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L’etica medica non è universale, stabile e intrinseca alla deontologia professionale; anzi “è più fragile di quanto si possa credere, perché dipende dallo spirito culturale dell’epoca e dalle circostanze politico-sociali, che sono entrambi soggetti a cambiamenti” [1], riporta Scienza in rete in un articolo sul rapporto tra medicina e nazismo, o, meglio, sulla medicina nazista, riprendendo analisi e proposte della Lancet Commission on medicine, Nazism, and the Holocaust: historical evidence, implications for today, teaching for tomorrow.

E, negli ultimi mesi, esempi della fragilità dell’etica e della deontologia, e dell’intreccio con la cultura e la politica (non solo sanitaria) ne abbiamo avuti diversi: la proposta di legge, a luglio del 2023, per rendere la gestazione per altri reato universale, la bocciatura della proposta di legge della Regione Veneto per regolamentare il suicidio assistito, la trasformazione degli ospedali nei territori di guerra da luoghi di cura a bersagli di bombe per creare deterrenza nei confronti delle popolazioni aggredite.

A questo proposito appartiene veramente ad un altro tempo quanto racconta Giorgio Cosmacini [2] sulla nascita degli ospedali: gli hospitia, poi hospitalia, sorti nella bassa latinità, erano luoghi dell’accoglienza dove l’ospite bisognoso diventa beneficiario di un’assistenza elargita in modo volenteroso, libente animo, gioioso, cum hilaritate, prodigo, cum largitate, e senza supponenza o superbia, cum humilitate.

Oggi queste strutture e il personale sanitario che vi lavora sono obiettivi intenzionali e deliberati di attacchi indiscriminati (e non incidenti o danni collaterali), con interruzione della fornitura di acqua, alimenti, elettricità per costringere la popolazione “nemica” e i suoi mezzi di assistenza alla resa.

Eppure i medici rimangono lì, negli ospedali, sotto i bombardamenti, senza acqua, cibo, elettricità. I medici e gli infermieri non sono obbligati se non dalla loro etica (che non è, se ne hanno una, quella dei militari), a stare accanto ai pazienti, anche se non possono quasi più fare nulla per loro. Se esiste qualcosa di peggiore di una guerra, per un medico è il fatto che ci siano feriti gravissimi e di non poterli soccorrere. Che ci siano pazienti curabili, ma non più l’elettricità e i farmaci per poterli curare.

Negli ultimi mesi, esempi della fragilità dell’etica e della deontologia, e dell’intreccio con la cultura e la politica (non solo sanitaria) ne abbiamo avuti diversi.

In questo numero della rivista il punto affrontiamo di nuovo, come quando scoppiò il conflitto armato in Ucraina, il tema della guerra e il ruolo dei medici, il cui compito professionale e deontologico è contribuire a prevenire e contrastare questo crimine e a promuovere la pace.

Etica e politica, cultura e società si intrecciano anche in altri ambiti, molto diversi da quelli bellici, come l’inizio e il fine vita, dove il confronto avviene tra differenti visioni di tipo morale: sacralità e indisponibilità della vita da una parte e rivendicazione di una piena autodeterminazione dall’altra. A questi piani di discussione si sovrappongono poi valutazioni politiche che intendono far prevalere la visione di una parte, come buona per tutti. Questo è il significato della bocciatura della proposta di legge della Regione Veneto per regolamentare il suicidio assistito: piuttosto che scrivere insieme regole accettate e condivise che tutelino tutti, senza obbligare nessuno a scegliere quella soluzione, non si ha timore di mostrare una vera intolleranza ideologica per un diritto sancito dalla Corte Costituzionale.

Piuttosto che scrivere insieme regole accettate e condivise che tutelino tutti, senza obbligare nessuno a scegliere quella soluzione, non si ha timore di mostrare una vera intolleranza ideologica per un diritto sancito dalla Corte Costituzionale.

Un altro tema è quello che trattiamo su questo numero con quattro ampi articoli, la gravidanza per altri: secondo alcuni è così orribile, innaturale, fuori dal “normale” che la si deve impedire a tutti, facendola diventare un reato universale.

Se questi contesti ci danno l’impressione che le istanze dell’etica siano spesso calpestate, non per questo dobbiamo rinunciare a incidere culturalmente nella società e nella politica con il percorso che il punto ha iniziato, all’interno del quale il dibattito critico ha l’obiettivo di permettere una riflessione complessa e libera.

Guido Giustetto
Presidente OMCeO Torino
Direttore scientifico ilpunto.it  

Bibliografia

  1. Bruns F, Chelouche T. Lectures on inhumanity: teaching medical ethics in german medical schools under nazism. Ann Intern Med 2017; 166: 591-5.
  2. Cosmacini G. Medicina per i poveri e per i ricchi. Storia della salute e della sanità. Milano: Edizioni Pantarei, 2023.

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista il punto, numero 4, anno 2023.

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