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Le Case della comunità (CdC) rappresentano una grande occasione di potenziamento ed estensione delle capacità di risposta del Servizio sanitario nazionale, e del territorio in particolare, ai bisogni di salute dei cittadini.

Per ora il contesto politico e le necessità imposte dal Pnrr hanno determinato accelerazioni dal punto di vista “strutturale”: in tutto il nostro Paese sono state realizzate strutture fisiche che vanno però ora riempite di contenuti assistenziali identificando attività proprie della medicina del territorio che siano funzionali al potenziamento delle cure da esso erogate e che trovino nelle CdC una sede naturale.

Questo focus affronta il tema da prospettive diverse e complementari. Da un lato, i contributi di due medici di medicina generale – Roberto Venesia e Aldo Mozzone – e di un dirigente aziendale – Mario Traina – accomunati da una lunga esperienza nella realtà piemontese, dove il lavoro in équipe della medicina generale è stato avviato oltre vent’anni fa.

Dall’altro lato, un’intervista a Stefania Manetti, presidente dell’Associazione Culturale Pediatri, che entra nel merito della riorganizzazione delle cure primarie pediatriche, evidenziando opportunità, criticità e prospettive per un’assistenza sempre più integrata e vicina ai bisogni di bambini e famiglie.

Il confronto

Il fulcro dell’assistenza territoriale integrata
Le équipe multiprofessionali rappresentano il motore del nuovo modello delineato dal Dm 77/2022: un’organizzazione al servizio della medicina generale e della pediatria, orientata alla presa in carico della cronicità, alla continuità assistenziale e alla prossimità delle cure.
Il punto di vista di Roberto Venesia e Aldo Mozzone, medici di medicina generale

L’evoluzione della medicina territoriale tra prossimità, integrazione e presa in carico
Dalla medicina di iniziativa alla gestione della fragilità: la CdC come luogo di integrazione tra cure primarie, servizi sanitari e comunità, senza sostituire il ruolo del medico di prossimità.
Il punto di vista di Mario Traina, già direttore dipartimento territoriale

Ripensare le cure primarie pediatriche: una rete per l’infanzia e l’adolescenza
Le cure primarie pediatriche devono evolvere per rispondere ai nuovi bisogni di salute dell’infanzia e dell’adolescenza. Il modello proposto dall’Associazione culturale pediatri punta a costruire una rete territoriale più equa, multiprofessionale, orientata ai bisogni dei bambini, adolescenti e famiglie e ai diritti delle nuove generazioni.
L’intervista a Stefania Manetti

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