La salute inizia con un abbraccio, un libro e la lettura
Il valore del progetto Nati per Leggere: intervista a Giovanna Malgaroli
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Il valore del progetto Nati per Leggere: intervista a Giovanna Malgaroli
Nati per Leggere è un progetto per la promozione della lettura con le bambine e i bambini in età prescolare. Ne parliamo con Giovanna Malgaroli, bibliotecaria, che dal 2009 collabora con il Centro per la salute del bambino onlus per la Segreteria nazionale del programma Nati per Leggere, occupandosi in particolare dei rapporti con gli editori e le biblioteche.
Quest’anno Nati per Leggere ha compiuto 25 anni. Come è nato questo progetto e quali sono le potenziali ricadute a livello socio-sanitario? Investire in questi progetti si traduce in un investimento anche per una sanità pubblica di qualità?
Il programma Nati per Leggere (NpL) è nato nel 1999 su iniziativa dell’Associazione culturale pediatri, dell’Associazione italiana biblioteche e del Centro per la salute del bambino onlus. Si tratta di un progetto condiviso fin dall’inizio sia dal settore sanitario, in particolare la pediatria di famiglia, sia dal mondo delle biblioteche, con il comune obiettivo di raggiungere le famiglie con bambini in età prescolare proponendo loro la lettura in famiglia, attività che ha un forte impatto sullo sviluppo a lungo termine delle bambine e dei bambini. Numerosi studi hanno infatti dimostrato i benefici della lettura precoce in famiglia, la cui pratica necessita di essere sostenuta e promossa da volontari e operatori dei servizi sanitari, educativi e culturali per raggiungere il maggior numero di famiglie.
L’idea è di offrire il servizio non solo a chi già frequenta biblioteche o librerie, ma anche a chi non considera la lettura una parte della propria vita quotidiana.
Con questo progetto riuscite a coprire tutte le classi sociali e a raggiungere famiglie emarginate o in periferia, sensibilizzando anche i genitori meno abituati alla lettura?
Questo è uno dei nostri obiettivi prioritari. Il nostro lavoro consiste nel coinvolgere nella rete territoriale tutti i servizi sanitari, educativi e culturali che hanno un contatto precoce e continuativo con le famiglie, già dai primi giorni di vita del bambino. Gli ambiti elettivi della nostra attività sono i contesti che si prendono cura della nascita e della cura delle bambine e dei bambini: dai percorsi di accompagnamento alla nascita alle attività che si svolgono nei consultori famigliari, nei centri per le famiglie, nei punti nascita ospedalieri e nei centri vaccinali. Dopo le difficoltà causate dalla pandemia, abbiamo ripreso intensamente il lavoro nei centri vaccinali, che intercettano una popolazione più ampia rispetto ad altre strutture, come i consultori. Qui affianchiamo il personale sanitario, spesso con tempi limitati, attraverso i volontari NpL, che intrattengono i bambini e propongono la lettura come opportunità. Quindi per rispondere alla domanda, l’idea è di offrire il servizio non solo a chi già frequenta biblioteche o librerie, ma anche a chi non considera la lettura una parte della propria vita quotidiana. Per esempio, molti genitori non pensano di leggere insieme al loro bambino un libro già a sei mesi. Il tipo di lettura che viene proposta, definita “dialogica” o “condivisa”, è ben rappresentata nel logo di Nati per Leggere, realizzato da Altan: raffigura un adulto che tiene in braccio un bambino e insieme osservano un libro. La lettura con i più piccoli è fatta di immagini che vengono osservate e commentate insieme grazie all’adulto e al suo abbraccio. Immagini e parole che acquisiranno senso e significato con l’esperienza riproposta nel corso del tempo. I libri per questa fascia d’età sono cartonati, di piccolo formato, con una sola immagine e la rispettiva parola per pagina. L’attività principale non è leggere consecutivamente, ma osservare, riconoscere gli oggetti e dar loro un nome: la lettura condivisa richiede l’intervento attivo di un adulto e offre un’esperienza ricca e multimodale, visiva, uditiva e sensoriale. Questa pratica, se iniziata precocemente, ha un grande impatto sullo sviluppo cognitivo, linguistico e relazionale del bambino. Nati per Leggere, insieme al programma gemello Nati per la Musica (NpM), insiste sull’importanza dell’intervento precoce, poiché più l’esperienza è precoce, più è incisiva. La musica, ad esempio, è utilizzata già durante la gravidanza, poiché l’udito del feto si sviluppa presto, permettendo alle bambine e ai bambini di riconoscere voci e suoni già alla nascita. Entrambi i programmi mirano a costruire competenze nei bambini in età prescolare. Bambini che hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi presto ai libri e alla musica mostrano competenze linguistiche e cognitive meglio sviluppate rispetto a chi non ha avuto queste opportunità.
La rete territoriale di NpL | Nati per Leggere prevede una serie di attività formative a livello nazionale rivolta a operatori di tutti gli ambiti coinvolti allo scopo di facilitare la creazione di un linguaggio comune e il lavoro di rete interprofessionale sul territorio. Gli operatori e i diversi servizi socio-sanitari, educativi e culturali che formano la rete intervengono in ogni contesto locale per raggiungere il maggior numero di famiglie con bambini e bambine in età prescolare e promuovere la lettura condivisa ad alta voce. Le attività hanno luogo nei presidi NpL, ossia in tutti quei luoghi gestiti da professionisti e volontari che hanno seguito un percorso formativo, che rappresentano i nodi delle reti locali dei programmi nazionali NpL. I presidi sono spazi educativi in cui la relazione tra i bambini, le bambine e gli adulti che si prendono cura di loro viene facilitata e rafforzata dalle buone pratiche condivise della lettura e i libri sono intesi come “ponte” per una comunicazione più profonda. Sono anche un luogo di incontro per le famiglie dove, oltre al sostegno allo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino, si dà molta importanza al sostegno alle competenze genitoriali.
Fonte: www.natiperleggere.it
Una macchina non può sostituire l’esperienza che si crea grazie alla lettura condivisa che crea un legame unico, fatto di attenzione, sguardi e risposte personalizzate.
Chissà se, paradossalmente, la persona adulta potrà essere sostituita da Alexa o un qualsiasi altro assistente vocale o robot…
Oggi esistono app sempre più evolute che leggono a voce alta, offrendo un supporto interessante. La tecnologia può essere ed è a tutti gli effetti uno strumento utile, soprattutto per supportare chi ha difficoltà di apprendimento. Tuttavia, non può sostituire il ruolo dell’interazione umana, in particolare nei primi anni di vita, quando si pongono le basi per lo sviluppo emotivo e cognitivo. Vi è infatti una differenza sostanziale per l’apprendimento e la comunicazione, tra l’interazione mediata dalla tecnologia e quella che avviene tra persone. Gli studi condotti da esperti della salute dei bambini – inclusi pediatri, psicologi e neuroscienziati – sottolineano che un punto cruciale nella comunicazione con il bambino è la risposta contingente, ovvero una risposta puntuale e personalizzata che solo una persona fisicamente presente può dare. Ad esempio, i bambini che guardano la televisione o interagiscono con dispositivi digitali ricevono stimoli generici, con immagini veloci e suoni spesso sovrastanti la loro capacità di prestare attenzione. Questi stimoli non sono adattivi né personalizzati. Invece, l’adulto presente, condividendo un libro, un gioco o anche un semplice commento sulla giornata, offre una risposta specifica al bambino, che tiene conto della sua esperienza e delle sue competenze. Questo tipo di comunicazione non è standardizzata ma unica, modellata sulle esigenze e le emozioni del bambino in quel momento. Ed è proprio su questo aspetto che gli esperti della salute mentale, specialmente nei primi anni di vita, insistono con forza. Una macchina non può quindi sostituire l’esperienza che si crea grazie alla lettura condivisa che crea un legame unico, fatto di attenzione, sguardi e risposte personalizzate.
NpL opera anche all’interno degli ospedali?
Come dicevamo NpL lavora prevalentemente con bambini in età prescolare nel territorio. Negli ospedali, le attività si concentrano spesso nei punti nascita e, in alcuni casi, nelle terapie intensive neonatali. Un progetto rilevante in questo contesto è stato “La cura della lettura”, curato dall’Associazione culturale pediatri insieme al Centro per la salute del bambino onlus e a NpL, finanziato dal Centro per il libro e la lettura. Questo progetto ha definito protocolli di attività su come iniziare e sostenere il programma di lettura in alcuni reparti ospedalieri, come la terapia intensiva neonatale o l’oncoematologia pediatrica, nel neonato pretermine o ad alto rischio neuro evolutivo e con disturbi del neurosviluppo. Ovviamente l’obiettivo principale non è terapeutico, ma creare le condizioni per l’accesso universale alla lettura e mettere a disposizione uno strumento di prevenzione primaria. Ad esempio, come indicato nelle linee guida del progetto la lettura condivisa ad alta voce è la strategia di intervento linguistico e per lo sviluppo neurocomportamentale nel bambino nato pretermine: spiegare ai genitori quanto possa essere importate parlare con il loro neonato, nel rispetto dei suoi segnali comportamentali, dovrebbe essere fornita precocemente e continuativamente durante la degenza in reparto, e proseguire a casa.

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