Inquinamento acustico ambientale: un problema diffuso ed emergente?
Il punto di vista di Marina Pastena
Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!
Password dimenticata?Non hai un account? Registrati
Hai già un account? Log in
Il punto di vista di Marina Pastena
L’inquinamento acustico è riferibile agli effetti negativi sulla nostra salute causati dal rumore. L’art. 2 della legge quadro 447/1995 sull’inquinamento acustico lo definisce come “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno, o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”. Non c’è quantificazione e non si menziona nel testo la differenza tra suono e rumore, ma si caratterizza l’oggetto come una emissione sonora fastidiosa o disturbante una qualsivoglia attività umana o il nostro ambiente. Nella accezione comune, in genere, si distingue tra il suono (percepito con caratteristiche soggettive come gradevole e armonico nelle sue frequenze) e il rumore, invece generato da onde acustiche irregolari e non periodiche, che provoca sensazioni uditive sgradevoli e fastidiose. Nella fattispecie, come recitano i riferimenti di legge, invero, ci si riferisce a qualunque emissione sonora (sia quindi “suono” che “rumore”) che provochi un “oggettivo fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane” o pericolo sia per la salute che per il nostro habitat.
Il livello di rumore è misurato in decibel (dB) e la relazione che lega l’effetto sonoro al fenomeno che l’ha generata è di tipo esponenziale, e non lineare, comportando così l’uso di una scala logaritmica. Discende da ciò che pochi decibel di differenza (ogni aumento di 10 dB corrisponde a un aumento di 10 volte dell’intensità sonora) nella emissione sonora bastino a provocare una sensibile differenza per l’effetto potenzialmente dannoso.
Questa infografica elaborata da Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ben esemplifica il livello di rumorosità generalmente attribuibile a delle comuni fonti di rumore ed esplicita quanto relativo alla normale percezione umana e il livello di potenziale dannosità. Per indurre gli effetti di fastidio/disturbo alle nostre attività si indica un valore soglia di almeno 40 dB. Per porre degli esempi pratici: in un ambiente abitativo considerato silenzioso si registrano 25-35 dB, in una conversazione tranquilla si raggiungono anche 40-50 dB, mentre in un ambiente rumoroso o una strada trafficata il valore aumenta sino a 60-70 dB. Sempre a fini esemplificativi: il rumore provocato dal passaggio di un treno è di circa 90 dB e i motori di un aereo che decolla “disturbano” per ben 130 dB.
Il rumore eccessivo danneggia la salute umana e interferisce con le attività quotidiane delle persone [1]. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nelle sue più recenti linee guida [2], fornisce raccomandazioni per la tutela della salute in caso di esposizione al rumore ambientale proveniente da diverse fonti: trasporti (traffico stradale, ferroviario e aereo), turbine eoliche e attività ricreative. L’Oms evidenzia come tale esposizione possa disturbare il sonno, provocare effetti cardiovascolari e psico-fisiologici, ridurre le prestazioni, generare fastidio e influenzare il comportamento sociale.
Prendendo in considerazione il solo rumore causato dal traffico, si stima che l’inquinamento acustico provochi danni alla salute di quasi un terzo delle persone che vivono nelle regioni europee; inoltre, un europeo su cinque è esposto a livelli sonori notturni potenzialmente dannosi. Le linee guida dell’Oms raccomandano quindi un livello inferiore a 30 dB(A) (decibel ponderati A, unità di misura del livello di pressione sonora adattata alla sensibilità dell’orecchio umano) nelle camere da letto durante le ore notturne, e meno di 35 dB(A) nelle aule scolastiche, per garantire condizioni ottimali di insegnamento e apprendimento.
Infine, le fonti bibliografiche delle linee guida citano studi e statistiche sull’esposizione cronica dei bambini al rumore degli aerei, evidenziando una possibile riduzione delle loro performance cognitive e, in misura più limitata, una compromissione del benessere, oltre a una moderata evidenza di effetti sulla pressione arteriosa.
Il recente rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), pubblicato a giugno 2025 con dati riferibili al 2022, stima che a livello europeo più del 20% della popolazione è esposta a livelli di rumore potenzialmente dannosi per la salute umana [3]. Tra le fonti di trasporto, il traffico stradale risulta essere la più diffusa, esponendo circa 92 milioni di persone a livelli superiori alla soglia fissata dalla direttiva europea sul rumore ambientale di 55 dB per il periodo giorno-sera-notte, a fronte di 18 milioni interessati dal traffico ferroviario e 2,6 milioni dal rumore degli aerei.
Secondo il Rapporto, il rumore da trasporto si colloca tra le prime tre minacce ambientali per la salute ambientale – subito dopo l’inquinamento atmosferico e i fattori legati alla temperatura – e l’esposizione cronica contribuisce ogni anno a circa 66.000 morti premature in Europa, oltre a circa 50.000 nuovi casi di malattie cardiovascolari e 22.000 casi di diabete di tipo 2. Desta non poca preoccupazione il rilievo che quasi 16,9 milioni europei sperimentano fastidi a lungo termine dovuti al rumore dei trasporti e circa 4,6 milioni soffrono di gravi disturbi del sonno.
Nello stesso documento si analizza in modo analitico l’impatto sulla salute dell’esposizione al rumore. Si desume che il meccanismo d’azione si basa su percorsi interconnessi, le cui cause principali sono: lo stress fisico e psichico, il possibile danno diretto al sistema uditivo, i disturbi del sonno indotti dal rumore fino alla privazione del sonno, e l’interruzione dei ritmi circadiani. Questi effetti, attraverso meccanismi interconnessi, attivano il sistema nervoso simpatico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, comportando la produzione di ormoni dello stress come cortisolo e adrenalina; un’attivazione prolungata favorisce infiammazione e stress ossidativo, accelerando potenzialmente l’invecchiamento biologico.
In aggiunta, l’esposizione al rumore e i disturbi del sonno possono compromettere la regolazione ormonale, il metabolismo del glucosio e il controllo della pressione sanguigna, oltre a essere associati alla resistenza all’insulina, all’obesità e al diabete di tipo 2 [4]. Una ulteriore disamina della letteratura scientifica conferma anche possibili correlazioni tra esposizione al rumore e malattie cardiovascolari, depressione e demenza (con evidenza moderata), nonché disturbi del comportamento nei bambini [5,6].
Con riferimento all’ambiente cittadino di Torino, è doveroso menzionare quanto accade ormai in molte città: il fenomeno della cosiddetta “movida”. La Città di Torino definisce la “movida” come “la presenza all’aperto di concentrazioni di persone che, per finalità aggregative e sociali, frequentano soprattutto nelle ore notturne aree residenziali caratterizzate dalla presenza di numerosi pubblici esercizi ed attività di vendita al dettaglio di alimenti e bevande” [7]. Si tratta di fenomeni sociali presenti in misura variabile a seconda della zona cittadina e di altre variabili, che possono provocare disturbi anche rilevanti e persistenti della quiete serale e notturna, con possibili ripercussioni sulla salute dei cittadini.
In ottemperanza alla Legge quadro 447/95 e successive modifiche, che impongono ai Comuni di procedere alla classificazione acustica del territorio, l’amministrazione comunale di Torino ha distinto il territorio in sei classi omogenee, definite dalla normativa sulla base della prevalente ed effettiva destinazione d’uso. A ciascuna zona omogenea sono stati assegnati valori limite acustici per due riferimenti temporali, diurno e notturno, con la finalità di attribuire limiti specifici per ogni utilizzo del territorio, dagli usi più tutelati (ad esempio scuole e ospedali) a quelli che per propria natura producono livelli acustici significativi (aree produttive) [7,8,9].
Le attività di controllo in materia di rumore, amministrativamente in capo al Comune, vengono in genere svolte dall’Arpa, l’Agenzia regionale per prevenzione ambientale, in qualità di supporto tecnico; l’Arpa Piemonte nell’ambito dell’inquinamento acustico svolge attività di prevenzione, controllo e monitoraggio [10,11,12].
Va infine segnalato, a fini pratici, che Arpa Piemonte ha reso disponibile gratuitamente l’app OpeNoise con funzione di fonometro per la misurazione del rumore in tempo reale.
Il Piano comunale per il contenimento della “movida”
Il Comune di Torino ha varato nel 2021 (Deliberazione del Consiglio comunale n. 144/2021 dell’1 marzo 2021) il “Piano di risanamento acustico”, che include anche la gestione dei fenomeni legati alla “movida”. Questo Piano, definito di carattere sperimentale e soggetto ad aggiornamento periodico, è strutturato in linee d’azione finalizzate a contenere episodi di disturbo derivanti dalle diverse sorgenti sonore.
In particolare, il Comune prevede quattro linee di intervento specifiche in risposta al fenomeno della cosiddetta “movida”:
1. monitoraggio integrato del fenomeno ed analisi dei dati, con riguardo al rumore ambientale, agli afflussi e alle presenze, al traffico e alla sosta, ai rifiuti prodotti;
2. riduzione e contrasto della rumorosità e del disturbo, considerando gli effetti legati al consumo in strada di bevande alcoliche, all’impatto acustico dei locali di somministrazione, alla rumorosità degli avventori, sia nei pressi dei locali che nei dehors, alla rumorosità del traffico per la ricerca dei parcheggi e in reazione alla sosta non ordinata, alle attività di raccolta rifiuti, spazzamento stradale ed igiene del suolo nonché a particolari comportamenti (goliardia, atti violenti, vandalismo, ecc.);
3. pianificazione territoriale e commerciale, compresi specifici criteri per l’assegnazione dei limiti di riferimento notturni alle aree interessate dal fenomeno della cosiddetta “movida”, contemperando le specificità dei luoghi e i principi delle norme nazionali e regionali di riferimento;
4. riqualificazione dello spazio pubblico e crescita delle proposte alternative per l’intrattenimento giovanile, quali elementi che possono contribuire alla migliore gestione del fenomeno e all’adozione di comportamenti più consapevoli da parte dei fruitori, come da consolidate esperienze europee.
Il rumore ambientale per i bambini non è solo un fastidio, ma un vero fattore di rischio per la salute: i bambini sono più vulnerabili perché il loro sistema uditivo, neurocognitivo e del sonno è in fase di sviluppo. Le evidenze scientifiche indicano che, in età pediatrica, l’esposizione cronica al rumore – da traffico, ambienti urbani affollati, contesti ricreativi, ambienti domestici, scuola e uso prolungato di cuffie e auricolari – può interferire con il sonno, l’apprendimento, l’attenzione e lo sviluppo del linguaggio, oltre ad aumentare i livelli di stress e, nel tempo, il rischio cardiovascolare [13,14].
Secondo le raccomandazioni internazionali, nelle camere da letto dei bambini il rumore notturno dovrebbe rimanere al di sotto dei 30 dB, mentre nelle aule scolastiche non dovrebbe superare i 35 dB, per garantire adeguate condizioni di apprendimento [2].
Un approfondimento merita l’inquinamento acustico dovuto all’esposizione al rumore (ad esempio la musica) in ambienti ricreativi e/o all’uso di strumenti audio. Con il progredire della tecnologia, la miniaturizzazione e la diffusione (anche a basso costo) di svariate apparecchiature, insieme all’uso sempre più esteso dei social e ai cambiamenti nelle abitudini sociali, è emersa la problematica dei possibili effetti sulla salute “acustica” e non solo, correlati all’esposizione a volumi elevati, come accade con l’uso frequente di strumenti audio quali cuffie e auricolari [15]. L’Oms stima [16] che miliardi di giovani in tutto il mondo potrebbero essere a rischio di perdita dell’udito a causa di pratiche di ascolto non sicure e che oltre 43 milioni di persone di età compresa tra 12 e 35 anni convivano con una perdita dell’udito invalidante dovuta a diverse cause. Inoltre, tra adolescenti e giovani adulti della stessa fascia d’età nei Paesi a medio e alto reddito, quasi il 50% risulta esposto a livelli sonori non sicuri attraverso l’uso di dispositivi audio personali e circa il 40% a livelli potenzialmente dannosi in luoghi come club, discoteche e bar. Sono numeri che fanno tremare i polsi.
Ancor più preoccupante appare il crescente livello di esposizione dei bambini – anche nella prima infanzia – al rumore, talvolta per tempi prolungati e in fasce orarie destinate al riposo e al sonno. Un ampio studio, il report Mott Poll [17], condotto negli Stati Uniti nell’agosto 2023 su 1.152 genitori con almeno un figlio di età compresa tra i 5 e i 12 anni, ha rilevato che circa il 20% riferisce un utilizzo medio quotidiano di cuffie o auricolari da parte dei bambini compreso tra una e due ore. Tra questi genitori intervistati, oltre la metà dichiara di cercare di limitarne il tempo d’uso attraverso strategie comportamentali, mentre circa il 40% riferisce l’impiego di strumenti come limitatori di volume; una quota minore consente l’uso di cuffie con cancellazione del rumore o di dispositivi dotati di ulteriori funzionalità di limitazione.
Alcuni genitori hanno riferito che cuffie e auricolari risultano utili per intrattenere i bambini, soprattutto in luoghi pubblici o durante i viaggi. Tuttavia, in presenza di suoni esterni intensi (ad esempio su un aereo o un autobus), vi è il rischio che i bambini aumentino il volume del dispositivo audio per compensare il rumore ambientale, aumentando ancor di più l’esposizione al rumore.
Il rischio di danni all’udito è infatti legato sia all’intensità sia alla durata dell’esposizione. Rumori superiori a 120 decibel (come il decollo di un aereo di linea) possono causare danni immediati, mentre un’esposizione prolungata a livelli superiori a 70 decibel (come un tosaerba, un asciugacapelli o un dispositivo audio al massimo volume) può iniziare a danneggiare l’udito.
In questo studio si evidenzia, con riferimento alle conseguenze sulla salute, come l’esposizione al rumore nei bambini possa influenzare il sonno, l’apprendimento scolastico e lo sviluppo del linguaggio, oltre a incidere sui livelli di stress e persino sulla pressione sanguigna. Si aggiunge, inoltre, che i condotti uditivi dei bambini sono più piccoli di quelli degli adulti e conseguentemente amplificano i livelli sonori percepiti, aumentando così la loro vulnerabilità ai danni da rumore.
A conferma di quanto riportato nel report Mott Poll, l’analisi di ulteriore letteratura scientifica evidenzia come l’esposizione a volumi sonori elevati possa determinare effetti psicofisici e indurre una perdita progressiva della capacità uditiva, acufeni e fenomeni di iperacusia, a causa del danneggiamento fisico del sistema uditivo [18,19,20].
Il medico ha un ruolo attivo nella prevenzione e nella tutela della salute dei bambini e può collaborare con genitori, scuole e altre istituzioni locali per proteggerli. Cosa può fare?
Il medico può:
Altrettanto preziose sono le indicazioni tratte dallo studio Mott Poll [ 17] su come proteggere i bambini che utilizzano dispositivi audio:
Infine, è fondamentale consultare il pediatra, l’audiologo o l’otorinolaringoiatra in caso di segnali di disturbi dell’udito, come la richiesta frequente di ripetere le parole, lamentele di rumori squillanti, parlare a voce alta con chi è vicino, ritardi nel linguaggio o mancata reazione a suoni.
Marina Pastena
Presidente ISDE Torino
Bibliografia
Leggendo il libro di Vittorio Lingiardi
L’intervento di Guido Giustetto, presidente dell'OMCeO Torino
I costi ambientali delle guerre e del settore militare: Antonella Litta
