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Il decreto Valditara riguardante le restrizioni sull’uso di cellulari e tablet mira a limitare il loro utilizzo durante l’orario scolastico al fine di migliorare la concentrazione degli studenti, evitando distrazioni dovute al loro uso per scopi non didattici. Il provvedimento include tre disposizioni principali: il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari durante l’orario scolastico, la regolamentazione del loro uso a livello scolastico e la promozione di un’educazione all’uso responsabile della tecnologia. A un primo esame, sembra rappresentare un passo avanti per migliorare l’attenzione degli alunni in classe e l’efficacia dei programmi educativi, cercando allo stesso tempo di affrontare le criticità legate all’eccessivo uso dei cellulari tra gli studenti. Tuttavia, sono state sollevate numerose critiche, soprattutto per la mancanza di chiarezza su come applicare concretamente queste nuove regole. Inoltre, vi è preoccupazione per la potenziale complicazione delle pratiche didattiche che, fino ad oggi, si sono basate sull’uso dei cellulari in classe. L’applicazione delle nuove regole potrebbe risultare complicata per gli insegnanti, e la gestione del divieto potrebbe rappresentare un ulteriore onere per loro. Infine, alcuni educatori ritengono che, piuttosto che vietare l’uso dei dispositivi, andrebbe promosso un uso responsabile della tecnologia.

I pro  e i contro dell’uso dei dispositivi. Prescindendo dai rischi derivanti dall’esposizione alle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari, possiamo sintetizzare il dibattito sui punti di forza e i rischi derivanti dall’uso e dall’abuso dei dispositivi digitali sin dalla primissima infanzia.

Pro: i dispositivi digitali forniscono ai bambini l’accesso a informazioni e risorse educative, stimolando la curiosità e l’apprendimento. Guardare contenuti educativi su cellulari, computer o tablet può essere associato a migliori abilità linguistiche, ma solo se avviene sotto la guida di un genitore o insegnante. Alcuni credono che esporre i bambini alla tecnologia fin dalla giovane età aiuti a sviluppare competenze digitali essenziali per il futuro.

Contro: L’esposizione ai dispositivi digitali, soprattutto nella primissima infanzia e in adolescenza, durante le finestre di maggiore sensibilità per lo sviluppo neuro-cognitivo del bambino, potrebbe avere effetti negativi sullo sviluppo cerebrale. Tra questi vi sono: ritardo del linguaggio, anomalie nelle relazioni sociali, disturbi della coordinazione motoria grossolana e fine, iperattività, deficit di concentrazione, tratti autistici e miopia, difficoltà nel comprendere le emozioni. L’esposizione prolungata favorisce anche obesità, altera il sonno, agisce sulla regolazione dopaminergica cerebrale con effetti simili a quelli delle sostanze da abuso, e può indurre ansia e depressione. Questi fattori negativi influenzano lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino, compromettono lo sviluppo emotivo e psicologico e possono portare alla dipendenza. Inoltre, l’uso eccessivo di cellulari e tablet può causare problemi di vista e postura.

Tutte queste considerazioni assumono valori molto diversi in relazione all’età del bambino e alla presenza-interazione-supervisione dell’adulto di riferimento.

Cosa dicono le linee guida. Le raccomandazioni internazionali sull’uso degli schermi nei bambini sono chiare nel sottolineare la necessità di un approccio prudente e consapevole. L’Organizzazione mondiale della sanità sconsiglia del tutto l’uso degli schermi per i bambini da 0 a 2 anni, mentre da 2 a 4 anni di età è consentita una esposizione non passiva per non più di un’ora. Le linee guida dell’American academy of pediatrics si limitano a consigliare di limitare il tempo davanti allo schermo e l’uso dei media nei bambini sotto i 2 anni, raccomandando ai genitori di stabilire dei limiti e monitorare il tempo trascorso davanti allo schermo. Questo gruppo di età, infatti, impara e socializza esplorando il mondo e giocando con gli altri, meglio ancora se all’aperto e in maniera libera. Pertanto, i genitori dovrebbero incoraggiare i loro figli a stabilire dei limiti e monitorare il tempo che trascorrono davanti agli schermi.

L’uso e l’abuso del digitale in Italia. La diffusione esponenziale del digitale ha comportato profondi cambiamenti culturali, con un impatto significativo soprattutto sui più giovani. Tra gli adolescenti italiani (11-17 anni), l’uso di smartphone e internet è ormai ampiamente diffuso: il 72 per cento accede regolarmente a internet tramite smartphone. Dopo la pandemia, questa percentuale è salita al 95 per cento e il 25 per cento dei ragazzi che manifesta segnali di un uso problematico, tra cui tolleranza (necessità di aumentare il tempo trascorso online), irritabilità, abbandono di altre attività e difficoltà nel controllo. Oltre il 60 per cento degli adolescenti ha un profilo sui social network e il 6 per cento dichiara di aver subito molestie online. Anche tra i bambini più piccoli (6-10 anni) la pandemia ha portato a un aumento considerevole nell’uso dei dispositivi digitali.

Cosa può fare il pediatra. Nonostante la diffusione capillare della tecnologia, l’Italia si colloca solo al quarto posto in Europa per competenze digitali tra i giovani di 16-19 anni. Questo dato mette in evidenza la necessità di interventi mirati per affrontare la povertà educativa digitale. I genitori stessi dichiarano di aver bisogno di supporto nella gestione del rapporto dei figli con il digitale. Il ruolo di un pediatra di famiglia formato nell’educazione digitale è cruciale, soprattutto per l’impatto dell’esposizione agli schermi sullo sviluppo dei bambini, in particolare nella fascia di età 0-6 anni. Attraverso strumenti come la valutazione della salute digitale (ad esempio, i bilanci di salute al digitale e il progetto “Custodi digitali”), il pediatra dovrebbe fornire raccomandazioni per un uso degli schermi giudizioso, consapevole, condiviso e adeguato all’età. Ad esempio: fino ai 6 mesi, limitare l’uso degli smartphone a quando il bambino sta dormendo, evitando l’esposizione durante l’allattamento; dopo i 6 mesi, evitare l’uso del cellulare a tavola, privilegiare il movimento fisico e includere la lettura di libri nella routine della buonanotte; dopo i 6 anni, informare genitori e figli sui corretti comportamenti digitali e sui rischi connessi all’uso eccessivo degli schermi.

Quali politiche servono. Il dilagante utilizzo degli strumenti digitali è spesso solo la punta dell’iceberg di un problema più profondo: la crisi della genitorialità. Molti bambini trascorrono troppo tempo davanti agli schermi perché i genitori, sovraccarichi di lavoro o poco presenti, utilizzano i dispositivi digitali come un “ciuccio” per tenerli tranquilli. Inoltre, gli stessi genitori sono spesso sempre connessi, non solo per motivi di lavoro. È fondamentale che comprendano il ruolo di modello che rivestono per i loro figli. La mancanza di asili nido accoglienti, spazi verdi e città a misura di bambino rende sempre più difficile ottemperare i bisogni relazionali dei più piccoli. Il pediatra dovrebbe essere in grado di consigliare le famiglie, intervenire in situazioni problematiche e, se necessario, inviare i casi più gravi a livelli di assistenza appropriati. Allo stesso tempo, è necessaria una sinergia tra il Ministero dell’istruzione e il Ministero della famiglia per attuare politiche che permettano ai genitori di dedicare tempo e attenzione ai propri figli. Queste politiche dovrebbero includere: maggiore supporto alle famiglie, con lavori meglio retribuiti e orari più flessibili, per consentire ai genitori di tornare a casa con le energie necessarie a occuparsi dei propri figli, e strutture scolastiche e cittadine adeguate, con spazi verdi e opportunità per i bambini di muoversi, giocare e socializzare all’aria aperta.

Un miglior equilibrio familiare e sociale potrebbe ridurre la dipendenza dai dispositivi digitali sia nei bambini sia nei genitori, migliorando complessivamente il benessere di entrambi.

Laura Reali
Pediatra di famiglia
Associazione culturale pediatri
Comitato scientifico di Fondazione Irene Ets


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