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Nel vasto panorama delle crisi am­bientali che affliggono il nostro tempo, una forma di inquinamen­to si sta facendo strada in modo invisibile, ma sempre più allarmante: quella causata dai farmaci e dai prodotti per la cura della persona, noti con l’acronimo Ppcp (phar­maceuticals and personal care products). L’u­tilizzo di medicinali ad uso umano e vete­rinario, cosmetici, prodotti per l’igiene quotidiana causa la dispersione nell‘am­biente di residui chimici.

Questi inquinanti, spesso ignorati nel di­battito pubblico, sono oggi al centro dell’attenzione di chi si occupa di salute am­bientale e pubblica. I Ppcp entrano nelle acque reflue e, a causa della loro persisten­za e della limitata capacità dei depuratori di rimuoverli, si ritrovano nei fiumi, nei la­ghi, nel suolo e persino nell’acqua potabi­le. Le conseguenze? Preoccupanti sia per gli ecosistemi che per la nostra salute.

Un pericolo subdolo e diffuso

Le concentrazioni di questi contaminanti nell’ambiente sono generalmente molto basse, ma ciò non significa che siano in­nocue. Numerosi studi hanno dimostrato che anche piccole dosi possono avere ef­fetti significativi: alterazioni del compor­tamento e della riproduzione negli anima­li acquatici, resistenze batteriche, bioac­cumulo lungo la catena alimentare. Alcuni di questi composti, come gli interferenti endocrini, sono in grado di modificare il sistema ormonale umano anche a dosi in­finitesimali.

Inoltre, la presenza di antibiotici nei corpi idrici di acque reflue è considerata una delle cause prin­cipali dell’antibiotico-resistenza. Un peri­colo globale, che supera i confini naziona­li e richiede risposte urgenti.

Il ruolo della comunità medico-scientifica

La sensibilità crescente su questi temi ha trovato voce anche nel recente convegno nazionale promosso dall’OMCeO Torino in collaborazione con l’International so­ciety of doctors for environment Italia (Isde), che si è tenuto nel marzo scorso a Torino.

Un incontro che ha visto la partecipazione di medici, ricercatori, amministratori, at­tivisti e rappresentanti del mondo sani­tario e ambientale. Un evento nato dalla consapevolezza che ambiente e salute non sono ambiti separati, ma due volti della stessa realtà. Ogni volta che si inquina un fiume, si minaccia la salute delle comuni­tà. Ogni volta che si diffonde un inquinan­te persistente, si moltiplicano le probabi­lità di malattie per le generazioni future.

Prescrivere in modo consapevole, smaltire in modo sicuro

Uno dei temi centrali emersi durante il convegno riguarda l’importanza della prevenzione primaria. I medici, come at­tori di prima linea nella difesa della salute pubblica, possono fare molto: dalla sensi­bilizzazione dei pazienti al corretto smal­timento dei farmaci, alla scelta di terapie realmente necessarie, evitando l’uso ec­cessivo di farmaci inappropriati. Una me­dicina più sobria e attenta all’ambiente è una medicina anche più giusta.

A ciò si aggiunge la necessità di campagne informative rivolte alla cittadinanza: po­chi sanno che gettare i medicinali nel la­vandino o nel water equivale a contami­narci da soli. Le farmacie devono rimane­re presìdi fondamentali nella raccolta dei farmaci scaduti, ma serve anche un’educa­zione culturale e civica che parta dalle scuole e coinvolga le famiglie.

Le responsabilità delle istituzioni e dell’industria

L’azione dei singoli non può però bastare. È necessario un intervento coordinato e deciso da parte delle istituzioni, a partire dall’adeguamento dei sistemi di depura­zione delle acque. Gran parte degli im­pianti oggi operativi non è progettata per trattenere i microinquinanti come i Ppcp. Occorrono investimenti mirati e l’intro­duzione di tecnologie avanzate – come i filtri a carboni attivi o l’ozonizzazione – capaci di rimuovere anche le sostanze più resistenti.

Le politiche pubbliche devono anche favo­rire la ricerca di alternative ecocompati­bili, promuovere pratiche agricole meno dipendenti da farmaci veterinari, incenti­vare le aziende farmaceutiche e cosmeti­che a ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti. Tutto ciò deve avvenire in un contesto normativo più rigoroso, in cui si stabiliscano limiti precisi per la presenza di Ppcp nelle acque e nei suoli.

La salute umana non può essere separata dalla salute del pianeta. Solo ripensando i nostri modelli produttivi, sanitari e cul­turali potremo invertire la rotta.

Ppcp, Pfas, pesticidi: tre volti dello stesso problema

L’inquinamento da Ppcp non è un feno­meno isolato, anzi. L’ambiente è sempre più contaminato da composti chimici per­sistenti, come i pesticidi o le sostanze per-e polifluoroalchiliniche (Pfas), spesso mal regolati e scarsamente monitorati e che minano alla base il diritto universale alla salute e a un ambiente sano.

Difendere l’ambiente, oggi, non è più una questione di sensibilità personale, ma un obbligo sanitario e costituzionale. In Ita­lia, l’articolo 9 della Costituzione tutela l’ambiente come valore fondativo della Repubblica. In Europa, la nuova direttiva sulla qualità delle acque riconosce final­mente i microinquinanti come una prio­rità. È su questa strada che dobbiamo con­tinuare, con coerenza e coraggio.

Ogni prescrizione, ogni scelta, ogni politica possono essere anche un atto di cura verso la Terra.

Conclusione: quello che serve è un cambio di paradigma

L’inquinamento da farmaci e cosmetici è un esempio paradigmatico della comples­sità della crisi ambientale in cui ci trovia­mo. Non è causato da grandi disastri, ma da milioni di gesti quotidiani. Non produ­ce danni immediati, ma agisce lentamen­te e silenziosamente. Eppure, proprio per­ché è diffuso e invisibile, è anche il più insidioso.

La salute umana non può essere separata dalla salute del pianeta. Solo ripensando i nostri modelli produttivi, sanitari e cul­turali potremo invertire la rotta. Isde con­tinuerà ad essere in prima linea su questo fronte, promuovendo una medicina inte­grata, consapevole e attenta all’ambiente. Perché ogni prescrizione, ogni scelta e ogni politica possono essere anche un atto di cura verso la Terra.

Roberto Romizi
Presidente

Isde – Associazione medici per l’ambiente Italia


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