Mirror life, ricerca trasparente, linguaggio promozionale
La rassegna di questa settimana: The Scientist, Science, JAMA e The BMJ
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La rassegna di questa settimana: The Scientist, Science, JAMA e The BMJ
1. Fare politiche sanitarie. Carlo Quintanilla si è laureato in Medicina allo University of Texas Southwestern Medical Center. Ma “cosa diventare” una volta terminato il percorso di studio? Dal primo amore – ehm… il metabolismo lipidico – è approdato con convinzione alle politiche sanitarie: anche se non ha abbandonato il lavoro che svolgeva nei primi tempi dopo la laurea, non ha smesso di porsi interrogativi, di analizzare e sintetizzare dati e a tenersi aggiornato sulle tendenze della ricerca. Ma oggi vede il proprio ruolo come qualcosa che lo rende capace di una visione più ampia della ricerca. “È come studiare la scienza della scienza”, ha spiegato a The Scientist. Una cosa importante nella testimonianza del giovane statunitense è l’attenzione per la comunicazione: “I dati possono essere buoni, eloquenti e indicare la direzione di un cambiamento, ma bisogna essere in grado di comunicarli alle persone giuste perché abbiano un effetto reale”.
2. Promotori di sé stessi. Ottenere finanziamenti sta diventando un pensiero centrale (un’ossessione?) per molti medici che fanno ricerca. Chi si appresta a preparare una domanda per richiedere fondi si sente spesso raccomandare di attenersi a quanto previsto nel bando, a non fare il minimo errore formale e a essere convincente nella descrizione dell’obiettivo di ricerca e dei metodi per raggiungerlo. Ma d’ora in poi qualcosa potrebbe cambiare: i risultati di uno studio su 11 mila richieste di sovvenzione hanno dimostrato un’associazione tra il linguaggio utilizzato nella stesura della domanda e il successo dei finanziamenti. E la cosa importante è che il linguaggio “vincente” è quello che non disdegna di ricorrere ad accenti enfatici, promozionali e quasi “pubblicitari” della propria candidatura. Dopo aver tenuto conto delle pubblicazioni precedenti e della storia del successo dei ricercatori in occasioni passate – quindi al netto di fattori di confondimento – il linguaggio promozionale può aumentare le probabilità di essere finanziato di oltre il 50 per cento. “Sebbene abbiamo trovato un’associazione statistica tra linguaggio promozionale e finanziamento, i meccanismi attraverso i quali il linguaggio promozionale influenza le decisioni di finanziamento richiedono un approfondimento continuo” spiegano gli autori sul JAMA Network Open. I risultati di questo studio ma anche di ricerche presenti suggeriscono che il linguaggio promozionale non è solo una componente retorica, ma in certa misura riesce a sostenere e ad accompagnare l’innovatività della richiesta, migliorando in questo modo le possibilità che un’idea “disruptive” riesca a ricevere i finanziamenti necessari per essere perseguita.
3. La minaccia peggiore del reame. “Un rischio senza precedenti” secondo Vaughn Cooper, biologo evoluzionista dell’Università di Pittsburgh. Parlando con la redazione del quotidiano Guardian, ha spiegato che “i batteri specchio probabilmente eluderebbero molte risposte del sistema immunitario umano, animale e vegetale e in ogni caso causerebbero infezioni letali che si diffonderebbero senza controllo”. I cosiddetti batteri specchio sono organismi sintetici costituiti da molecole speculari rispetto a quelle presenti in natura e quindi non riconoscibili dai sistemi di difesa di organismi viventi, dalle piante agli esseri umani. Attualmente, è possibile sintetizzare proteine speculari alle controparti naturali, ma l’obiettivo di realizzare una cellula batterica completa resta ancora lontano. Quasi 40 scienziati e ricercatori hanno firmato un articolo pubblicato su Science per chiedere la sospensione cautelativa della ricerca sulla “mirror life”. Tra loro Craig Venter, lo scienziato statunitense protagonista di molta ricerca sul sequenziamento del genoma umano negli anni ‘90, e i premi Nobel Greg Winter dell’Università di Cambridge e Jack Szostak dell’Università di Chicago. “Non possiamo escludere uno scenario in cui un batterio specchio agisca come specie invasiva in molti ecosistemi – si legge su Science – causando infezioni letali pervasive in una frazione sostanziale di specie vegetali e animali, compreso l’uomo. Anche un batterio specchio con una gamma di ospiti più ristretta e la capacità di invadere solo un insieme limitato di ecosistemi potrebbe comunque causare danni senza precedenti e irreversibili”. Lo scenario descritto dai ricercatori è estremamente preoccupante ed è direttamente collegato alla convinzione che il progresso tecnologico probabilmente renderebbe presto possibile raggiungere risultati tanto straordinari quanto pericolosi. “In assenza di prove convincenti che rassicurino, riteniamo che i batteri specchio e altri organismi specchio non debbano essere creati. (…) Riteniamo che esista un percorso in cui una serie di parti interessate considerino in modo collaborativo i rischi della ‘mirror life’ e sviluppino una governance adeguata senza ostacolare inutilmente la ricerca scientifica. Ispirandoci alle linee guida sulla biosicurezza di Tianjin e ad altri quadri di riferimento, invitiamo la comunità mondiale della ricerca, i responsabili politici, i finanziatori della ricerca, l’industria, la società civile e il pubblico a partecipare a questa discussione”.
4. Artificiale va bene lo stesso. Uno studio di coorte, pubblicato sul JAMA Network Open, ha utilizzato le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati in un dipartimento di emergenza urgenza (Dea) avvenuti nel 2023 presso il NewYork-Presbyterian/Weill Cornell Medicine. Un large language model (Llm) clinico personalizzato è stato addestrato, provato e poi valutato per generare le note di accompagnamento dei pazienti nel trasferimento dal Dea al reparto. Le note generate da Llm sono risultate superiori rispetto ai riassunti scritti dal medico attraverso metodi di valutazione automatizzati convenzionali, ma marginalmente inferiori in termini di utilità e sicurezza. Questo studio suggerisce l’importanza di un progetto di implementazione “physician-in-loop” per questo modello e dimostra una strategia efficace per misurare la sicurezza del paziente prima dell’implementazione dei modelli Llm. In un editoriale di commento, gli autori sottolineano alcuni limiti dello studio (per esempio il fatto che è stata valutata la documentazione di solo 50 pazienti) e auspicano il disegno di studi prospettici. Concludono, però, sottolineando che “applicazioni simili di intelligenza artificiale potrebbero essere sviluppate per fornire un contesto per i consulti specialistici in ospedale e per i rinvii ambulatoriali, potenzialmente risparmiando tempo e migliorando questi passaggi nell’assistenza. Spostando il ruolo dei medici verso la revisione e il perfezionamento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, in modo simile a come i medici supervisionano i tirocinanti, sarà possibile migliorare l’esperienza del medico e lasciare più tempo all’interazione con il paziente e al pensiero critico”.
5. Ricerca poco trasparente. Partiamo dall’autore: Peter Doshi è un farmacologo regalato – per così dire – al giornalismo scientifico da molti anni collabora con il BMJ con approfondimenti e servizi di inchiesta che cercano di mettere in luce i punti più oscuri della ricerca farmacologica internazionale. Sul numero del BMJ della scorsa settimana, Doshi si è occupato del ticagrelor, un farmaco antiaggregante che da molti anni si è affermato nel trattamento della sindrome coronarica acuta ed è di fatto raccomandato dalle linee guida delle società cardiologiche di tutto il mondo. La spesa pubblica per questo farmaco è molto alta e rappresenta circa due terzi del costo complessivo per medicinali della sua classe, nonostante rappresenti meno del 10% delle prescrizioni totali. Dal momento della sua approvazione nel 2011 da parte della Food and Drug Administration statunitense, sono cresciuti i dubbi sul suo vantaggio rispetto ad altri farmaci della stessa classe più economici e che progressivamente hanno perso il brevetto. Le versioni generiche del ticagrelor sono attese a breve negli Stati Uniti e la rivista della British Medical Association ha analizzato le evidenze disponibili in letteratura. Questa inchiesta condotta da Peter Doshi e pubblicata la scorsa settimana ha messo in luce come il medicinale sia stato approvato nonostante forti obiezioni da parte di alcuni membri del panel della Fda e che il principale studio clinico approvativo del ticagrelor – denominato Plato – è stato al centro di una lunga disputa sull’affidabilità dei risultati. Il BMJ ha ricostruito la vicenda lunga molti anni e dalla lettura dell’articolo usciamo disorientati: il principale messaggio – aldilà delle considerazioni specifiche sulla maggiore o minore efficacia del farmaco – è che l’attività regolatoria è sempre più complessa e sempre più difficile. Mette le persone incaricate di valutare i risultati della ricerca clinica nella posizione assai scomoda di dover prendere decisioni rilevanti e costose, in assenza di una completa trasparenza degli studi.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Bradford S. What does a career in science policy entail? The Scientist, 9 dicembre 2024.
2. Qiu HS, Peng H, Fosse HB, et al. Use of promotional language and creating more inclusive scientific environments. JAMA Netw Open2024; 7: e2448696.
3. Adamala KP, Agashe D, Zuber MT, et al. Confronting risks of mirror life. Science, 10 dicembre 2024.
4. Hartman V, Zhang X, Poddar R, et al. Developing and evaluating Large language model–generated emergency medicine handoff notes. JAMA Netw Open 2024; 7: e2448723.
5. Doshi P. Doubts over landmark heart drug trial ticagrelor PLATO study. BMJ 2024; 387: q2550.
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