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“In fondo, Amazon ha fornito qualcosa di meglio di una biblioteca locale senza utilizzare le tasse pagate dai contribuenti. Ecco perché Amazon dovrebbe sostituire le biblioteche locali. In un colpo solo, questa mossa farebbe risparmiare soldi ai cittadini e aumenterebbe il valore azionario di Amazon”. Così scriveva il 21 luglio 2018 su Forbes Panos Mourdoukoutas, docente di economia all’università privata della Long Island university negli Stati Uniti. Come alternativa migliore alle costosissime biblioteche pubbliche, Mourdoukoutas aggiungeva anche la catena di caffè statunitense Starbucks: “un posto comodissimo dove leggere, navigare in rete, vedere gli amici e bere qualcosa”. Furono talmente tante e arrabbiate le reazioni dei lettori online che Forbes fu costretto a rimuovere immediatamente il post provocatorio [1].

Nonostante le proteste, resta il fatto che la situazione per le biblioteche pubbliche è critica. Negli Stati Uniti si sta assistendo a una generalizzata contrazione dei finanziamenti, taglio di personale e degli acquisti di risorse [2]. Per di più, la polarizzazione delle posizioni politiche ha messo le biblioteche nel mirino della destra radicale statunitense che vede negli spazi dove libri e riviste sono condivisi dei pericolosi luoghi di diffusione di documentazione sui diritti delle minoranze [3]. Nel Regno Unito, ben 800 biblioteche sono state chiuse dal 2010 al 2022 [4]. E in Italia? È difficile farsi un’idea: i dati diffusi annualmente fotografano una realtà che andrebbe però analizzata nel suo divenire. L’impressione, purtroppo, non è rassicurante.


Dati aggiornati al 20 giugno 2024 | Fonte: Anagrafe delle biblioteche italiane.


E cosa accade alle biblioteche delle aziende sanitarie o degli istituti di ricerca? Il ritorno dell’attenzione di questi mesi per le attività di health technology assessment potrebbe teoricamente rilanciare il ruolo delle risorse bibliografiche. Eppure, “ogni anno continuano a chiudere biblioteche scientifiche nelle istituzioni sanitarie italiane”, ha detto alla rivista Care Chiara Bassi – documentalista della Biblioteca Corradini della Ausl Ircss di Reggio Emilia – “forse perché lo spazio oggi è prezioso e una sala riunioni sembra poter essere più utile di una biblioteca” [5].

Il libro come spazio di dialogo

Evidentemente ci si dimentica che anche i libri possono essere spazi di dialogo, e lo sono persino con chi non c’è più ma che ha letto e vissuto vicino a quei libri. Se ne è parlato, a Reggio Emilia, durante un incontro organizzato per festeggiare la costituzione di un fondo librario intitolato ad Alessandro Liberati, medico e ricercatore, evento patrocinato anche dall’Associazione intitolata proprio a Liberati e affiliata alla rete internazionale Cochrane. Le collezioni di libri possono essere arricchite da sottolineature e commenti, dalle note a margine delle pagine o da dediche, come quella che Sir Iain Chalmers scrisse nella pagina di occhiello della copia regalata a Liberati di quello che resta uno dei libri più importanti nella storia della medicina basata sulle prove [6]. Spesso le annotazioni che ritroviamo sui libri sono tracce per comprendere i percorsi di studio o di approfondimento di chi ha letto e conservato quel libro sui propri scaffali. Quando poi si ha l’occasione di sfogliare libri di una persona che abbiamo conosciuto e non c’è più, queste note diventano indizi utili per ridurre la distanza tra la vera personalità del proprietario del libro e il nostro ricordo che, col trascorrere del tempo, inevitabilmente dimentica qualcosa e aggiunge qualcos’altro, finendo per avvicinare poco a poco ai nostri desideri il carattere di chi abbiamo perduto.

Ma sfogliando libri appartenuti ad altre persone, ci si può domandare il perché dell’annotare le pagine che leggiamo: in fin dei conti, a vantaggio di chi lo facciamo? La risposta semplice è che lo facciamo per noi: soprattutto quando studiamo, sottolineare o sintetizzare alcuni passaggi a margine di un testo può aiutare a memorizzare o – per i più giovani – a ripassare prima di un esame o di un’interrogazione. Da adulti, però, annotiamo quel che leggiamo pur non dovendo render conto delle nostre letture. Né abbiamo il tempo, molto spesso, di tornare su libri già letti riprendendoli dallo scaffale. Il sospetto è dunque che un libro annotato possa essere una specie di messaggio nella bottiglia affidato a persone forse familiari – che un giorno si troveranno a dover decidere cosa fare dei nostri libri – o sconosciute – come nel caso degli utenti della biblioteca dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia che avranno tra le mani i libri di Liberati. Le note a margine nelle pagine di un libro potremmo dunque avvicinarle a testi relazionali, capaci di trasformare un libro in uno spazio aperto e contribuendo a dare ragione a chi, come Michele Mari, scrive che “a casa mia niente era più carico di memoria e di anima che le cose” [7].

Le biblioteche come luogo democratico di crescita

“In una cultura che sta venendo sempre più privatizzata, le biblioteche sono tra gli ultimi spazi liberi rimasti”, si legge nel lavoro di Robert Dawson [8] che ha fotografato le biblioteche pubbliche, grandi e modeste, prima negli Stati Uniti e poi in altri paesi, restituendone un’immagine di luoghi preziosi di incontro e di conoscenza, di studio, accessibili a tutti, che favoriscono la crescita di cittadini protagonisti di democrazia [9]. La loro funzione è quella di “un sistema di centri non-commerciali che ci aiutano a definire a cosa diamo valore e cosa teniamo a condividere” [8]. Le biblioteche “sono essenziali per il funzionamento della nostra società”, migliorano l’istruzione e l’alfabetizzazione e il coinvolgimento della comunità. Eppure a fronte dei loro benefici economici e sociali il loro futuro non è roseo, anche perché conviviamo con la convinzione che il valore di un libro sia nell’esser letto: occupare spazi pubblici – per esempio nelle aziende ospedaliere o nelle università – per conservare volumi poco o per nulla consultati sembrerebbe un lusso che non può essere giustificato.  

Eppure c’è chi – come il matematico e filosofo Nicholas Taleb – è pronto a scommettere che i libri ancora da leggere sono più preziosi di quelli che già abbiamo conosciuto: “Umberto Eco appartiene a un raro genere di studiosi enciclopedici, perspicaci e per niente noiosi. Possiede un’ampia biblioteca personale (di trentamila volumi), e classifica i visitatori di tale biblioteca in due categorie: coloro che reagiscono dicendo: «Caspita, professor Eco, che biblioteca! Li ha letti tutti questi libri?», e una piccola minoranza che capisce che una biblioteca personale non è un’appendice del proprio Io, ma uno strumento di ricerca. I libri non letti sono molto più preziosi di quelli letti. Una biblioteca dovrebbe contenere tutti i libri su argomenti sconosciuti che i nostri mezzi finanziari, le rate del mutuo e le difficoltà del mercato immobiliare ci consentono di acquistare. Via via che avanziamo nell’età accumuliamo più conoscenze e più libri, e i libri non letti che ci guardano minacciosi dagli scaffali sono sempre più numerosi. Anzi, più si conosce e più si allungano gli scaffali dei libri non letti. Chiamiamo l’insieme di tali libri «antibiblioteca»” [10].

Questa «antibiblioteca» potrebbe avere un significato fortemente simbolico in un centro di ricerca o in un ospedale, a sottolineare l’incertezza che caratterizza la conoscenza scientifica e l’indispensabile curiosità che muove la ricerca. Un’«antibiblioteca» fatta anche di libri ancora intonsi e mai aperti, di libri iniziati e poi abbandonati, di letture avviate e di ripensamenti. Dopo tutto, dovremmo essere consapevoli che anche i libri non letti sono capaci di farci un grande regalo: gli scaffali delle nostre case o sul posto di lavoro ci fanno apparire migliori di quel che siamo. E allora, è possibile che una biblioteca ricca – meglio se ancora non del tutto svelata – possa essere uno stimolo, un incoraggiamento a diventare migliore anche per un’azienda sanitaria?

Luca De Fiore
Past president Associazione Alessandro Liberati

Direttore de Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

  1. Lyons L. “Twaddle’: librarians respond to suggestion Amazon should replace libraries. Guardian 2018; 22 luglio 2018.
  2. Khale B. The US library system, once the best in the world, faces death by a thousand cuts. Guardian 2023; 9 ottobre. 
  3. Cineas F. The rising Republican movement to defund public libraries. Vox 2023; 8 maggio. 
  4. Davidson K. The British Library doesn’t need £500m – but local libraries do. Guardian 2023; 10 febbraio.
  5. Canaglie, idealisti e sognatori. La sanità sorretta da letture. CARE 2024; 11 giugno. 
  6. Chalmers I, Keirse MJNC. Effective care in pregnancy and childbirth. Oxford: Oxford UP, 1989.
  7. Mari M. Locus desperatus. Torino: Einaudi, 2024.
  8. Dawson R. The public library. A photographic essay. New York, NY: Princeton Architectural Press, 2014.
  9. Ward C. Enriched by what we share: a green perspective on the public library as a cultural commons. In: Dawson R. The public library. A photographic essay. New York, NY: Princeton Architectural Press, 2014. Pag. 136-9.
  10. Taleb N. Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita. Milano: Il Saggiatore, 2014.
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