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l diritto a una casa è universalmente riconosciuto come un diritto umano fondamentale, essenziale per garantire la dignità e il benessere di ogni individuo. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000 sancisce chiaramente questo principio, stabilendo che ogni individuo ha il diritto di vivere in condizioni dignitose. Lo ricorda anche l’epidemiologo britannico Sir Michael Marmot, professore di Epidemiology and public health presso
lo University college London, nell’intervista rilasciata per il punto: “Avere una casa è importante per la salute. La qualità e sicurezza dell’alloggio e l’accessibilità economica sono tutti fattori importanti”.

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Non è una novità, la casa è un determinante cruciale della salute poiché le condizioni abitative giocano un ruolo fondamentale rispetto agli esiti di salute, influenzando direttamente il benessere fisico e mentale delle persone. Le ricerche dimostrano in modo inequivocabile che le condizioni abitative al di sotto degli standard possono portare a una serie di rischi per la salute. L’esposizione a muffa, umidità e inquinanti interni, insieme a un riscaldamento inadeguato e al sovraffollamento, può aumentare il rischio di malattie respiratorie, allergie e disturbi mentali. Inoltre, l’insicurezza abitativa e la scarsa qualità dell’alloggio possono creare stress cronico e ansia, contribuendo ulteriormente alla precarietà della salute.

Tuttavia la realtà è che molte persone in tutto il mondo continuano a vivere in condizioni abitative malsane e precarie.  Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 2022 più di 1 miliardo di persone viveva in baraccopoli urbane o in condizioni simili, e questa cifra si prevede triplicherà entro il 2050. Se naturalmente siamo portati a pensare che questi problemi riguardano quasi esclusivamente i paesi più poveri, siamo costretti a ricrederci. In Italia, a fine 2021, si contavano poco più di 96 mila persone senza fissa dimora mentre 15.759 erano le persone iscritte in anagrafe e residenti nei campi attrezzati o negli insediamenti tollerati e spontanei [1]. Uno studio svolto dalla Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con i senzatetto e dalla Fondation Abbé Pierre ha stimato che in Europa siano circa 84.500 le persone senza fissa dimora, un numero basso rispetto alla popolazione complessiva ma che basta per evidenziare il fallimento dei governi europei nel garantire il diritto alla casa per tutti.

Avere una casa è importante per la salute. La qualità e sicurezza dell’alloggio e l’accessibilità economica sono tutti fattori importanti.
Sir Michael Marmot

Questi dati fanno riferimento a chi una casa non ce l’ha proprio, ma quante sono invece le persone che si possono permettere solo un’abitazione inadeguata? Il report di Eurofound sulla inadeguate housing in Europa fornisce qualche informazione in più [2]. Il principale problema delle case sembra essere la scarsa efficienza energetica, riscontrata dal 26 per cento della popolazione, al secondo posto invece il sovraffollamento che colpisce il 16 per cento delle famiglie. Ma non sono solo questi i problemi che derivano dal vivere in abitazioni inadeguate per i propri bisogni, vivere in luoghi inadatti significa anche non poter avere accesso ad internet, essere più esposti ai rumori del traffico o del vicinato, oppure avere difficoltà a raggiungere i mezzi pubblici o i negozi di generi alimentari.

L’inefficienza energetica è correlata con la povertà energetica, ovvero la situazione nella quale una famiglia o un individuo non riesce a permettersi un adeguato livello di servizi energetici essenziali a causa di una combinazione di basso reddito, spesa per l’energia elevata e bassa efficienza energetica nelle proprie case. Recentemente l’Institute of health inequality ha presentato un report sulla povertà energetica da cui emerge che circa 9,6 milioni di famiglie nel Regno Unito vivono in case fredde; questa situazione oltre che inaccettabile dovrebbe essere considerata un rischio per la salute su cui investire quanto prima, infatti, spiega Marmot: “per risolvere questo problema si stima che servano circa sei miliardi di sterline all’anno per i prossimi dieci anni, 60 miliardi di sterline. Ma questo dovrebbe essere visto come un investimento, anche perché investire in abitazioni di migliore qualità ha un impatto ambientale positivo in quanto le persone avrebbero bisogno di bruciare meno combustibili per stare al caldo. Ma se invece non stanno al caldo, i polmoni dei bambini sono danneggiati, lo sviluppo precoce dei bambini, la loro salute mentale e il loro apprendimento sono danneggiati e tutto ciò aumenta la mortalità degli adulti”. Investire in abitazioni efficienti significa ridurre la spesa sanitaria e migliorare la salute delle persone e del pianeta.

Sempre il report dell’Eurofound prende in considerazione il tasso di grave deprivazione abitativa (un indicatore del quadro di valutazione sociale dell’Unione europea) ovvero la percentuale di popolazione che vive in un’abitazione sovraffollata che presenta almeno uno dei seguenti problemi: il tetto che perde, mancanza di servizi igienici interni, scarsa luminosità. Tale percentuale è superiore al 5 per cento solo in nove paesi europei tra cui l’Italia. In generale in tutti gli stati membri sono le persone appartenenti alla metà della popolazione con il reddito più basso ad essere meno soddisfatte della propria abitazione.

Un secondo fattore che non si può ignorare è quanto costano le case, secondo i dati Istat sono quasi 2,5 milioni le famiglie che destinano alla propria abitazione il 40 per cento del reddito disponibile e chi risente maggiormente dell’impatto di mutui e affitti sul proprio reddito sono proprio le famiglie con i redditi più bassi. È a partire da tutte queste condizioni che si crea il circolo vizioso difficile da fermare. “L’accessibilità economica degli alloggi fa parte del problema della povertà e della salute”, commenta Sir Marmot. “Se non ci si può permettere l’affitto, non ci si può permettere di comprare cibo sano. Quindi, l’accessibilità economica è fondamentale. La povertà fa sì che le persone abitino in alloggi scadenti mentre, dall’altra parte, gli alloggi costosi causano povertà e insicurezza”. Per quanto il diritto a una casa adeguata sia considerato fondamentale e inviolabile appare evidente quanto poco ancora sia garantito. In Italia la voce per le risorse pubbliche impiegate per l’edilizia residenziale è scesa dal 26 per cento del totale degli investimenti pubblici negli anni Cinquanta, a meno dell’1 per cento negli anni Duemila. Non sono solo gli investimenti ad essersi quasi fermati ma anche gli interventi della politica per far fronte al problema della casa, come ad esempio quelli che si potrebbero fare per regolamentare diversamente i mercati immobiliari e gli affitti brevi.

Il singolo medico ha una posizione importante perché può intercettare gli effetti di abitazioni inadeguate sulla salute dei propri pazienti – Sir Michael Marmot

È anche per questa reticenza diffusa dei governi ad affrontare la questione che il mondo della sanità dovrebbe iniziare ad occuparsi del diritto alla casa. È facile secondo Sir Marmot: “I medici non sono architetti, non possono costruire abitazioni sane. Ma possono iniziare a lavorare in collaborazione con altri soggetti coinvolti nella costruzione di alloggi”. Un approccio multidisciplinare e integrato è fondamentale. Inoltre possono fare attività di advocacy: “Un pediatra di Liverpool con cui ho collaborato per un report, aveva diagnosticato in alcuni suoi pazienti danni ai polmoni correlabili alle condizioni in cui vivevano. Così ha iniziato a fare un lavoro di advocacy. Quindi il singolo medico occupa una posizione importante perché può vedere e intercettare gli effetti che le abitazioni inadeguate hanno sulla salute dei suoi pazienti”.

Recentemente il Lancet ha dedicato un editoriale alla questione abitativa e i suoi effetti sulla salute della popolazione chiedendo che essa diventi una priorità per la politica globale e concludendo così: “Considerare l’edilizia abitativa un intervento prioritario per la salute pubblica non rappresenta solo un’opportunità cruciale, ma anche un imperativo morale. La salute delle nostre comunità dipende da questo” [5].

Redazione il punto
Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

  1. Censimento permanente, popolazione e abitazione, Popolazione residente e dinamica demografica. Istat, 15 dicembre 2022.
  2. Eurofound. Unaffordable and inadequate housing in Europe. Luxembourg: Publications Office of the European Union, 2023.
  3. https://www.feantsa.org/public/user/Resources/reports/2023/OVERVIEW/CH1.pdf
  4. Pallante F. Diritto alla casa, il rovesciamento della Costituzione. il manifesto, 6 settembre 2018.
  5. The Lancet. Housing: an overlooked social determinant of health. Lancet 2024; 403: 1723.
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