Log in

Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!

Password dimenticata?

Non hai un account? Registrati

Registrazione

Sei un essere umano?

Hai già un account? Log in

Cerca nel sito…

Reset

Ci sono molte ragioni per temere la nuova ondata di siccità che, con buona probabilità, ci aspetta nei prossimi mesi, soprattutto nei distretti nord-occidentali del territorio nazionale. È del tutto evidente che gli eventi meteorologici sono in stretta relazione con il cambiamento climatico e che quest’ultimo andrebbe affrontato con una vera politica basata su veri accordi multilaterali volti a una riduzione drastica delle emissioni di gas serra e alla messa in opera di contromisure per la mitigazione e l’adattamento. L’attenzione per la quantità e la qualità delle risorse idriche è obiettivo dell’iniziativa Mab – Uomo e biosfera dell’Unesco [1], quindi, ben venga qualsiasi programma di monitoraggio, recupero e valorizzazione degli ambienti acquatici, a condizione che non si tratti delle solite dichiarazioni di principio a cui non seguono fatti concreti.

La siccità va combattuta anche per le conseguenze drammatiche che produce quando diventa un fattore persistente in grado di inibire le funzioni degli ambienti naturali, a detrimento degli organismi che vi risiedono.

Nel frattempo, però, non possiamo aspettare che al disastro si sommi un altro disastro. In Italia la siccità dello scorso anno ha lasciato criticità ecologiche che ancora oggi non sono state ben comprese, i cui effetti però verranno certamente amplificati dalla nuova ondata di siccità preannunciata dai climatologi del Cnr e del Ipcc. La siccità non va monitorata e combattuta soltanto per le sue ricadute rovinose su paesaggi, agricolture ed economie, ma anche per le conseguenze drammatiche che produce quando diventa un fattore limitante e persistente in grado di inibire o depotenziare le funzioni degli ambienti naturali, a detrimento degli organismi che vi risiedono. L’acqua è un costituente inalienabile della biosfera, grazie anche alla sua funzione di regolazione termostatica in grado di controllare le fluttuazioni termiche mantenendole all’interno di un range di variazione favorevole agli organismi e alle comunità biologiche.

Perché non c’è più tempo da perdere?

Una regola essenziale dell’ecologia scientifica evidenzia che, nel caso in cui una comunità biologica sia già stata sottoposta a uno stress significativo (per esempio il lungo periodo di siccità del 2022), il verificarsi di una nuova perturbazione a carico della stessa comunità produrrà un effetto imprevedibilmente più grave sulla sua “resistenza fisiologica”. In pratica, fenomeni di disturbo di questo tipo aboliscono qualsiasi possibilità di stabilizzazione dell’ecosistema per molto tempo, compromettendo quella che, in condizioni di buona salute, è la sua principale proprietà: la resilienza. È bene sottolineare che il ciclo dell’acqua è strettamente associato al ciclo dei nutrienti (in particolare nel suolo), in quanto la grande maggioranza degli organismi assorbono le sostanze nutritive mediante soluzioni acquose, per cui la disponibilità di acqua e dei soluti che essa trasferisce dall’idrosfera alla biosfera gioca un ruolo biologico insostituibile in tutte le dinamiche ambientali. Anche se può sembrare strano, la prima conseguenza di un apporto insufficiente di acqua negli ambienti naturali è che gli esseri viventi muoiono di fame più che di sete. Ciò spiega la ragione per cui la scarsità di acqua nei sistemi naturali e negli agro ecosistemi può costituire uno fattore di stress che nel lungo periodo diventa pericoloso e difficilmente controllabile.

In un contesto di emergenza, non si può pretendere la perfezione.

Ora, è chiaro che la lotta alla siccità non può essere affrontata riponendo unicamente la fiducia sulla costruzione di grandi invasi, le cui pesanti controindicazioni ambientali sono note. Ciononostante un atteggiamento pragmatico suggerisce che, a causa della situazione emergenziale che si è venuta a creare nei distretti nord-occidentali del territorio nazionale, si faccia ricorso a tutto ciò che può garantire un utilizzo razionale dell’acqua basato anzitutto sul risparmio (ovunque sia possibile) e in grado di sostenere gli ecosistemi e l’agricoltura, senza penalizzare eccessivamente altri usi. La questione, in buona sostanza, riguarda ciò che nelle emergenze si rischia di compromettere se non si prendono decisioni rapide anche se queste non sono perfette: in un contesto di emergenza, non si può pretendere la perfezione.

È evidente quindi che quando si parla di sistemi agricoli e di sistemi naturali si parla implicitamente anche di suoli, perché la vitalità di tutti i sistemi ecologici di terra dipende dalla loro matrice pedologica [2]. Il suolo viene spesso e giustamente associato alla produzione alimentare ma, in un’ottica più generale, si deve osservare che i suoli sani sono fondamentali nei processi vitali di tutti i biotopi, in quanto provvedono a molte altre funzioni cruciali, tra cui la disponibilità di nutrienti, i meccanismi biochimici di ciclizzazione della materia, il sequestro del carbonio, la purificazione dell’acqua, la detossificazione dei composti tossici, e una miriade di altre funzioni. Il suolo è un ambiente che ospita quantità gigantesche di organismi microscopici che con le loro relazioni reciproche rendono la fisiologia del suolo particolarmente complessa, variabile e di grande interesse in termini eco-evolutivi. Basti pensare al fatto che il suolo ospita tra il 25 per cento e il 30 per cento di tutta la biodiversità del pianeta ed è la sede da cui si dipartono le innumerevoli catene alimentari che rendono il nostro pianeta vivo oltre che vivibile. Per distruggere le proprietà fisiche, chimiche e biologiche di un suolo bastano pochi anni, ma per ripristinarle occorrono secoli e talora millenni.

Ma la salute del suolo non è una priorità

Quando parliamo di fattori che mettono a repentaglio la salute del suolo come la siccità, l’erosione, la salinizzazione o l’inquinamento, dobbiamo tenere presente il valore del patrimonio naturale che si perde se non si fa di tutto per evitare il peggio.

Chiunque abbia seguito con interesse in questi anni le politiche europee sa che l’Unione europea ha messo sul tavolo molte iniziative finalizzate a consolidare la salute del suolo. Tuttavia, anche quando queste misure sono state formalmente adottate, non sono state applicate in modo efficace per affrontare il problema del rapido degrado dei suoli europei. Secondo la Commissione europea, circa due terzi (60-70 per cento) degli ecosistemi dell’Unione europea presentano suoli malsani e in continuo degrado, a causa dei molti fattori di stress.

Il suolo ha bisogno dell’acqua e l’acqua ha bisogno del suolo, ma tale semplice relazione circolare offerta dalla natura viene oscurata da altri interessi predominanti nei “palazzi”.

I dati relativi a questi fenomeni degenerativi sono preoccupanti sotto molti punti di vista: si tratta di questioni che vanno dalla sicurezza dell’agro-alimentare alla conservazione della biodiversità, dalla protezione della salute umana al problema dei mezzi di sussistenza, dalla contaminazione da pesticidi alla desertificazione dei terreni agricoli, fino ad arrivare a scenari che oggi possiamo definire di vera e propria minaccia per l’ecosfera. Tutto ciò getta ombre su come si potrebbe uscire dalla crisi idrica dei prossimi mesi, ma al momento la gravità della situazione non sembra minimamente compresa dal mondo politico.

In termini sintetici, si può affermare che il suolo ha bisogno dell’acqua e che l’acqua ha bisogno del suolo, ma tale semplice relazione circolare offerta gratuitamente dalla natura in forma di beni e servizi viene oscurata da altri interessi predominanti nei “palazzi”: in pratica, la bussola delle priorità della politica punta da tutt’altra parte.

Ancora più allarmante è il fatto che, se gestito in modo scorretto il suolo può passare da essere un serbatoio di carbonio a fonte di carbonio. Attualmente i suoli dell’Unione europea mostrano pattern preoccupanti di perdita di carbonio organico. Questo potrebbe rappresentare un rischio per gli obiettivi climatici.

Ciò che si sta facendo a livello nazionale (ma anche a livello europeo non si vedono iniziative migliori) è sperare che nei prossimi mesi possano cadere le piogge e le nevi che non sono cadute nel corso della stagione autunnale-invernale 2022-2023. Tuttavia, al momento non possiamo sapere se il divario potrà essere completamente recuperato: un’evenienza che per molti ha una probabilità piuttosto bassa di verificarsi. Il contesto odierno deve essere preso molto sul serio perché il rischio è quello di esacerbare una situazione di siccità peggiore di quella della primavera-estate del 2022.

Occorre mettere a punto fin d’ora un programma di gestione e di utilizzo delle risorse idriche che tenga conto del peso dei vari usi idrici a livello sociale, naturale ed economico. Una delle soluzioni possibili, anche se certamente non l’unica, è quella di utilizzare i bacini idrici artificiali e naturali esistenti a cui attingere. Come anticipato sopra, la nuova edificazione di grandi invasi è caratterizzata da una serie di controindicazioni ambientali che è bene evitare, tuttavia, i piccoli invasi inseriti in reti locali di approvvigionamento idrico a favore delle colture ma utili anche a non mandare in sofferenza gli ambienti naturali hanno un impatto sul territorio decisamente inferiore. Piccoli corpi idrici creati senza uso di cemento in siti territoriali e paesaggistici idonei possono dare un contributo sostanziale in termini di “auto-sufficienza” idrica. Questo ragionamento, ovviamente, deve essere accompagnato da un razionale impiego dell’acqua in tutti i settori che ne fanno uso.

Nel breve periodo appare urgente un’azione politica rigorosa volta a frenare i problemi di deterioramento e di scarsità di acqua, non solo in Italia ma in tutta Europa.

Le competenze ci sono, servono le politiche

È chiaro che un problema come quello della siccità, affrontato in una fase già critica e avanzata, richiede una serie di contromisure su grande e piccola scala che devono essere programmate e realizzate in modo integrato, senza lasciare nulla di intentato e senza lasciare nulla al caso. Per esempio, in agricoltura l’utilizzo di sistemi di irrigazione che minimizzano lo spreco di acqua (i.e. sistemi a goccia) abbinato al ricorso a colture a buona vocazione territoriale/locale e a basso consumo idrico (ed energetico) possono fornire un aiuto importante. Qualcosa in agricoltura si dovrà certamente sacrificare, ma lo scenario non permette di accontentare tutti né di impiegare soluzioni operative legate all’ordinario.

La politica e le istituzioni governative a tutti i livelli di competenza territoriale non devono e non possono perdere altro tempo.

Concludendo, tutto ciò premesso, la risorsa principale che al momento sembra mancare è la capacità di pianificare in anticipo la gestione politica del problema per non farsi trovare impreparati nel caso in cui i pronostici peggiori dovessero avverarsi. Nel breve periodo appare urgente un’azione politica rigorosa volta a frenare i problemi di deterioramento e di scarsità di acqua, non solo in Italia ma in tutta Europa. Suolo e acqua (e aria) sono entità ambientali infinitamente più preziose e vulnerabili di quanto si pensi. Le competenze scientifiche e tecnologiche per affrontare senza traumi eccessivi una nuova crisi idrica che forse sarà peggiore di quella dello scorso anno non mancano, ma la politica e le istituzioni governative a tutti i livelli di competenza territoriale non devono e non possono perdere altro tempo.

Carlo Modonesi
Isde Lombardia
Comitato scientifico di Isde – Italia

Note redazionali

  1. Il Programma “L’uomo e la biosfera”, Man and the Biosphere-MAB è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’Unesco nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile. Nell’ambito di questo programma è stata costituita una rete mondiale di Riserve della Biosfera: aree comprendenti ecosistemi terrestri, marini/costieri, o una combinazione degli stessi, riconosciute a livello internazionale nella struttura stessa del Programma MAB dell’UNESCO, dove l’accento è posto su forme di gestione integrata, partecipata e decentralizzata dello sviluppo. Qui il sito del programma Mab del’Unesco.
  2. La matrice pedologica si riferisce allo studio dei terreni sotto il profilo della genesi e delle modificazioni dovute ai fattori biotici, abiotici e antropici. Conoscere come questi fattori impattano sulla natura ed evoluzione dei terreni permette di acquisire una consapevolezza maggiore sugli effetti generati da scelte economicamente ed ecologicamente sbagliate. Per approfondire, vedi la voce “pedologia” di Wikipedia.

Gli articoli di Isde Italia – Medici per l’ambiente

Condividi

Condividi questo articolo:

Ultimi articoli

ChatGPT, il medico e il paziente informato

Tre attori che hanno in comune il futuro della nostra salute. Le riflessioni di Raffaele Giusti

Alzheimer: tanti investimenti e pochi risultati?

Andrea Capocci a colloquio con il neuroscienziato Antonino Cattaneo

I commenti sono chiusi.