La gestione dei rifiuti ospedalieri
Come ridurre l'impatto ambientale e migliorarne la gestione
I rifiuti ospedalieri sono un aspetto cruciale della gestione dei rifiuti speciali, non solo per la loro quantità, ma anche per l’impatto che possono avere sull’ambiente. Tuttavia, esistono margini di miglioramento. Con un approccio più sostenibile e consapevole, è possibile non solo diminuire la quantità di rifiuti prodotti, ma anche ottimizzare il loro smaltimento.
L’impatto ambientale
Cosa indicano le leggi. In Italia, la gestione dei rifiuti ospedalieri è regolata principalmente dal Decreto del Presidente della Repubblica (Dpr) 254/2003, che stabilisce le linee guida per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti sanitari, in conformità con le direttive europee [1]. La normativa distingue i rifiuti in due categorie principali: pericolosi e non pericolosi, con un’ulteriore suddivisione per i rifiuti a rischio infettivo. Il Decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 ha poi integrato e rafforzato le disposizioni del Dpr imponendo agli enti e alle aziende sanitarie obblighi stringenti per ridurre al minimo l’impatto ambientale, promuovere la corretta separazione dei rifiuti e garantire un trattamento adeguato attraverso impianti autorizzati [2]. Per una corretta gestione dei rifiuti sanitari è fondamentale sapere la differenza che viene fatta tra rifiuti pericolosi e non: i rifiuti pericolosi sono quelli che contengono o possono contenere agenti patogeni o sostanze chimiche pericolose, quindi richiedono un trattamento speciale, in essi sono compresi anche i rifiuti taglienti. I rifiuti non pericolosi sono invece quelli assimilabili agli urbani non presentando rischi di contaminazione o infezione.
Quanti ne produciamo. Secondo il Rapporto rifiuti speciali dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) pubblicato nel luglio 2024 con i dati del 2022 i rifiuti sanitari prodotti in un anno sono circa 258mila tonnellate, di cui circa 231mila classificati come pericolosi. Bisogna chiarire, però, che all’interno di questa categoria sono compresi tutti i rifiuti “derivanti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate” quindi oltre ai rifiuti ospedalieri sono inclusi anche quelli prodotti da altre strutture, ad esempio dai laboratori di analisi. Stabilire con precisione quanti rifiuti siano effettivamente prodotti dalle strutture sanitarie non è semplice, poiché mancano dati recenti che distinguano e analizzino in dettaglio la loro provenienza. Tuttavia, un rapporto tecnico del 2008 dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (ora Ispra) evidenzia chiaramente come le principali fonti di produzione siano rappresentate dalle strutture pubbliche e private di ricovero e cura [3].
Ricicliamo abbastanza? Questi numeri riflettono non solo la complessità della gestione, ma anche l’urgenza di trovare soluzioni che possano ridurre la produzione, specialmente dei rifiuti pericolosi che richiedono trattamenti più onerosi e impattanti. Infatti alcuni studi mostrano come negli ospedali si perdano molte occasioni di riciclo, ad esempio, in un reparto operatorio australiano, il 41% dei rifiuti era potenzialmente riciclabile, ma solo il 55% di questi finiva nei contenitori appositi. Nella stessa struttura, un audit nella terapia intensiva ha riscontrato che, pur essendo il 29% dei rifiuti riciclabile, meno della metà veniva correttamente differenziato. Un’analisi simile in un pronto soccorso negli Stati Uniti ha confermato questa tendenza [4]. Oltre ad avere un impatto ambientale significativo questi comportamenti, spesso adottati dai professionisti per praticità, hanno una rilevante conseguenza sugli aumenti dei costi delle strutture per le operazioni di gestione e smaltimento. Anche L’Organizzazione mondiale della sanità lo dice: l’85% dei rifiuti ospedalieri è assimilabile ai rifiuti urbani e quindi potenzialmente riciclabile, sempre se differenziato e raccolto in maniera adeguata.
L’uso della plastica. Sappiamo che la plastica è altamente impattante durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima fino allo smaltimento. In ambito sanitario è un materiale ampiamente utilizzato, soprattutto per quanto riguarda i prodotti medici monouso e gli imballaggi, generando per cui una grande quantità di rifiuti. L’associazione Health care without harm pone attenzione sul massiccio e diffuso uso della plastica, nel 2021 ha pubblicato un report per indagare proprio questo tema. Dall’indagine condotta dall’associazione emerge come la plastica costituisca una consistente percentuale del totale dei rifiuti ospedalieri, tra il 20% e il 25% dei rifiuti prodotti quotidianamente, numeri che aumentano notevolmente nelle sale operatorie e nei dipartimenti di emergenza e urgenza. Ciò che emerge con ancora più chiarezza dal report è che oltre il 50% della plastica gettata è potenzialmente riciclabile, solamente non viene differenziata correttamente [5].
Cosa si può fare in pratica
Quando si parla di gestione dei rifiuti sostenibile i tre principi fondamentali sono quelli del ridurre, riutilizzare e riciclare. Anche se a prima vista può sembrare difficile, anche nel settore sanitario si possono seguire queste tre direttive per minimizzare l’impatto dei servizi di cura.
Formazione. Ciò che salta all’occhio leggendo i dati degli studi in merito alla gestione dei rifiuti ospedalieri è la mancata differenziazione. I professionisti del settore sanitario non sono correttamente formati, bisogna iniziare da qui in modo tale che i rifiuti sanitari siano gestiti correttamente, in modo più sicuro e sostenibile. Implementare le procedure ospedaliere in materia di gestione dei rifiuti con un’attenzione alla sostenibilità può supportare l’operato di chi lavora.
Più cestini. Una delle maggiori cause per il mancato riciclo dei materiali è la mancanza parziale o totale dei cestini per il riciclo [4]. Fare in modo che nelle strutture sanitarie non siano presenti in gran numero solo i contenitori rigidi per i rifiuti pericolosi ma anche i cestini per differenziare i materiali, permette a chi lavora di riciclare più facilmente e ridurre la quantità di rifiuti indifferenziati.
Prodotti non monouso. Molte strutture ospedaliere durante la pandemia da covid-19 e la conseguente difficoltà a reperire i prodotti monouso sono tornate ad utilizzare prodotti riutilizzabili. I camici riutilizzabili, sia quelli operatori sia quelli da isolamento, sono un prodotto sicuro e pratico tanto quanto l’alternativa monouso, ma molto meno impattante [5].
Ridurre. Per ridurre la produzione dei rifiuti è bene considerare diverse strategie. È importante evitare gli sprechi utilizzando dispositivi e farmaci prima della data di scadenza, con controlli periodici e un corretto stoccaggio è possibile ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Per quanto riguarda gli sprechi nelle sale operatorie, abbiamo scritto un articolo specifico.
Ridurre gli sprechi e migliorare la gestione dei rifiuti significa non solo abbattere i costi di smaltimento, ma anche contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente. Anche in un contesto complesso come quello sanitario è possibile avere un approccio orientato alla sostenibilità, grazie ad una maggiore consapevolezza e un impegno collettivo.
La rubrica “Scelte consapevoli. Per una sanità ecosostenibile” è realizzata da il punto in collaborazione con Isde Italia – Associazione medici per l’ambiente.
Bibliografia
- Decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003, n. 254.
- Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
- Apat. Rapporti Tecnici. Valutazioni quali-quantitative sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali sanitari, 2008.
- Jungbluth L, Goodwin D, Tull F, et al. Barriers and facilitators to recycling waste in hospitals: A mixed methods systematic review. Resources, Conservation & Recycling Advances 2024; 21: 200209.
- Hcwh Europe. Measuring and reducing plastics in the healthcare sector, 2021.

