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Ho letto due recenti articoli molto interessanti su saluteinternazionale.info e li ho messi insieme perché mi pareva che si completassero a vicenda. Tirando le somme, le domande che mi sono posto sono queste: lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn) attraverso la sua privatizzazione si può considerare una forma di healthocide, cioè di uccisione della tutela della salute come la intende l’articolo 32 della Costituzione e soprattutto l’istituzione del Ssn del 1978? E come professionisti sanitari siamo chiamati a prendere posizione?

Ma andiamo per ordine. Il primo dei due articoli è “La manovra contro la sanità pubblica” di Chiara Giorgi, professoressa di Storia contemporanea alla Sapienza università di Roma [1]. Vi riporto l’incipit: “La Legge di bilancio 2026 accentua la spinta verso la privatizzazione della sanità italiana. I recenti dati Istat mostrano infatti le grandi dimensioni della spesa sostenuta direttamente dalle famiglie, giunta nel 2024 a 41,3 miliardi, e soprattutto la rapida crescita di quella intermediata attraverso assicurazioni, arrivata a 6,4 miliardi. È questa una fotografia della attuale realtà italiana in cui i fondi sanitari, legati anche a all’espansione del welfare aziendale, hanno ormai assunto una natura sostitutiva del Ssn, mettendo in discussione l’universalismo del diritto alla salute, reintroducendo un collegamento fra assistenza sanitaria e condizione occupazionale, potenziando il ruolo delle compagnie assicurative e dei soggetti privati, sottraendo risorse alle entrate fiscali”.

Aggiungo anche, per ciò che riguarda la Regione Lombardia – spesso apripista di progetti di privatizzazione della sanità pubblica nazionale – la recente Delibera 4986 del 25 settembre 2025 che sembra progettata per aprire la strada alle assicurazioni sanitarie con canali privilegiati nel pubblico (vedi “Per approfondire”). 

A questo proposito inserisco una piccola storiella, inventata (o forse no), sul futuro che ci aspetta:

Buongiorno signora ha suonato il campanello?
Sì certo esigo di essere cambiata, io la pago
Ehi ma ci sono anch’io

Zitta lei è che è qui gratis con il Servizio sanitario nazionale
la signora invece ha un posto letto a pagamento, un’ottima assicurazione, merita un’assistenza di qualità

Insomma, solo i culi paganti verranno puliti con prontezza, gli altri no. E questo solo per le cure igieniche, poi viene tutto il resto.

È questo quello che vogliamo? Una pura regressione al tempo delle mutue, al dottor Tersilli di Alberto Sordi. Personalmente la trovo una cosa aberrante, inaccettabile per qualsiasi professionista sanitario del Ssn, che andrebbe rimandata al mittente con un atto di disobbedienza civile se non di resistenza.

La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato. — Letizia Fattorini

Ed è qui che si inserisce il secondo articolo “Il medico neutrale fa la piaga puzzolente” di Letizia Fattorini, medica specialista in Igiene e medicina preventiva, che parla di prendere posizione come professionisti sanitari durante i conflitti. L’articolo esordisce con una frase di Elie Wiesel, scrittore e attivista per i diritti umani: “Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato”.

Nell’articolo si parla di healthocide, termine che è stato per la prima volta descritto da Abi-Rached e collaboratori sulla rivista BMJ Global Health, che lo hanno definito come “l’uccisione e/o la distruzione di servizi e sistemi sanitari per scopi ideologici”, nonché “la frammentazione e la distruzione deliberata della health – intesa nel suo significato originale di stato di integrità e completezza – attraverso lo smantellamento o la devastazione deliberata della salute e del benessere di una popolazione nella sua interezza”.

Si chiede Letizia Fattorini che ricorda come la Medicina non sia solo una Scienza ma un dovere morale: “E noi che abbiamo giurato sul codice deontologico di ‘curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute’, cosa facciamo in questo tempo in cui si intrecciano conflitti con crisi sanitarie, sociali e ambientali, amplificandosi a vicenda in un turbine che sembra senza fine? Restiamo in silenzio, trincerandoci dietro al principio della neutralità medica? Perché il silenzio diventa indifferenza”.

Insomma, come diceva Pif, “e noi come stronzi rimanemmo a guardare(?).

Andrebbe perseguita con convinzione una regressione inversa: ripercorrere a ritroso e cancellare le tappe che hanno portato scientemente allo smantellamento del Ssn — Vittorio Fontana

Mi chiedo allora: si può considerare anche questa privatizzazione una forma di healthocide contro cui, come professionisti sanitari, si deve prendere posizione in modo deciso? 

Assolutamente sì. Per me andrebbe perseguita con convinzione una regressione inversa (cioè, in realtà, vero progressismo che guarda ai migliori esempi del nostro passato repubblicano): ripercorrere a ritroso e cancellare le tappe che in questi anni hanno portato scientemente allo smantellamento del Ssn…

– privatizzazione -> regionalizzazione -> aziendalizzazione———————————————————>

… e riportarlo allo spirito della riforma del 1978 ma per farlo ci vorrebbe una politica, dei professionisti sanitari (me compreso) e dei cittadini all’altezza, nulla che si veda all’orizzonte.

Rimettere al centro della politica la sanità pubblica significa ripensare un modello di convivenza fondato sui principi dell’uguaglianza, della solidarietà e della cura. — Chiara Giorgi

Conclude infine Chiara Giorgi: “Rimettere al centro della politica la sanità pubblica, il suo potenziamento partecipato, il diritto fondamentale alla salute, come sancito dalla Costituzione, significa e comporta ripensare un modello di convivenza fondato sui principi dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’interdipendenza, della cura. Ancora una volta è il caso di richiamare le parole di uno dei più̀ importanti protagonisti dei conflitti e delle conquiste degli anni Settanta: ‘decidere – scriveva Giulio A. Maccacaro – quale posto spetti alla salute in una scala di priorità̀ è un atto che qualifica non solo e non tanto, funzionalmente, un servizio sanitario quanto, politicamente, una società’”.

Ma quali sono i modi e le forme di questa lotta? C’è bisogno che qualcuno ce le indichi e ci guidi perché il nostro mestiere è altro. Spesso siamo talmente impegnati e oberati dalla nostra attività prevalente (clinica o altra che sia) da non sapere come muoverci praticamente e finiamo per sentirci soli, isolati e impotenti. 

Vittorio Fontana 
Medico geriatra

Bibliografia

  1. Giorgi C. La manovra contro la sanità pubblica. Saluteinternazionale.info, 17 dicembre 2025.
  2. Fattorini L. Il medico neutrale fa la piaga puzzolente. Saluteinternazionale.info, 1 dicembre 2025.

La delibera della Regione Lombardia
La Regione Lombardia ha approvato nel settembre 2025 la delibera 4986, che introduce un nuovo modello sperimentale di attività sanitaria pubblica ribattezzato da critici e media “Super-Intramoenia”. Il provvedimento consente alle strutture sanitarie pubbliche, come aziende sociosanitarie territoriali e Irccs, di stipulare convenzioni dirette con fondi sanitari integrativi, mutue e compagnie assicurative, permettendo agli assistiti di accedere a prestazioni all’interno degli ospedali pubblici con copertura assicurativa totale o parziale dei costi. A differenza dell’intramoenia tradizionale, l’attività è organizzata a livello aziendale: le strutture mettono a disposizione spazi, tecnologie e personale, mentre gli operatori sanitari possono aderire su base volontaria ricevendo compensi aggiuntivi. L’obiettivo dichiarato è aumentare trasparenza, tracciabilità e sicurezza delle prestazioni, tutelando cittadini e professionisti. La delibera è accompagnata da linee guida operative e da uno schema di convenzione e prevede una fase di sperimentazione con una verifica dopo sei mesi per valutarne l’impatto su liste d’attesa e organizzazione ospedaliera.

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