboratorio della conoscenza Carlo Corchia


Il convegno

Errore, incertezza e dintorni… Dalla filosofia alla pratica clinica

Firenze, 18-19 gennaio 2024

Al convegno sull’errore organizzato dal Laboratorio della conoscenza Carlo Corchia con il Centro studi della Fondazione Ospedale pediatrico Meyer, a riflettere sulle parole chiave errore, fiducia e comunicazione, sulle loro connessioni e su altre nozioni correlate, come incertezza e speranza, hanno dialogato Sandro Spinsanti e Silvana Quadrino. La declinazione dell’errore, dall’individuo al gruppo, e il ruolo delle comunità e istituzioni nella protezione e nella riparazione sono stati analizzati da Leonardo Speri. Sul tema della conoscenza scientifica, tra oggettività, incertezza ed errore, nella ricerca e nella pratica clinica sono intervenuti Raffaella Campaner e Paolo Vineis.

Il rapporto tra fiducia ed errore in medicina – Sandro Spinsanti
La cura che cura. Oltre l’errore e l’incertezza – Silvana Quadrino
Individui, gruppi, istituzioni e comunità davanti all’errore in medicina – Leonardo Speri
Errori e valori nella scienza – Raffaella Campaner
L’incertezza in sanità e in medicina: tra prove, valori e decisioni – Paolo Vineis

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