Le biblioteche biomediche, dalla ricerca alla pratica
L’esperienza della Biblioteca Virtuale per la Salute-Piemonte raccontata da Patrizia Brigoni
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L’esperienza della Biblioteca Virtuale per la Salute-Piemonte raccontata da Patrizia Brigoni
Foto di Josh Sorenson
La storia delle biblioteche biomediche è strettamente intrecciata con la storia più ampia delle biblioteche pubbliche che, da sempre, offrono alla comunità riviste e libri disponibili per il prestito e la consultazione, ma anche spazi di incontro, studio e molto altro ancora. Le biblioteche biomediche sono anche luogo di innovazione e dunque non sono state colte di sorpresa dalla rivoluzione digitale. Spesso sono collocate all’interno delle università, qualche volta sono presenti nel sistema sanitario.
Realizzare una biblioteca nel sistema sanitario è certamente una idea coraggiosa e valida, nonostante i tempi difficili
Negli ultimi decenni nel nostro Servizio sanitario nazionale sono nate diverse biblioteche biomediche digitali. Non si tratta di scelte anacronistiche in amministrazioni che dovrebbero occuparsi d’altro. Realizzare una biblioteca nel sistema sanitario è certamente una idea coraggiosa e valida, nonostante i tempi difficili, caratterizzati da risorse limitate e dalla carenza di tempo che affligge gli operatori sanitari.
Occorre infatti ricordare che i medici, ma anche tutti gli altri professionisti sanitari non apprendono solo nei loro anni di formazione universitaria. Considerate le conoscenze sempre in evoluzione, l’importanza e i rischi connessi con il loro lavoro, essi imparano lungo tutto il corso della loro vita lavorativa, ancora più di quanto facciano altri professionisti. Imparano dalla loro esperienza, dai colleghi di reparto, dai convegni della loro società scientifica e dai corsi, vengono informati dall’industria del farmaco e apprendono continuamente anche da studi scientifici e documenti specialistici, rapporti di ricerca e linee guida. Gli studi scientifici riguardano non solo efficacia e costi ma anche aspetti etici, organizzativi, sociali e giuridici, e dovrebbero orientare le decisioni degli operatori sanitari a beneficio sia dei pazienti che della comunità.
Le biblioteche biomediche rendono disponibili le conoscenze cliniche e organizzative, supportano le attività di ricerca e di gestione dell’innovazione, organizzano programmi di formazione e coordinano le attività di negoziazione con editori e fornitori di risorse bibliografiche.
In Italia la tradizione in tema di biblioteche biomediche del sistema sanitario è ricca di buoni esempi, anche fuori dal contesto accademico. Esistevano molte biblioteche mediche, negli ospedali medi e grandi, che però sono state in grande parte ridimensionate o chiuse negli ultimi anni. Sono in diminuzione soprattutto le biblioteche cartacee, e le riviste raccolte per tanti anni sono eliminate o riposte in soffitta, per recuperare locali utili alle attività di cura o sale di riunione. Molte biblioteche fisiche resistono, alcune fra queste conservano materiali antichi preziosi e interessanti per la storia della medicina, come la biblioteca dell’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria.
Le biblioteche digitali o virtuali sono nate con l’avvento delle riviste e dei libri elettronici, agli inizi degli anni duemila. La transizione digitale ha portato una grande ricchezza, integrando nelle raccolte video, immagini, podcast e collegamenti ipertestuali. Nel campo delle banche dati su farmaci e trattamenti, un valore aggiunto consiste nel rendere disponibili aggiornamenti e correzioni più velocemente rispetto alle edizioni a stampa.
La maggior parte delle biblioteche biomediche regionali non organizzate dalle università e rivolte al personale del Servizio sanitario si occupa anche della centralizzazione degli acquisti, valutando la qualità e la fruibilità dei prodotti da acquisire, e mette a disposizione online, previa autenticazione, articoli, libri, banche dati, e materiali utili per la comunicazione con i cittadini, o per svolgere al meglio l’attività amministrativa. Altre biblioteche, come la Biblioteca Alessandro Liberati, sono piuttosto focalizzate sulla proposta di contenuti scientifici ad accesso aperto, e sono luoghi online di confronto, finalizzati ad approfondire l’approccio teorico e operativo della medicina, basandosi sulle evidenze scientifiche. Tutte hanno l’obiettivo di promuovere l’applicazione delle prove di efficacia nella pratica clinica e nella gestione dei servizi sanitari, anche attraverso progetti di formazione.
Tutte hanno l’obiettivo di promuovere l’applicazione delle prove di efficacia nella pratica clinica e nella gestione dei servizi sanitari, anche attraverso progetti di formazione.
Il contesto è piuttosto difficile: l’accesso alle risorse ha visto molti cambiamenti nell’ultimo decennio e l’open access – nato per rendere disponibili a tutti le risorse e ridurre il divario economico fra chi può acquistare abbonamenti e chi non può permetterselo, per fare crescere la circolazione degli studi e dei dati – non ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi. I grandi editori internazionali propongono sempre più riviste e sempre più articoli, sempre più risorse ibride (fascicoli che contengono sia articoli open che a pagamento), e questo fa sì che non si possa rinunciare agli abbonamenti, che sono sempre più costosi. Per chi vuole approfondire il tema dell’editoria scientifica dei nostri giorni, consiglio il libro di Luca de Fiore [1] che racconta molto bene tutti gli aspetti di un mondo che è cambiato e non sempre in meglio.
I documentalisti offrono una “intermediazione” efficace per l’utilizzo di database articolati, insieme ad una partecipazione competente alle attività di ricerca.
Inutile sottolineare quanto la presenza di personale qualificato sia un elemento fondamentale per la vitalità e la qualità delle biblioteche. Quando gli operatori sanitari hanno necessità di ricercare studi o documenti, o di approfondire una tematica di interesse, si rivolgono ai documentalisti. Nel mare della letteratura prodotta è importante impostare strategie di ricerca bibliografica efficaci, cercare con competenza e trovare quello che più si avvicina alla necessità. I documentalisti offrono una “intermediazione” efficace per l’utilizzo di database articolati, insieme ad una partecipazione competente alle attività di ricerca. Conoscono le fonti della letteratura e dell’informazione biomedica, supportano la conduzione di revisioni sistematiche e sono esperti nell’utilizzo di programmi di reference management come Zotero o Endnote. Anche la realizzazione di report di health technology assessment richiede il supporto di documentalisti.
Istituita nell’ottobre 2009 dalla Regione Piemonte, opera per fornire gratuitamente a tutti gli operatori del Servizio sanitario regionale l’accesso alle risorse bibliografiche necessarie e per supportare le attività di studio e ricerca. La BVS-P è responsabile dell’acquisizione centralizzata di periodici elettronici e banche dati per tutte le aziende sanitarie, dunque anche della negoziazione con gli editori nazionali e internazionali. Si occupa anche della formazione alla ricerca bibliografica e i documentalisti assistono gli operatori nella realizzazione di progetti di ricerca. È affidata dal 2017 all’Asl di Biella. In Piemonte prima della BVS-P c’erano molteplici biblioteche, alcune erano presenti nelle aziende ospedaliere universitarie e organizzate dalle Università, altre operavano in strutture grandi e medie della Regione. La creazione di una biblioteca virtuale o meglio digitale è importante per tutte le strutture sanitarie che non hanno una biblioteca, per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, per chi non riesce a far coincidere il proprio tempo di studio con i tempi di apertura di una biblioteca fisica. Partecipare alla progettazione della BVS-P e assumerne la direzione nel 2017 è stata una esperienza entusiasmante, vissuta insieme a funzionari regionali e colleghi.
Come gestire una nuova biblioteca virtuale che fosse di tutti? Come lavorare per la transizione dalle risorse a stampa a quelle elettroniche, come promuovere le biblioteche esistenti, come fornire servizi bibliografici agli operatori di tutta la Regione? È stata una lunga strada, che ha visto protagonisti i referenti nominati dalle Aziende, il Comitato scientifico e i dirigenti responsabili della BVS-P presso l’Assessorato, le asl che si sono succedute alla guida della BVS-P e la Fondazione 3BI che, dal 2017, si è assunta con entusiasmo e competenza la responsabilità della gestione dei servizi bibliografici.
La BVS-P sostiene la cultura e l’aggiornamento professionale degli operatori sanitari piemontesi. Anche attraverso un percorso virtuoso di contenimento e razionalizzazione dei costi, ha consentito di razionalizzare le potenzialità dei servizi bibliotecari, e ha ottenuto riscontri positivi da parte delle aziende sanitarie e delle categorie professionali che utilizzano la risorsa in modo intensivo per la loro pratica quotidiana. Durante la pandemia da covid-19, che ha determinato la necessità di accedere da remoto a documenti, letteratura e linee guida, è aumentato fortemente il radicamento alla Biblioteca, che anche dopo il periodo di emergenza continua ad essere strumento di consultazione quotidiano per gli operatori sanitari piemontesi.
La negoziazione con gli editori internazionali è trasparente, rigorosa, attenta ai costi e alle opportunità offerte dai prodotti, rispettosa del budget assegnato dalla Regione e delle richieste degli operatori. Quando non è possibile acquisire una pubblicazione in quanto i costi non lo consentono, la biblioteca mette a disposizione un servizio di document delivery. La spesa complessiva della Regione per risorse bibliografiche, secondo i dati tratti dal bilancio regionale, era nel 2008 di 3.500.000 euro, oggi è di circa 1.600.000 euro, i titoli unici erano 566, ora sono 3332, le banche dati sono aumentate rispetto al passato e alcune di queste, farmacologiche e point of care, non erano presenti nel sistema sanitario regionale o erano presenti solo presso l’università.
Il valore della nostra Biblioteca è dato dalla cura che si offre alla comunità degli operatori. È un posto che costruisce fiducia, è luogo di uguaglianza nelle opportunità, perché la formazione continua sia il più possibile diffusa: anche da questo dipende la qualità non di un singolo ospedale, ma di tutto il Servizio sanitario regionale. Le risorse bibliografiche sono costosissime, molti operatori non possono permettersi di spendere tanto per il proprio aggiornamento. Anche in questo senso le biblioteche biomediche superano le diseguaglianze. La BVS-P si può consultare per esempio a Domodossola e a Ceva, aree interne molto lontane da Torino dove sono presenti ospedali o presidi, esattamente come alla Città della Salute di Torino, tutti possono entrare e fruire delle risorse. Fra i destinatari i dipendenti, ma anche il personale afferente alle aziende sanitarie, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.
Il valore della nostra Biblioteca è dato dalla cura che si offre alla comunità degli operatori. È un posto che costruisce fiducia, è luogo di uguaglianza nelle opportunità.
Ogni anno gli incontri di formazione organizzati con le aziende sanitarie o direttamente dalla BVS-P sono mediamente trenta, quasi tutti forniscono crediti ecm. Con gli operatori lavoriamo alla ricerca bibliografica complessa, alla conoscenza delle banche dati, alla valutazione degli studi. I corsi sono spesso organizzati in collaborazione con il personale delle aziende, si creano così gruppi di formatori inediti, si impara gli uni dagli altri.
Possiamo certamente dire che la BVS-P è divenuta una valida infrastruttura di supporto alla ricerca scientifica e al trasferimento delle conoscenze nella pratica clinica.
La BVS-P è il contributo delle biblioteche al mondo sanitario ed è un contributo efficiente, di qualità, economicamente sostenibile. Tutto bene? Quasi. Ci sono sempre cose da migliorare, progetti, organizzazione da mettere a punto. Data la potenzialità del suo supporto alla realizzazione degli obiettivi della sanità e ai progetti di ricerca è auspicabile che si possa un giorno integrare maggiormente la BSV-P nel sistema regionale.
Patrizia Brigoni
Responsabile Biblioteca virtuale per la salute, Regione Piemonte
Bibliografia
1. Luca de Fiore. Sul pubblicare in Medicina. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2024.
Appunti dal festival di fotografia Cortona on the move 2024
Dalle letture delle riviste del JAMA e di Health Affairs
Chi salvare e chi lasciar morire: a chi spetta la scelta? La nota di Domenico Ribatti
