Log in

Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!

Password dimenticata?

Non hai un account? Registrati

Registrazione

Sei un essere umano?

Hai già un account? Log in

Cerca nel sito…

Reset

Da mesi ormai Cuba è al buio, non c’è carburante a causa del bloqueo, sistema di sanzioni imposto dagli Stati Uniti. Ma nelle strade così come negli ospedali dell’Avana la vita – a fatica – continua [1].

Il blocco arriva fino ai laboratori

Il blocco economico e finanziario non riguarda solo merce e carburante ma penetra fin dentro i laboratori di biotecnologia. Fare ricerca e sviluppo di prodotti biotecnologici necessari per la sanità pubblica è compromesso. I reagenti sono introvabili ed è vietata la vendita a Cuba di apparecchiature che contengano il 10% o più di componentistica statunitense. I software e le pubblicazioni scientifiche, l’accesso all’informazione e lo scambio tra professionisti subiscono le limitazioni imposte dal blocco economico [2].

Nonostante si arrivi anche a 36 ore consecutive di blackout, i laboratori più importanti continuano a mantenere vivo lo spirito scientifico. Molti hanno installato pannelli solari per potenziare i generatori di emergenza e garantire il funzionamento delle apparecchiature. L’Instituto Finlay de Vacunas ha acquistato biciclette elettriche per i dipendenti che devono percorrere lunghi tragitti per andare al lavoro [1].

“Per spiegare il peso che hanno le scelte politiche e di mercato internazionali rispetto all’accesso al diritto alla salute per molte popolazioni, porto spesso l’esempio del vaccino contro la polmonite, ha spiegato Fabrizio Chiodo, ricercatore del Cnr presso l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica. “Lo Streptococcus pneumoniae continua a rappresentare il principale killer infettivo nei primi cinque anni di vita dei bambini in tutto il mondo; è infatti responsabile ogni anno di circa 200.000-250.000 decessi a livello globale, in larga parte per polmoniti invasive, meningiti e sepsi prevenibili mediante la vaccinazione, sebbene siano disponibili vaccini efficaci e sicuri. La distribuzione geografica della mortalità è profondamente disomogenea e iniqua: i tassi più elevati di morte per polmonite si registrano nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale e sudorientale, mentre risultano molto più bassi in Europa e Nord America.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2021 solo circa il 50% dei bambini al compimento del primo anno d’età aveva ricevuto la terza dose di vaccino pneumococcico, lasciando milioni di bambini esposti al rischio infettivo. Questa disuguaglianza vaccinale riproduce e amplifica la negazione dei diritti (anche) di salute a livello globale: le popolazioni più colpite dall’infezione e dagli esiti sono quelle con la minore copertura vaccinale.

Contro questo batterio i paesi più ricchi hanno la possibilità di avere i vaccini coniugati che costano tra 200 e 300 dollari la dose. Ogni bambino ha bisogno di tre dosi per l’immunizzazione completa. Cuba ha sviluppato QuimiVio, il vaccino pneumococcico coniugato eptavalente (oggi candidato vaccinale 11-valente) presso l’Instituto Finlay de Vacunas, nonostante queste condizioni. Questo risultato rappresenta una risposta scientifica, politica e umana alle costanti barriere che limitano l’accesso ai vaccini coniugati a Cuba e ai paesi a basso reddito”.

La sfida è che anche i vaccini cubani siano disponibili senza ostracismo politico ed economico di pochi a danno di molti

Il ricercatore continua: “la scelta cubana di sviluppare QuimiVio risponde dunque a una logica volta a sottrarre la produzione e distribuzione del vaccino contro lo S. pneumoniae dalla dipendenza dai mercati internazionali delle multinazionali e a creare un’opzione tecnologica pubblica per contesti con risorse limitate. QuimiVio e altri vaccini cubani dimostrano che l’innovazione vaccinale può emergere anche al di fuori dei circuiti industriali delle multinazionali, anche in condizioni di emergenza umanitaria prolungata. La sfida, nell’interesse del bene comune, è che anche i vaccini cubani siano disponibili senza ostracismo politico ed economico di pochi a danno di molti”.

Fabrizio Chiodo spiega così l’alternativa al modello di innovazione farmaceutica dominante. “Sono convinto che questo modello debba essere esteso anche fuori da Cuba: è l’unica alternativa possibile per garantire che le più avanzate vaccinazioni possano essere alla portata di tutti”.

Protagonisti del filantrocapitalismo come la Bill & Melinda Gates Foundation e la Vaccine Alliance GAVI hanno investito nella copertura vaccinale in molti paesi, ma operano con un approccio in cui i mezzi di produzione dell’innovazione vaccinale sono concentrati in mano di pochi attori privati e i prezzi riflettono i rapporti di forza del mercato più che i bisogni sanitari delle popolazioni, configurando una forma di imperialismo (anche) sanitario [2].

La solidarietà scientifica internazionale

La comunità scientifica globale dispone di strumenti, riviste, conferenze, reti di collaborazione che potrebbero aggirare almeno in parte le sanzioni, tuttavia le collaborazioni internazionali e i finanziamenti per la ricerca provenienti dall’estero stanno diminuendo. La Fondazione Gates, per esempio, ha una politica antiterrorismo che vieta di destinare fondi a Cuba [1].

Secondo Fabrizio Chiodo, “ci sono diversi livelli di aiuto da parte della comunità scientifica internazionale. Negli anni diversi scienziati in giro per il mondo hanno aiutato la biotecnologia cubana dietro le quinte, esponendosi. In moltissimi paesi c’è la paura del ricatto, perché nel momento in cui un professore universitario firma un accordo bilaterale per iniziare una collaborazione con istituti di biotecnologia cubana su uno specifico progetto, potrebbe rischiare il licenziamento. Dal punto di vista della solidarietà umana e scientifica c’è sempre stato il massimo supporto da parte di tanti scienziati del mondo, inclusi quelli nordamericani. Posso dire con orgoglio soprattutto di quelli italiani. Esporsi al livello individuale, invece, è un rischio più alto”.

Il patto sociale tra medici, ricercatori e cittadini porta a credere molto nella ricerca, nella scienza e soprattutto nella medicina, e non si è mai rotto

I numeri di una crisi: mortalità infantile e patto sociale a rischio

La crisi del sistema sanitario cubano è il risultato di un embargo cronico che ha progressivamente eroso infrastrutture, risorse e diritti umani. Eppure il sistema ha retto per decenni proprio sullo sforzo di un patto sociale tra medici, ricercatori e cittadini.

Chiodo afferma che “il patto c’è sempre perché nel contesto cubano il sistema sanitario, biotecnologico e soprattutto i cittadini sono uniti tutti insieme, anche sostenuti da una buona formazione di base scientifica e culturale. Questo connubio porta a credere molto nella ricerca, nella scienza e soprattutto nella medicina, e non si è mai rotto”.

Negli ultimi anni il blocco economico e finanziario ha aumentato del 148% il tasso di mortalità infantile a Cuba. Fino a pochi anni fa l’isola aveva uno dei TMI più bassi dell’emisfero occidentale, inferiore persino a quello statunitense; oggi è dell’83% più alto rispetto agli Usa.

Gli autori di un report pubblicato dal Center for Economic and Policy Research (Cepr) [3] sostengono che la causa principale di questo aumento sia l’inasprimento delle sanzioni statunitensi avviato nel 2017 sotto la prima amministrazione Trump, proseguito con l’amministrazione Biden – che ha mantenuto gran parte delle misure – e ulteriormente rafforzato dalla seconda amministrazione Trump. Citano a supporto uno studio pubblicato nel 2025 su The Lancet Global Health [4] secondo cui le sanzioni unilaterali causerebbero circa 564.000 morti l’anno a livello globale, di cui il 51% tra bambini sotto i 5 anni — una sproporzione enorme rispetto al peso demografico di questa fascia d’età. L’articolo documenta, anche tramite visite dirette del Cepr a strutture cubane (2024), gravi carenze di siringhe, inalatori, soluzione fisiologica, apparecchiature diagnostiche e pezzi di ricambio. I blackout hanno reso critica la gestione di incubatrici neonatali e ventilatori, il personale ha dovuto in alcuni casi ventilare manualmente i neonati durante le interruzioni di corrente.

“Quel patto sociale esiste ancora, ma in questo momento è nettamente in crisi a causa delle estremizzazioni del blocco criminale”, afferma Chiodo. Il rischio che il patrimonio di competenze e il saper fare cubano vadano dispersi è molto alto: “La responsabilità di preservarlo è in ma no a ogni cittadino: bisogna opporsi, parlarne e resistere. È in mano di tutti noi il patrimonio di una ricerca non finalizzata al profitto”.

A cura della redazione

Bibliografia di riferimento

  1. Stone R. As U.S. blockade bites, Cuba’s health care and science suffer. Science 2026; 392: 6793.
  2. Chiodo F. Cuba deve respirare: vaccini pneumococcici tra scienza sanzioni e blocco economico. Ricerca&Pratica 2026; 42: 1-3.
  3. Main A, Sammut J, Weisbrot M, Long G. US sanctions and the sharp rise in infant mortality in Cuba. Cepr.net, 27 aprile 2026.
  4. Rodríguez F, Rendón S, Weisbrot M. Effects of international sanctions on age-specific mortality: a cross-national panel data analysis. The Lancet Global Health 2025; 13: e1358-e1366.

Leggi anche

La lenta asfissia imposta a Cuba
Il costo umano dell’embargo energetico su Cuba: Maurizio Bonati

Una lettera aperta per il sistema sanitario di Cuba
L’appello di un gruppo di riviste scientifiche, per rompere l’assedio imposto da Trump

Condividi

Condividi questo articolo:

Ultimi articoli

L’odontoiatra sentinella

Per la prevenzione, la diagnosi precoce e la tutela della salute: Patrizia Biancucci

Parodontite e salute sistemica

Perché la salute orale riguarda tutto il corpo: Gaetano Calesini

I commenti sono chiusi.