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I fatti di cronaca ci portano costantemente a riflettere sulla questione della violenza di genere. Molti opinionisti hanno speso, e continuano a spendere, tantissime parole sostenendo quanto sia importante educare le nuove generazioni. Chiedono alle istituzioni di pensare strategie educative, chiedono che la scuola si faccia carico di educare alle emozioni, all’affettività, alle relazioni. Ma coloro che hanno il maggiore potere educativo sui bambini sono i genitori.

I benefici dei percorsi educativi, anche i più validi e ben costruiti, possono essere annullati da una parola sfavorevole dei genitori. Alessandro Baricco scrive “le parole sono piccole macchine molto esatte”, infatti tagliano, cuciono, strappano, offendono, annullano.

Educare con l’esempio

In tutti i contesti educativi, ma con maggiore efficacia in famiglia, vale l’affermazione “si educa con l’esempio”. Soprattutto per quanto riguarda i bambini sotto i sei anni che apprendono per imitazione. Questa frase è vera, e va sottolineato, in assenza di patologie, per le quali valgono dei percorsi particolari.

Il potere educativo dei genitori è il più grande ed è l’esempio principale al quale i bambini e i ragazzi fanno riferimento per decidere come comportarsi per tutto l’arco della loro esistenza.

Nello specifico, in famiglia, cosa vuol dire “si educa con l’esempio”?

Vuol dire che se io genitore tiro su con il naso, è molto probabile che i miei figli facciano lo stesso.
Vuol dire che se urlo, è molto probabile che i miei figli facciano lo stesso.
Vuol dire che se uso sempre il telefono, è molto probabile che i miei figli facciano lo stesso.
Vuol dire che se mastico con la bocca aperta, è molto probabile che i miei figli facciano lo stesso.
Vuol dire, che se mi rilasso mentre mia moglie prepara la cena, carica la lavatrice, controlla i compiti dei bambini è molto probabile che i miei figli crescano pensando che sia giusto così.
Vuol dire che se un genitore si alza presto per preparare la colazione, e quanto serve per iniziare la giornata, mentre l’altro rimane a letto, è molto probabile che i figli crescano pensando che sia giusto così.

I comportamenti dei genitori sono potentissimi agli occhi dei figli.

La prima lezione di rispetto, quindi, si riceve in famiglia perché il potere educativo dei genitori è il più grande ed è l’esempio principale al quale i bambini e i ragazzi fanno riferimento per decidere come comportarsi per tutto l’arco della loro esistenza.

E ho usato la parola POTERE.

Però, e sono certa che gli appassionati dei film dei supereroi riconosceranno questa frase, “da un grande potere deriva una grande responsabilità”. Lo dice lo zio a Peter Parker, l’uomo ragno.

Ecco la prima grande consapevolezza, affatto semplice da mettere in pratica: ogni genitore ha un grande potere sui suoi figli, ma ha anche la responsabilità di rispettarli, di rispettare i loro desideri, di guidare la loro crescita e fornire quanto serve per sviluppare le loro potenzialità.

Giusto per dare l’idea di quanto sia potente l’educazione: se si prende un sassolino, grande come una nocciolina e lo si lancia nell’acqua, la superficie verrà bucata ma si richiuderà immediatamente dietro esso; poi partiranno delle increspature che si diffonderanno sulla superficie all’infinito.

Immaginate il potere di uno schiaffo, di un’urlata, di un’offesa o di una umiliazione. Le increspature non saranno sulla superficie delle persone ma in profondità. Nella profondità della memoria cognitiva di quel bambino e di quella bambina. Non ho usato la parola anima ma memoria cognitiva: la parte del cervello di ogni essere umano in cui vengono immagazzinate le esperienze. Tutte.

Le esperienze entrano come emozioni che si radicano nella memoria cognitiva e che di fronte a situazioni analoghe, anche in contesti diversi, richiamano la stessa reazione.

Si pensi al momento in cui una persona vede una mano che si alza velocemente vicino a lei e si mette in posizione di difesa come quando si viene picchiati. Magari l’intento di chi ha alzato la mano era quello di dare una carezza o di togliere un capello dalla spalla ma, istintivamente, la coda dell’occhio ha visto una situazione di pericolo e ha ordinato al corpo di mettersi in posizione di difesa o di fuga.

Creare un cambiamento

Come dimostrano le neuroscienze, le esperienze sono immagazzinate dalle aree prefrontali orbitomediali. Uso queste precise parole scientifiche per sottolineare che rimangono nel cervello per sempre e sono in grado di guidare l’agire di una persona anche senza essere evocate in modo consapevole. Il che significa che di fronte a certe situazioni le reazioni sono talmente rapide che non dipendono da una scelta consapevole.

Le capacità di controllare e contenere le risposte emotive sono alla base di un comportamento adattivo, cioè dei comportamenti che adattiamo ai vari contesti, e della mediazione sociale, ossia del modo in cui ci si relaziona con gli altri. La regolazione delle emozioni implica, infatti, l’attivazione di risposte emotive o la variazione di quelle già messe in atto al fine di adottare il comportamento più adeguato alle condizioni ambientali e sociali. Questo è il modo in cui funziona il cervello umano. Da ciò si evince quanto sia importante il tipo di strategie educative che il genitore, l’educatore o l’insegnante utilizzano.

Si pensi a chi sostiene l’educazione dell’umiliazione: “non sai fare niente”, “combini solo disastri”, “ma allora sei stupido”, “non sei capace”.

I bambini si fidano ciecamente dei genitori, dipendono dai genitori e provano per loro un amore incondizionato. Ogni volta che provano un’emozione negativa legata a un comportamento, a un avvenimento, questa viene memorizzata nelle aree prefrontali orbitomediali, non cade nel vuoto, diventa il punto di riferimento per le scelte future.

A tutti gli adulti che si occupano di educare, istruire e formare, dovrebbero tremare le gambe per questa enorme responsabilità. Come usare questo enorme potere con responsabilità? Innanzitutto, si tenga presente che l’educazione non serve solo a risolvere il problema che si verifica qui e ora.  L’educazione serve a nutrire il bambino di oggi affinché diventi, nel futuro, un adulto capace, soddisfatto della sua vita, sereno e responsabile, dotato di capacità di giudizio, di critica, di autostima, capace di relazionarsi con gli altri, emotivamente e affettivamente stabile. L’educazione non si improvvisa perché quando si improvvisa, molto spesso, si agisce d’istinto basandosi su quelli che sono i propri vissuti. Ma se l’intenzionalità educativa è quella di creare un cambiamento, è necessario tenere conto dei vissuti che ciascun adulto avrebbe voluto diversi.

Condividere il proprio tempo

Quindi prima strategie educativa è organizzare il proprio tempo e condividere l’organizzazione con i propri figli. Quando sono piccoli basta che sappiano dove andranno, con chi staranno e cosa faranno. Ma chiaramente più crescono maggiore dovrà essere la condivisione della programmazione perché è importante che la programmazione tenga conto anche dei loro desideri e delle lora passioni.

Un esempio di ciò a cui mi riferisco: ci sono genitori che dicono ai loro figli tutto all’ultimo momento perché così evitano le mille domande, le curiosità; oppure ci sono bambini che dopo la scuola non sanno chi li andrà a prendere. Sono bambini che vengono abituati ad accettare le scelte altrui senza poter esprimere una loro opinione, un giudizio, una preferenza.

Altra strategia: dopo il lavoro, al rientro è strategico dedicare ai propri figli dieci minuti prima di iniziare il delirio della cena e quanto segue. Quando sono piccoli basta andar loro vicino, abbracciarli e giocare; quando sono più grandi anche semplicemente sedersi accanto a loro e aspettare che si “accorgano” che siamo tornati è sufficiente. In sostanza prendiamoci un po’ di tempo per ricompattare la famiglia senza domande ma solo con la vicinanza fisica ed emotiva.

Tutto l’agire in famiglia passa attraverso la parola e i gesti, passa attraverso l’esempio che, come genitori, si mostra. L’educare nel rispetto è un obiettivo che inizia nella famiglia.

Dimostrare amore

Tema fondamentale: l’amore. La prima forma di amore che i bambini ricevono è quella data loro dai genitori. Proporre dei percorsi sull’affettività è una validissima strategia da utilizzare nella scuola che si appoggerà inevitabilmente sull’esperienza d’amore che bambini e ragazzi vivono in famiglia.

Ogni coppia di genitori conosce il grado di stanchezza della propria relazione, territorio estremamente delicato e personale, quel grado di stanchezza ricade inevitabilmente sul modo in cui i figli costruiscono le loro relazioni fuori dalla famiglia.

Il modo in cui si dimostra amore o rabbia o irritazione o delusione nei confronti del compagno o della compagna è determinante nel come i figli vedranno sé stessi nel futuro e reagiranno dentro la loro relazione.

La prima forma di rispetto che imparano è quella che si danno, o non si danno, i propri genitori. Pensate al modo in cui litigate, alle cose che vi dite, a quanto la tirate lunga o al peso dei silenzi nella coppia.

I figli assorbono tutte queste emozioni e questi sentimenti e se li rigiocano in futuro.

Tutto l’agire in famiglia passa attraverso la parola e i gesti, passa attraverso l’esempio che, come genitori, si mostra. L’educare nel rispetto è un obiettivo che inizia nella famiglia.

Elena Ravazzolo
Neuropedagogista, consulente pedagogica

Ideatrice del metodo “Educare nel Rispetto”, Elena Ravazzolo è presidente dell’associazione Sphera Pedagogica che si occupa di educazione extrascolastica e formazione. Dal 2017 scrive per la rivista UPPA.


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