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Questo articolo è la terza e ultima puntata della ricostruzione di Ernesto Venturini dei tre viaggi di Franco Basaglia in Brasile dove, alla fine degli anni settanta, partecipò a diverse conferenze e ispirò un movimento di riforma psichiatrica, integrato nelle lotte per la democrazia e nei movimenti sociali dell’epoca. Qui la prima puntata e la seconda puntata.

Come Franco Basaglia è stato percepito e reinventato in Brasile? Considerarlo semplicemente come una persona brillante e radicale, che ha creato e proposto pensieri personali sulla psichiatria, può condurre a una visione distorta delle sue capacità e del suo operato. Il mito di una leadership solitaria cancella la storia delle reti di collaborazione da Basaglia messe in moto, secondo una pratica da lui sempre attuata nella sua vita professionale.

Solo se pensiamo a Basaglia come un soggetto collettivo e interattivo, abbiamo una comprensione più coerente del suo impatto.

Solo se pensiamo a Basaglia come un soggetto collettivo e interattivo, abbiamo una comprensione più coerente del suo impatto. I resoconti brasiliani degli incontri del 1978 e del 1979, contenuti nell’edizione brasiliana di Conferenze brasiliane, a differenza delle successive edizioni italiane, mostrano chiaramente questa dimensione collettiva. Sulla scena agiscono tanti attori sociali e politici, che interagiscono vivacemente con Franco Basaglia. Molti testimoni di quegli eventi riferiscono il suo tipico modus operandi: una comunicazione diretta e comprensibile, il rispetto per la differenza, l’indignazione di fronte alla violenza nelle sue molteplici forme, un sostanziale atteggiamento di ascolto, una forma di antagonismo a ogni comportamento colonialista. Questa condotta di Basaglia, senza dubbio, ha influenzato positivamente l’immaginario dei brasiliani. Ma – ci si potrebbe chiedere – una tale dimensione collettiva può far ritenere poco importanti i pensieri e le azioni individuali del personaggio Basaglia? E, più specificamente, esiste, in Brasile, una conoscenza ampia e diretta dei suoi scritti?

La risposta è sì: esiste una conoscenza diretta e diffusa dei suoi scritti, tradotti in portoghese, come esiste anche la conoscenza di una letteratura internazionale sulle tante esperienze antiistituzionali, che a lui si sono ispirate.

L’impatto di Basaglia sul pensiero scientifico e culturale brasiliano va però oltre il campo degli studiosi.

La specificità, così come l’intensità innovativa e critica, del pensiero basagliano sono collegabili anche a quanto due famosi brasiliani hanno affrontato nella loro pratica e nei loro scritti: Paulo Freire e Nise da Silveira.  Per i brasiliani c’è, quindi, un motivo in più per riconoscersi in Basaglia: il suo pensiero è in linea con quello di due dei personaggi più apprezzati della propria cultura democratica e innovativa.

L’impatto di Basaglia sul pensiero scientifico e culturale brasiliano va però oltre il campo degli studiosi. Ogni professionista della salute mentale che lavora nel settore pubblico, lo conosce. Ma lo conoscono e, in molti casi, lo ammirano soprattutto le persone che frequentano i servizi pubblici.

La legislazione brasiliana, ispirata al principio basagliano di rifiuto dello stigma sociale, ha cercato di sviluppare una nuova e rispettosa terminologia per definire il paziente con problemi di salute mentale. Tra questi figurano portatore di disturbo psichico, cittadino con sofferenza psichica, utente. Questo lessico rivela il tentativo di sfuggire al riduzionismo biomedico, usando espressioni tradotte dai movimenti sociali della salute mentale, ispirati alle idee di Basaglia. I complessi processi culturali e sociali dell’impatto di Basaglia si sono tradotti nella musica, nel teatro, nella letteratura e in molte altre forme di espressione artistica e politica. Molte delle espressioni di Basaglia hanno colpito profondamente l’immaginario di chi vuole una società giusta e desidera cambiamenti radicali. Tra questi spiccano la “lotta contro le istituzioni della violenza”; “la libertà è terapeutica”; “la malattia mentale deve essere messa tra parentesi”; “l’ottimismo della volontà”; “abbiamo dimostrato che l’impossibile è possibile!” Sono espressioni coerenti e semplici, che dimostrano una grande capacità comunicativa.

Il mito però si alimenta anche con la vita e con la storia del personaggio. La sua credibilità ha acquistato valore, ad esempio, per il suo pieno impegno nel servizio pubblico: un vero funzionario pubblico. E sono ugualmente importanti la sua onestà, il suo coraggio, il suo essere antifascista. Tanti brasiliani, perseguitati durante la dittatura militare, si riconoscono in lui, che ugualmente fu arrestato durante il fascismo.

C’è però un aspetto critico da considerare. Se valutiamo il numero di citazioni degli scritti o delle realizzazioni di Franco Basaglia nelle pubblicazioni psichiatriche universitarie di quegli anni, i richiami a Basaglia sono molto limitati. Inoltre, l’Associazione brasiliana degli psichiatri ha espresso recentemente un parere negativo sulla necessità di chiudere tutti gli ospedali psichiatrici. Come si giustifica? Nel caso delle pubblicazioni scientifiche, bisogna tener conto che tali pubblicazioni sono fondamentalmente finanziate da case farmaceutiche e che, quindi, sono focalizzate prevalentemente sulla neuroscienza e sugli effetti degli psicofarmaci. Per quanto riguarda la posizione dell’Associazione nazionale degli psichiatri, le critiche si basano su pregiudizi ideologici che si concentrano su situazioni problematiche di alcune realtà e non analizzano, invece, i risultati indiscutibilmente positivi ottenuti in altri numerosi contesti. Quando gli ospedali psichiatrici sono stati sostituiti dalle nuove organizzazioni territoriali, che rispettano le indicazioni della legge, i parametri di salute sono nettamente migliorati. E tuttavia va riconosciuto che esistono dei gravi ritardi nell’applicazione della legge. Esistono ancora ospedali psichiatrici che assorbono finanziamenti e impegni organizzativi, che potrebbero essere utilizzati nella salute mentale di comunità e che offrono servizi di bassa qualità. Sono fiorite, inoltre, in questi ultimi anni le cosiddette Comunità terapeutiche per il trattamento delle dipendenze da alcool e droga. Queste comunità, in prevalenza, sono istituzioni private, a gestione religiosa e ottengono cospicui finanziamenti dal sistema pubblico, anche se attraverso il budget del Ministero della giustizia. Le modalità di trattamento – documentate da numerose indagini – ricordano fortemente quelle dei manicomi. Inoltre, sono pochi e mal gestiti i letti psichiatrici negli ospedali generali, sostanzialmente per una difficoltà non chiaramente espressa e gestita, da parte delle direzioni generali degli ospedali generali, nell’accogliere al loro interno pazienti problematici. Per queste ragioni si determina spesso un sovraffollamento dei servizi di emergenza psichiatrica. Queste difficoltà e inadempienze legislative si sono particolarmente accentuate durante il governo conservatore negli anni 2019-23. Oggi è comunque evidente e criticabile l’insufficiente finanziamento pubblico per corrispondere alle esigenze della riforma.

Nessun altro Paese ha apportato un cambiamento così efficace trovandosi in una situazione di partenza estremamente problematica: i pazienti non avevano protezione legale e grandi interessi economici si opponevano al cambiamento del sistema.

In ogni caso sono molte le istituzioni e gli psichiatri brasiliani che condividono la prospettiva basagliana. Sono professionisti di riconosciuto prestigio scientifico, come quelli che fanno parte dell’Associazione di psichiatria di Minas Gerais, tutti coloro che attualmente fanno parte dell’Associazione brasiliana di salute mentale o dell’Associazione brasiliana di salute collettiva.

Queste considerazioni ci portano a confrontarci con il rapporto tra la prassi basagliana e la legge di riforma psichiatrica. La legge brasiliana di Riforma della salute mentale (Legge 10.216, dell’aprile 2001) costituisce sicuramente un risultato importante. Garantisce la protezione e i diritti legali delle persone con disturbi mentali e modifica la legge sull’assistenza in materia di salute mentale. Il cambiamento istituzionale è stato, ed è tuttora, uno dei più importanti al mondo tra i Paesi a basso e medio reddito. Ha attuato una riforma coraggiosa – la cura in libertà – e introdotto un nuovo sistema di salute mentale, coinvolgendo la società civile e i professionisti, utenti e famiglie. Si può sostenere – secondo la dichiarazione di Benedetto Saraceno, ex responsabile della Salute mentale dell’Organizzazione mondiale della sanità – che nessun altro Paese ha apportato un cambiamento così efficace trovandosi in una situazione di partenza così problematica: i pazienti non avevano protezione legale e grandi interessi economici si opponevano al cambiamento del sistema. Malgrado questa forte opposizione, il numero dei posti letto psichiatrici e il numero degli ospedali psichiatrici, pubblici e privati, si sono fortemente ridotti, mentre si è costituita una vasta rete di Centri di assistenza psico sociale (Caps), ispirata al modello originale dei Centri di salute mentale di Trieste. I Caps sono attualmente distribuiti su tutto il territorio nazionale. La proporzione delle risorse del sistema sanitario per gli ospedali psichiatrici e per i servizi extra ospedalieri tra il 2002 e il 2013 ha subito una netta inversione: oggi prevale il finanziamento dei servizi comunitari. Molti degli utenti dei servizi o ex utenti militano attivamente in associazioni, gruppi, per difendere i diritti acquisiti. Ciò accade anche per i familiari, ma in questo caso in modo più ridotto di quanto accade in Italia.

Sarebbe però un grave errore valutare il valore della impresa basagliana e il suo impatto a partire dai risultati della legge da lui ispirata. Infatti, lo stesso Basaglia fu critico nei confronti della formulazione e dell’attuazione della legge italiana. L’attuazione di una riforma dipende da complesse interazioni politiche, sociali e finanziarie insieme al flusso di tante circostanze storiche. È fondamentale, quindi, distinguere le due tematiche: la prassi basagliana e gli esiti delle leggi di riforma.

Questa distinzione è particolarmente importante in un Paese come il Brasile, dove il contrasto è tra chi sostiene un sistema sanitario pubblico, universale ed egualitario, di cui la riforma della salute mentale è un esempio, e chi sostiene un sistema sanitario privato, che privilegia il profitto e l’efficienza finanziaria. La portata di questo contrasto diventa più chiara se abbandoniamo il campo della psichiatria ed esploriamo altri ambiti della sanità. Nelle pubblicazioni, negli articoli e nei documenti della medicina sociale troviamo tanti riferimenti positivi al pensiero e alla pratica basagliana. Il suo pensiero appare talora come una vera pietra miliare per lo sviluppo delle politiche sanitarie. Nelle pubblicazioni accademiche in discipline quali psicologia sociale, sociologia, infermieristica, servizio sociale, terapia occupazionale, antropologia e diritto, il riferimento all’opera di Basaglia è ampio e omogeneo. Si sottolinea il suo apporto critico rispetto alla neutralità della scienza, al positivismo scientifico e al rapporto tra conoscenza e potere.

Il pensiero, il lavoro e la filosofia di Basaglia insistono negli spazi formali – i centri di istruzione superiore – e in quelli che possono essere definiti informali e che alimentano una attiva cultura antimanicomiale.

È del tutto evidente l’importanza e la forza di un processo di cambiamento, che ha avuto origine con lo storico incontro tra i brasiliani e Basaglia alla fine degli anni settanta. L’impatto di questo incontro ha avuto un’eco per quarantasei anni. Sebbene riformismi e ideologie di ricambio operino sistematicamente per indebolire questa eredità, sebbene si riproducano nuove istituzioni della violenza, come le cosiddette comunità terapeutiche per i consumatori di droghe, l’attuale programma della lotta brasiliana contro il manicomio dimostra come siano rimaste attive e vitali le motivazioni di quel processo [2]. I basagliani brasiliani continuano a moltiplicarsi, stabiliscono alleanze, reti, cambiamenti che reclamano nuove leadership disciplinari e politiche. Si mantiene tutt’ora vitale l’orizzonte etico che alimenta l’attivismo brasiliano, che scende in piazza rifiutando tutte le istituzioni di violenza.

La tensione dialettica tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della pratica permane nel processo contradditorio di costruzione della democrazia brasiliana. Il pensiero, il lavoro e la filosofia di Basaglia insistono negli spazi formali – i centri di istruzione superiore – e in quelli che possono essere definiti informali e che alimentano una attiva cultura antimanicomiale.

Le minacce ai diritti sociali e umani confermano il pensiero di Basaglia: il rischio costante che la vecchia psichiatria e anche quella riformata possano esercitare una prevaricazione della libertà individuale. Lo si può constatare, anche oggi, attraverso una forte farmacologizzazione non solo rivolta ai pazienti, ma anche ai sani, di cui, peraltro, sono sempre più patologizzati patologizzati persino comportamenti di normalità.

Se essere radicale viene inteso come capacità di sovvertire l’ordine egemonico, Basaglia merita l’onore di questo termine. Se significa estremismo, rifiutiamo questo termine.

Se essere radicale viene inteso come capacità di sovvertire l’ordine egemonico, Basaglia merita l’onore di questo termine. Se significa estremismo, rifiutiamo questo termine. La precisione concettuale, tecnica e politica dell’eredità basagliana ci riporta ai termini di una vera psichiatria democratica e alle migliori alternative sia in tempi bui che meno. Il potere della democrazia smaschera vigorosamente la retorica del controllo sociale, che cerca di utilizzare le scienze mediche e psicologiche come uno spazio di dominio; mette a tacere la virulenza di questo tipo di interpretazione della sofferenza mentale e promuove i necessari meccanismi di salute in Brasile e altrove.

Concludo, con una testimonianza personale. In qualità di esperto dell’organizzazione Mondiale della Sanità per molti anni ho viaggiato a lungo in Brasile. Ho conosciuto molte persone che dichiaravano di aver incontrato Basaglia tanti anni prima in occasione dei viaggi di Basaglia in Brasile. La loro rievocazione era carica di stima e di ammirazione. Ma io ricordo con particolare emozione l’incontro con una anestesista di un piccolo ospedale di Caruarù, all’interno dello Stato di Pernambuco. Mi disse: “Io sono profondamente grato a Basaglia. Il suo incontro ha cambiato la mia vita!”.

Ernesto Venturini
Psichiatra
Già collaboratore di Basaglia a Trieste e Gorizia
Già collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità

Note

  1. Il giovane Franco Basaglia è stato imprigionato a Venezia alla fine del 1944 per attività antifascista. Fu liberato alla fine della guerra
  2. Il termine “Ideologia di ricambio” compare a metà degli anni Settanta nel libro “La maggioranza deviante” (1971). Indica una nuova ideologia di tipo sociologico, apparentemente alternativa, che si sovrappone soltanto alle esistenti ideologie psichiatriche, (Basaglia, 1982, 157).
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