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In ossequio allo stile e al nome del progetto dell’Omceo di Torino, andiamo dritti al punto: “la frode vera e propria non è il problema principale né della ricerca clinica né dell’assistenza sanitaria” scrive il cardiologo statunitense John Mandrola riprendendo le argomentazioni dell’oncologo Vinay Prasad [1]. È una frase – e ancora prima una convinzione – che può lasciare perplessi: chi ha familiarità con l’approccio ai problemi che caratterizza i due curatori del progetto Sensible Medicine sa che la forza di alcuni loro punti di vista è quasi sempre nella sollecitazione a non fermarsi al primo gradino dell’analisi di questioni complesse. Che però, proprio per la loro natura, chiedono di essere meglio definite e niente può aiutare di più di alcuni numeri.

Qualche numero delle retraction

Nel 2023 sono stati retracted oltre 10.000 articoli scientifici [2]. Conviene precisare che il termine “retracted” indica l’annullamento della validità di una pubblicazione per decisione della direzione della rivista stessa che l’ha pubblicata. Cosa determina una retraction? Nei casi meno imbarazzanti, un incidente di percorso: per esempio un controllo successivo all’uscita di un articolo che evidenzia degli errori di calcolo o nelle analisi statistiche, oppure anche un disaccordo tardivo sull’attribuzione della authorship del contributo. Nei casi peggiori, una deliberata cattiva condotta da parte di uno o più autori: per esempio il plagio di altri articoli, la falsificazione di dati o di immagini, fino alla fabbricazione dell’intera ricerca. Una retraction può essere indotta da una segnalazione di un whistleblower (quindi dalla denuncia da parte di un lettore, o di un rivale o di un collega degli autori che scelgono di restare anonimi), oppure da ricercatori di altri istituti che segnalano pubblicamente incongruenze nel contenuto. Infine, dagli stessi autori spinti da uno spontaneo ripensamento [3]. Un’altra possibilità è che la retraction sia l’esito di un0indagine condotta proprio dall’istituzione di appartenenza di uno degli autori: non è infrequente che un ente decida di indagare sui dati oggetto di uno studio pubblicato da propri ricercatori, dati che devono necessariamente riflettere i record dell’archivio del centro ospedaliero o di ricerca. Conoscere l’origine del percorso di retraction di un articolo sarebbe essenziale ma questa è purtroppo una delle tante cose caratterizzata da un’imperdonabile opacità da parte di tutte le parti in causa [4].  Ciò premesso, almeno la metà delle retraction avviene come conseguenza di un’intenzione deliberata di falsificazione da parte di uno o di più autori [5].

Nel 2023 sono stati retracted oltre 10.000 articoli scientifici. Diecimila retraction ogni anno sono tante o sono poche? Non è una domanda banale e la risposta dipende dai punti vista.

Chi volesse inquadrare ancora meglio questo fenomeno è probabile si chieda: 10.000 retraction ogni anno sono tante o sono poche? Non è una domanda banale e la risposta dipende dai punti vista. Vale la pena ricordare che le retraction che avvengono negli ultimi dodici mesi non riguardano solo gli articoli pubblicati nell’ultimo anno ma tutti gli articoli indicizzati nei database bibliografici: a questo proposito si stima che dal 1996 siano stati pubblicati almeno 64 milioni di articoli academici. Se andiamo a vedere la produzione degli anni più recenti, nel 2022 sono stati pubblicati oltre 5,14 milioni di articoli. Dal 2018, il numero di articoli pubblicati ogni anno è aumentato di oltre il 20 per cento. Nel febbraio 2023 i record indicizzati nella banca dati Scopus erano oltre 90 milioni: sono numeri che disorientano e che sottolineano la distanza tra l’iperproduzione di informazione e la scarsità di conoscenza. Ma su questo torneremo. Riprendendo la domanda di prima, il rapporto è dunque tra le 10.000 retraction del 2022 e parecchie decine di milioni di articoli: sarà per questo che gran parte dei commentatori è tutto sommato indulgente. Gli articoli ritirati sono sì numerosi, ma è un fenomeno dovuto soprattutto alla maggiore visibilità degli articoli scientifici ottenuta dal web e dai nuovi strumenti tecnologici: software capaci di scoprire la duplicazione delle immagini (per esempio ImageTwin o Proofig) e dei contenuti (iThenticate, tra gli altri) [6].

Ricerca inutile e falsificata

Però, i curatori del progetto Retraction Watch [7] ritengono che un articolo su 50 tra quelli pubblicati abbia problemi metodologici o etici che giustificherebbero la retraction. E da uno studio condotto sulle immagini contenute negli articoli pubblicati tra il 1996 e il 2014 sembrerebbe che il 4 per cento dei lavori contenga immagini falsificate o duplicate [8]. Sono probabilmente questi numeri che spingono Mandrola e Prasad a ritenere che il problema non sia tanto nelle frodi presenti nel medical publishing quanto nella complessiva cattiva qualità della ricerca. E a questo proposito le cifre sarebbero realmente preoccupanti se fosse vero che l’85 per cento della ricerca pubblicata è inutile [9]. Inutile perché intende rispondere a interrogativi medici futili, perché è mal disegnata e peggio condotta, perché è pubblicata in modo inaccurato o perché non è accessibile [10].

Oltre che sul rapporto tra pochi articoli retracted e tantissimi articoli presenti nei database, chi sostiene che la malpractice nella comunicazione sia un problema poco rilevante basa la propria convinzione anche su un secondo argomento: a sfruttare le scorciatoie della falsificazione o dell’invenzione di dati sono ricercatori di secondo piano, dottorandi o borsisti alle prime armi, disposti a tutto pur di iniziare ad avere qualche pubblicazione. Spesso è così, ma è sempre più frequente che in queste storie poco edificanti siano implicate personalità di primo piano. Solo negli ultimi mesi, dal presidente della Stanford university Marc Tessier-Lavigne [11] a Claudine Gay, presidente della Harvard university [12], dal premio Nobel per la fisiologia e la medicina Greg Semenza [13] a Laurie Glimcher, presidente del Dana Farber cancer institute, uno dei centri di ricerca e cura oncologici più famosi del mondo [14].  Non mancano esempi anche in Italia: dal rettore dell’università di Messina – Salvatore Cuzzocrea – costretto alle dimissioni [15] per oltre cento pubblicazioni messe in discussione [16] al caso del professore Orazio Schillaci, ministro della Salute, che ha firmato – talvolta anche come corresponding author – numerosi articoli in cui sono presenti “immagini truccate” [17].

Un commento del ricercatore Enrico Bucci [19] mette in evidenza alcuni punti critici. Per esempio, quanto più un clinico o un ricercatore assume ruoli di responsabilità amministrativa o politica, tanto più frequentemente firma lavori scientifici, laddove si potrebbe ragionevolmente pensare che l’attività di ricerca possa essere penalizzata da occupazioni di diversa natura. Inoltre, il controllo da parte dei ricercatori più esperti nei riguardi dei propri collaboratori è modesto o del tutto assente. Infine, non c’è sufficiente consapevolezza sulle caratteristiche delle riviste a cui si indirizzano i propri lavori, al punto che possono essere indirizzati a periodici pubblicati da case editrici senza scrupoli e prive di qualsiasi credibilità: i predatory journal. Più in generale, in tutti i casi citati e nei tanti che continuano ad essere segnalati emerge una sostanziale noncuranza rispetto al valore della pubblicazione come indicatore dell’attività di ricerca. “Le immagini non sono del mio laboratorio, ma di altri colleghi che non hanno fatto nulla di male”, spiega il ministro” [20].

Il valore di una pubblicazione oggi è quasi esclusivamente economico: vuoi direttamente (come attestazione dell’uso dei finanziamenti ricevuti), vuoi indirettamente (come strumento per il progresso nella professione).

Il cambiamento è possibile

Proprio negli anni in cui festeggia risultati economici straordinari, l’editoria scientifica vive un momento di massima crisi etica e culturale. Da estensione dei reparti di marketing dell’industria farmaceutica [21] è diventata anche il luogo dove più chiaramente si manifesta la crisi di credibilità dell’establishment scientifico. [22] Anche la spinta per l’accesso aperto ai risultati della ricerca si è rivelata una rivoluzione mancata, un semplice riorientamento del modello di business dei grandi player dell’editoria: non soltanto altrettanto insostenibile per le istituzioni rispetto al modello tradizionale delle riviste acquistate in abbonamento, ma anche determinante di disuguaglianze tra i centri di assistenza e di ricerca con diverse disponibilità finanziarie. Più radicalmente, il valore di una pubblicazione oggi è quasi esclusivamente economico: vuoi direttamente (come attestazione dell’uso dei finanziamenti ricevuti), vuoi indirettamente (come strumento per il progresso nella professione). “L’intero campo della scienza è pieno di carrieristi che sfornano studi di dubbia credibilità, un fenomeno che suscita stupore” scrive Prasad [1].

Ma non possiamo permetterci di restare solo stupefatti: un cambiamento è necessario e possibile, a iniziare dalla riconsiderazione della pubblicazione come indicatore di qualità e performance di un ricercatore o di un’istituzione, per proseguire con una sempre più intensa educazione dei giovani ai valori dell’integrità e del rispetto delle regole.

Luca De Fiore
Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

  1. Prasad V, Mandrola J. Le frodi non sono il più grande pericolo per la ricerca accademica. Il punto 2024; 12 febbraio.
  2. Van Noorden R. More than 10,000 research papers were retracted in 2023 — a new record. Nature 2023; 12 dicembre.
  3. Vuong Q-V. Retractions: the good, the bad, and the ugly. Nature 2020; 8 settembre.
  4. Vuong QH. The limitations of retraction notices and the heroic acts of authors who correct the scholarly record: an analysis of retractions of papers published from 1975 to 2019. Learned Publishing 2020;33:119-30.
  5. Li G, Kamel M, Jin Y, et al. Exploring the characteristics, global distribution and reasons for retraction of published articles involving human research participants: a literature survey. J Multidiscip Healthc 2018;11:39-47. 
  6. Jones N. How journals are fighting back against a wave of questionable images. Nature 2024; 12 febbraio.
  7. http://retractionwatch.org/
  8. Baker M. Problematic images found in 4% of biomedical papers. Nature 2016; 22 aprile.
  9. Chalmers I Glazsiou P. Avoidable waste in the production and reporting of research evidence. Lancet 2009; 374: 86-9.
  10. Macleod MR, Michie S, Roberts I, et al. Biomedical research: increasing value, reducing waste. Lancet 2014;383:101-4.
  11. Saul S. Stanford president will resign after report found flaws in his research. New York Times 2023; 19 luglio.
  12. Moody J. Harvard president resigns amid controversy. Inside Higher Education 2024; 2 gennaio.
  13. Kincaid E. Nobel Prize winner Gregg Semenza tallies tenth retraction. Retraction Watch 2023; 2 ottobre.
  14. David S. Dana-Farberications at Harvard University. For better science 2024; 2 gennaio.
  15. Aneurus. Cuzzocrea’s magnificent fall. For better science 2023; 16 ottobre.
  16. Capocci A. Immagini truccate e ricerche riciclate. A firmarle è Schillaci. Ilmanifesto 2023; 14 settembre.
  17. Bucci E. Tutto il marcio delle pubblicazioni scientifiche, oltre le immagini truccate negli studi di Schillaci. Il Foglio 2023; 16 settembre.
  18. Capocci A. Caso Schillaci: ammissioni e scaricabarile. ilmanifesto 2023; 17 settembre.
  19. Smith R. Medical journals are an extension of the marketing arm of pharmaceutical companies. PLoS Med. 2005;2:e138.
  20. McKie R. ‘The situation has become appalling’: fake scientific papers push research credibility to crisis point. Guardian 2024; 3 febbraio.
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