Cibo spazzatura, marketing, legislazione: una questione etica
Cosa possono fare i governi? La nota di Eva Rigonat
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Cosa possono fare i governi? La nota di Eva Rigonat
Il cibo spazzatura e il marketing aggressivo rivolto ai minori rappresentano un’emergenza di salute pubblica. Sebbene l’Oms e diversi Paesi europei raccomandino divieti normativi stringenti, l’Italia e l’Unione europea si affidano ancora in gran parte all’autoregolamentazione dei produttori, lasciando scoperta la tutela dei più piccoli. Ne parla in questo articolo Eva Rigonat del Comitato scientifico ISDE Italia – Associazione italiana medici per l’ambiente.
Negli ultimi anni la consapevolezza del rapporto tra alimentazione e salute si è progressivamente tradotta in indicazioni sempre più precise, fino a chiamare in causa non solo le scelte individuali, ma anche l’ambiente in cui queste scelte maturano.
Nel 2018 è stato pubblicato lo studio completo relativo all’allerta lanciata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) già nel 2015 sul consumo di carni rosse e trasformate in relazione alla loro cancerogenicità [1]. Legando il rischio di tumori anche alla quantità e alla qualità degli alimenti consumati, lo studio contribuiva a rafforzare l’attenzione verso il valore della dieta mediterranea. Un riconoscimento importante era già arrivato nel 2010, quando l’Unesco aveva iscritto la dieta mediterranea nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità [2]. Nel 2022 la Fao ne riconosceva il valore come strumento cruciale per migliorare la nutrizione, proteggere l’ambiente e combattere lo spreco alimentare [3].
Il passo successivo non riguarda più soltanto ciò che mangiamo, ma anche chi e che cosa influenza le nostre scelte a tavola. In un contesto caratterizzato da un’attività di marketing alimentare sempre più pervasiva e aggressiva, nel 2023 sono state pubblicate le linee guida della sezione europea dell’Oms, “Politiche per proteggere i bambini dall’impatto dannoso del marketing alimentare” [4]. Al centro del documento c’è la necessità di contrastare l’esposizione dei bambini alla pubblicità di alimenti e bevande nocivi per la salute. Il documento è stato accolto con favore dai professionisti della salute, singoli e associati, come uno strumento concreto di prevenzione e tutela della salute.
I danni da alimentazione squilibrata – in particolare quelli associati al consumo di bevande zuccherate e cibo spazzatura (junk food) [5] – sono scientificamente documentati e sono anche in forte aumento [6], soprattutto in bambini e giovani, ma non solo. Secondo l’Unicef a causa dell’assunzione di cibi ultraprocessati i numeri dell’obesità infantile superano quelli della denutrizione tanto che “quando parliamo di malnutrizione, non stiamo più parlando solo di bambini sottopeso. L’obesità è una preoccupazione crescente che può influire sulla salute e lo sviluppo dei bambini” [7] con problemi nella crescita, nello sviluppo cognitivo e nella salute mentale. Il fenomeno riguarda ormai tutti i Paesi e tutte le fasce di reddito e non è più circoscritto ai Paesi “ricchi”.
L’eccesso di peso, non solo nei bambini, è tra i principali fattori di rischio di morte e disabilità, perché aumenta il rischio di numerose malattie non trasmissibili, tra cui quelle cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2 e i tumori [8]. Negli adulti l’assunzione di alimenti ultraprocessati è associata a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, coronariche e cerebrovascolari [9]. Una corretta alimentazione si conferma quindi tra gli strumenti più efficaci per la prevenzione delle malattie.
Indipendentemente dal riferimento scientifico scelto per definire una “corretta alimentazione” – dalla dieta planetaria della commissione EAT-Lancet [10] alla dieta mediterranea – il denominatore comune di questi approcci non riguarda soltanto la proporzione tra le diverse fonti alimentari, ma anche l’esclusione o la forte limitazione del cibo spazzatura.
E proprio la necessità di azioni urgenti per proteggere i bambini dal cibo spazzatura è esplicitata con chiarezza nelle linee guida dell’Oms [4] che raccomandano ai Paesi membri di adottare politiche obbligatorie per proteggere i bambini di tutte le età dal marketing di alimenti e bevande ad alto contenuto di grassi saturi e trans, zuccheri liberi e/o sale, attraverso un approccio che comprenda i diversi media, gli spazi e le forme di comunicazione utilizzati dall’industria. Concentrandosi sul marketing, l’Oms evidenzia i limiti delle misure volontarie e dell’autoregolamentazione, sottolineando la necessità di interventi obbligatori per proteggere i bambini dall’influenza dell’industria alimentare e dalla pubblicità di prodotti nocivi per la salute. Pur dichiarando che le linee guida sono rivolte a un ampio pubblico, tra cui professionisti della salute, scienziati, accademici, rappresentanti dell’industria alimentare, associazioni di marketing, insegnanti ed educatori, l’Oms tuttavia sottolinea come diventi necessario l’intervento pubblico e la volontà dell’azione politica nel tutelare – in prevenzione – la popolazione. Tra i destinatari vengono perciò chiamati in causa gli amministratori locali, regionali e nazionali, gli attuatori di programmi e le organizzazioni non governative, ma soprattutto i governi ai quali l’Oms chiede una regolamentazione obbligatoria del marketing [11].
A distanza di due anni, nel 2025, l’Osservatorio europeo dell’audiovisivo ha pubblicato la nota “La pubblicità di ‘cibo spazzatura’ nel diritto europeo e nazionale: approfondimento sull’autoregolamentazione” [12]. Il documento rileva come, per affrontare una delle più urgenti sfide di salute pubblica di oggi, ovvero l’onnipresente pubblicità di “cibo spazzatura”, il diritto dell’Unione europea disponga che gli Stati membri incoraggino solamente la co-regolamentazione e l’autoregolamentazione, senza vietare la pubblicità per il cibo spazzatura. Ne derivano quadri giuridici e codici di condotta nazionali tra i più disparati, spesso inadeguati e assoggettati ai rapporti di forza locali.
Che cultura, in senso lato, e qualità del cibo siano fattori di salute, soprattutto in prevenzione, è manifesto nella definizione di sicurezza alimentare della Fao [13], che investe anche la dimensione etica dell’agire politico: “La sicurezza alimentare esiste quando tutta la popolazione, in qualsiasi momento, ha accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sicuri, in quantità sufficienti e nutrienti, in modo tale da soddisfare i propri bisogni nutrizionali e condurre una vita attiva e salutare”.
Non altrettanto si può dire dello spazio etico coperto dalla definizione accolta dall’Unione europea [14], per la quale “la sicurezza alimentare è la garanzia che un alimento non causerà danno dopo che è stato preparato e/o consumato secondo l’uso a cui esso è destinato”. I rischi valutati per l’alimentazione umana sono: resistenza antimicrobica, biotecnologie, etichettatura come strumento del consumatore per valutare il valore nutrizionale, presenza di contaminanti e pesticidi.
Le ragioni di questa carenza dell’Unione europea sono da ricercare nella fedeltà, del suo agire, agli accordi del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il cui principio cardine è armonizzare le libertà di mercato con le politiche di tutela della salute.
In caso di conflitto, la Corte di Giustizia europea ha avuto modo di stabilire – come per tabacco e farmaci – il principio di preminenza della salute, tutelando i cittadini anche a costo di limitare gli scambi commerciali o regolamentare il marketing. Per il cibo spazzatura, l’Unione europea non ha finora ritenuto sussistere lo stesso conflitto.
Il principio di preminenza della salute
È il principio, sviluppato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sua giurisprudenza, secondo cui la tutela della salute umana occupa il primo posto tra i beni e gli interessi protetti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e quindi prevale quando entra in conflitto con altri principi del diritto Ue, in particolare le libertà di mercato (libera circolazione delle merci, libertà di concorrenza, libertà di stabilimento). In pratica, quando una norma nazionale limita gli scambi commerciali o la pubblicità per proteggere la salute pubblica, la Corte tende a considerarla legittima anche se restringe il mercato – a differenza di quanto avviene per altri beni economici, dove di norma prevale la libertà di scambio. La Corte ha riconosciuto agli Stati membri un margine di discrezionalità nel decidere il livello di tutela della salute che intendono garantire e come raggiungerlo poiché la salute occupa il primo posto tra i beni e gli interessi protetti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e spetta agli Stati membri decidere il livello al quale intendono garantire tale tutela.
https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2021/698827/EPRS_STU(2021)698827_IT.pdf
Quanto all’Italia, siamo ancora nella fase di stallo della proposta di legge Zanella, “Disposizioni per la promozione della dieta mediterranea e divieto di pubblicità dei prodotti alimentari ultra-processati”, presentata già il 14 ottobre 2024 [15].
La proposta di legge è semplice, strutturata in soli 4 articoli, anticipata da una premessa chiara e scientificamente supportata nell’elencare i danni fisici e mentali, con fenomeni anche di dipendenza, di questi cibi. Dall’articolo 1 all’articolo 4, nel richiamare la Costituzione, la proposta traccia le finalità della legge: promuovere stili di vita sani in chiave preventiva e favorire la diffusione della dieta mediterranea, definisce la dieta mediterranea e i termini del divieto di pubblicità dei prodotti alimentari ultra-processati indirizzata ai minori di sedici anni, stabilisce le conseguenze dell’inosservanza del divieto e le relative sanzioni, nonché la destinazione dei proventi delle sanzioni al Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti.
Il divieto di pubblicità del cibo spazzatura fuori dall’Italia
| Paesi Bassi | Amsterdam è la prima capitale mondiale ad aver vietato le pubblicità di carne (inclusi i fast food) su tutti i cartelloni e spazi pubblici comunali. |
| Regno Unito | Vietati gli spot televisivi di cibo spazzatura nella fascia oraria precedente alle ore 21:00 e divieto totale per le promozioni online. |
| Irlanda | Divieto di pubblicità di HFSS ossia alimenti ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale (High Fat, Sugar and Salt) tipico di molti alimenti ultraprocessati nei contenuti per bambini, dell’uso di caratteri a misura di bambino e delle offerte promozionali in tali annunci. |
| Francia | Vietata la pubblicità commerciale durante e intorno ai programmi per bambini sulla televisione pubblica. |
| Portogallo | Divieti basati sulla composizione del pubblico e sulle fasce di età per televisione, radio, cinema e media digitali. |
I dati dell’Oms collocano l’Italia tra i Paesi con i tassi più alti di obesità infantile. Tra le cause di questa condizione, paradossalmente proprio nel Paese la cui dieta è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, vi è anche l’abbandono della dieta mediterranea, sostituita dalla crescente diffusione del cibo spazzatura e favorita dalla carenza di un quadro normativo sul marketing.
In assenza di regole chiare, le logiche del mercato possono prevalere sulla tutela della salute pubblica, anche attraverso strategie di marketing capaci di orientare le abitudini alimentari dei bambini prima che abbiano sviluppato gli strumenti per valutarle criticamente. In Inghilterra, come denunciato da un’inchiesta del BMJ, le multinazionali del cibo si sono già infiltrate nelle scuole e negli asili attraverso iniziative apparentemente benefiche [16]. In Italia il fenomeno viene contestato sempre più fortemente per la presenza dei produttori nelle scuole, sia nelle attività di educazione alimentare sia nell’offerta di alimenti attraverso i distributori automatici.
A contrastare questa situazione, di fronte all’inerzia della politica e alla denuncia di medici e associazioni come Isde – Medici per l’Ambiente [17], i cittadini, dal basso, iniziano a organizzarsi. Al loro fianco si trovano i pediatri, singoli o associati, e non solo. Fa riflettere la partecipazione delle associazioni dei produttori a queste iniziative [18], piuttosto che (o a fianco di) quella, urgente e necessaria, della politica, come ribadito dall’Oms.
Eva Rigonat
Comitato scientifico ISDE Italia – Associazione italiana medici per l’ambiente
Istruzioni per un uso non pericoloso della psichiatria, di Antonello Lanteri
Dal manicomio al territorio: Antonello Lanteri
Dalla pagine del New York Times, Nature, Health Affairs, The BMJ e JAMA+AI
