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“La rete ha trasformato la medicina e in particolare la medicina generale. Alla metà degli anni Novanta anche medici delle tante zone isolate od orograficamente difficili hanno potuto confrontarsi e progettare una svolta culturale e professionale. Ma, negli anni successivi,  l’arrivo dei giganti tecnologici statunitensi, la telematizzazione delle sanità regionali e del MEF, la diffusione dei social e degli smartphone hanno comportato, oltre che uno sviluppo, anche una frattura antropologica, ove il centro non era più la relazione medico-paziente e la cartella computerizzata. Ora impera la centralizzazione dei dati e la parola d’ordine della velocità e  della facilitazione che spesso hanno  sconfinato nella faciloneria, ai danni del segreto professionale e del rapporto fiduciario”, scrive Francesco Del Zotti nella sintesi del suo intervento al convegno dell’OMCeO di Torino  “Cento anni di codice deontologico. Passato e presente” che si è tenuto alla sede dell’Ordine a fine maggio.

Medico di medicina generale e autore del libro La Rete e l’assalto alla Medicina Confidenziale. Cause e contromisure, Del Zotti reputa che “la responsabilità di una frattura antropologica così netta pretende che vi sia un’evoluzione del nostro codice deontologico che, però, vada di pari passo con l’evoluzione del codice deontologico di ingegneri, informatici, legali, manager: si tratta di professionisti che da una parte hanno grande ruolo nel preparare ed imporre le scelte della sanità telematica e nello svolgere ‘consulenze’, mentre è ancora un po’ nascosta dietro le quinte la loro co-responsabilità pratica e morale nella sanità digitale”.

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Si rende dunque necessaria da parte dei medici e dei cittadini una pausa di riflessione per una presa di responsabilità e di azione collettiva finalizzata a uno sviluppo armonioso alla medicina digitale. “Se medici e cittadini riprenderanno in mano, il più possibile, il controllo della Rete in Medicina potranno da una parte re-innaffiare l’albero dei messaggi ippocratici (centralità del rapporto fiduciario e del segreto professionale), sempre attuali dopo 2400 anni;  e dall’altra parte fare evolvere, in maniera scientificamente ed eticamente controllata, un’invenzione che può donarci tante potenzialità ancora inespresse, a partire dalla vita ‘locale’ degli ambulatori dei medici di medicina generale e degli ospedali ; sino a potenziare e rinnovare le cartelle computerizzate e la telemedicina nelle visite domiciliari, con scoperte che vadano oltre la mera gestione tele-burocratica, verso i reali bisogni dei pazienti”.

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