Case della comunità: il fulcro dell’assistenza territoriale integrata
Un’organizzazione al servizio della medicina generale e della pediatria: Roberto Venesia e Aldo Mozzone
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Un’organizzazione al servizio della medicina generale e della pediatria: Roberto Venesia e Aldo Mozzone
L’obiettivo principale delle case della comunità (CdC) secondo quanto previsto dal Dm 77/2022 deve essere il rafforzamento delle cure territoriali integrando l’offerta già presente grazie ad un intervento multidisciplinare.
Nel background introduttivo al documento bozza “Le équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle case della comunità – Linee di indirizzo tecniche”, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), si riconosce l’assistenza primaria come asse fondamentale del rinnovamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e si sottolinea come, sulla base degli attuali contesti sanitari e delle conoscenze disponibili, sia indirizzo strategico di molti Paesi il riconoscimento del lavoro in équipe multiprofessionale come elemento strutturale per rispondere alla complessità dei bisogni di salute delle persone e della comunità e assistere con successo i pazienti a fronte del crescere del carico di lavoro.
Nel rapporto “Health at a glance 2025” dell’Ocse, l’Italia, nonostante una spesa sanitaria pro-capite inferiore alla media degli altri Paesi e ad una carenza strutturale di posti letto e personale infermieristico, si distingue per bassi tassi di ospedalizzazione e ricoveri evitabili a dimostrazione del fatto che le cure territoriali funzionano. Le CdC possono rappresentare una opportunità per migliorare ulteriormente questa caratteristica virtuosa del nostro Ssn.
Le CdC, nelle loro articolazioni Hub e Spoke, le prime più ragionevolmente localizzate nei centri maggiormente popolati, le seconde sviluppate in sedi periferiche e decentrate, devono rappresentare il luogo fisico in cui si svolge parte dell’attività diurna feriale delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) (vedi box) relativamente a quelle attività che possono essere centralizzate e svolte in quota oraria dai medici di medicina generale (Mmg) e dai pediatri di libera scelta (Pls) al fine di garantire una assistenza sanitaria pubblica continuativa e che si giova del concorso di professionisti di ambito sanitario e sociale.
L’attività delle CdC deve essere ispirata alle caratteristiche precipue delle cure territoriali e della Medicina generale in particolare: prossimità, capillarità e associazionismo rappresentano i cardini irrinunciabili. Prossimità come “minima distanza” tra medico e paziente, anche al domicilio, nelle residenze per anziani o negli ospedali di comunità. Capillarità come presenza dei medici anche nelle aree rurali, collinari, montane e isolate. Associazionismo come strumento per superare l’isolamento professionale. Inoltre le CdC possono dare certezze e prospettive professionali ai nuovi medici del ruolo unico (vedi box), anche per le attività orarie, un ruolo di specialisti della persona e non di semplici “guardisti”, con la possibilità di lavoro flessibile, con ore di lavoro prevalentemente diurno e integrato con le Aft di riferimento. Il tutto coniugato con il rispetto degli impegni del Pnrr con la tutela del ruolo dei medici e, soprattutto, con l’interesse dei cittadini ad avere un’assistenza territoriale efficace, uniforme e di qualità.
Si deve trattare di un modello flessibile, adattabile alle diverse realtà locali.
Chi sono i professionisti coinvolti? Sono i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli infermieri di comunità, gli specialisti ambulatoriali, oltre ai medici e al personale dei consultori (pediatrico, ginecologico, psichiatrico). Trovano inoltre la loro sede naturale nelle CdC gli operatori dei servizi sociali, il terzo settore, il volontariato, il personale adibito ai Cup. A seconda delle realtà locali inoltre le CdC possono consentire l’apporto integrato da parte di numerosi altri servizi (cure palliative in primis).
Dalla valutazione del primo periodo di attività delle CdC, dall’analisi delle caratteristiche della risposta propria della Medicina generale e della Pediatria ai bisogni di salute e dal ruolo attribuito alle CdC dal Dm 77/2022, emergono precise indicazioni sulle attività che è appropriato svolgere in queste strutture e su quelle che, invece, non rientrano nella loro missione.
Le Case della comunità:
Anche gli outcome non potranno essere immediati, ma andranno valutati nel tempo come prodotti di un processo di crescita della risposta assistenziale territoriale ormai ineludibile.
Naturalmente si deve trattare di un modello flessibile, adattabile alle diverse realtà locali. Il criterio guida comune nella composizione e azione delle CdC deve tuttavia essere la capacità di garantire un intervento integrato e multidisciplinare, con funzioni ben definite e mirate, non sostitutive o duplicative di quelle già esistenti, così da evitare sprechi di risorse e contribuire ad una risposta più efficace del territorio ai reali bisogni di salute della popolazione.
Alcune delle attività elencate in questo articolo possono essere avviate ragionevolmente fin da subito (risposta alle acuzie indifferibili, diagnostica di primo livello, presa in carico dopo le dimissioni ospedaliere), mentre quelle che richiedono l’integrazione multidisciplinare e sociosanitaria richiederanno qualche mese in più per l’operatività. Anche gli outcome non potranno essere immediati, ma andranno valutati nel tempo come prodotti di un processo di crescita della risposta assistenziale territoriale ormai ineludibile.
Roberto Venesia e Aldo Mozzone
Medici di medicina generale
AFT – Aggregazioni funzionali territoriali. Le aggregazioni funzionali territoriali sono Raggruppamenti di MMG che operano nello stesso ambito territoriale, si coordinano negli orari di apertura degli studi, sono collegati telematicamente in rete e perseguono obiettivi di salute concordati con l’Azienda Sanitaria Locale su indirizzo della Regione.
RUOLO UNICO del MMG. Per ruolo unico del medico di medicina generale si intende la nuova modalità di ingresso a tempo pieno del medico in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Prevede fin dall’inizio lo svolgimento di attività fiduciaria (acquisizione di scelte come medico di famiglia) e di prestazioni orarie (continuità assistenziale, supporto alle AfT) in quantità modulata con il numero di scelte acquisite.
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