Recentemente un mio amico ha accompagnato un suo parente a una visita dall’oncologa. Il parente è in cura per un tumore maligno aggressivo. Compito del mio amico era quello di guardare e ascoltare, cercando di fare quelle domande che il suo caro avrebbe potuto dimenticare.
La dottoressa, una specialista oncologa, entra nella stanza, poi ci sono le presentazioni e a quel punto la dottoressa col proprio badge accede a EPIC (software per la gestione delle cartelle cliniche elettroniche, ndr). Poi si gira, per metà di fronte al computer e per metà di fronte al paziente, e inizia a digitare.” Come sta? Il dolore è migliorato o peggiorato? Su una scala da 1 a 10…?” Dopo ogni domanda, continuava a digitare come se non ci fosse un domani, mentre ne faceva un’altra, di domanda. “Direbbe che la sua nausea è migliorata?” Click click click.
Scrivo prima di vedere il paziente e concludo le note subito dopo. Scrivo solo nella stanza dei medici, non nella stanza dove si svolgono le visite.
Il mio amico non riusciva a togliersi di dosso la sensazione che la dottoressa non fosse del tutto presente. Sembrava più preoccupata di scrivere informazioni inutili. “Allora, si è sentita più debole due o tre giorni dopo la chemioterapia?” (detto tra noi, perché mai dovrebbe essere importante?) Insomma, non era pienamente presente. Non stava ascoltando e rispondendo come si farebbe con una persona cara o un amico. Almeno, questa era la percezione del mio amico. Sospetto che abbia ragione.
Dobbiamo fare meglio nel curare i malati.
Sono 17 anni che prendo appunti sui pazienti. Nei primi anni scrivevo a mano, ora scrivo al computer. Scrivo prima di vedere il paziente e concludo le note subito dopo. Scrivo solo nella stanza dei medici, non nella stanza dove si svolgono le visite.
I miei appunti sono brevi e precisi. Mi rifiuto di inserire qualsiasi testo che sia generato automaticamente. Se qualcosa non l’ho fatta io (per esempio, una procedura parte di un esame fisico), non la documento. Purtroppo, nella mia esperienza, il 90 per cento delle note dei medici contiene bugie. Esami che non hanno eseguito o farmaci che non hanno prescritto.
Quando sono nella stanza col paziente, di solito mi siedo sullo sgabello e parlo col malato. Accendo il computer solo quando il paziente mi chiede qualcosa e devo cercarla. Per esempio, se mi domandano il valore delle piastrine, prima rispondo: “Sono a 150”. Ma se vogliono sapere “Quanto, esattamente?” dico: “Aspetta, fammi controllare”. Mi collego e controllo: “154”.
Può accadere che a volte, se non l’ho fatto prima e se il paziente va lì subito dopo avermi visto, ordino gli esami mentre sono nella stanza delle analisi cliniche, ma lo faccio solo dopo aver finito di parlare, e solo perché per il paziente non ci sia da aspettare.
Quando, nel corso di una lezione ai miei studenti, sto spiegando qualcosa che mi sembra importante e loro continuano a scrivere nei portatili le minuzie di ciò che sto dicendo, sono tentato di dire: “Smettete di scrivere. Ascoltate quello che sto dicendo. Lasciate perdere il resto. Non c’è bisogno di scrivere nulla di quello che sto dicendo. Non sto elencando dei fatti, ma sto cercando di argomentare. Non è necessario concentrarsi sui dettagli. E poi, posso darvi una copia delle mie diapositive e di tutto il resto, ma in un secondo momento.”
Perché i medici prendono appunti mentre sono con il paziente? Perché vogliono essere efficienti. Non c’è tempo per farlo dopo. Devono andare alla partita di calcio del figlio quando finisce l’ambulatorio. Sinceramente, non è che io non sappia cosa significhi essere sopraffatti dalle cose. Ogni settimana ricevo più e-mail di quelle a cui potrei mai rispondere in un mese. Ma per me questa è una scusa che non accetto.
Perché i medici prendono appunti mentre sono con il paziente? Perché vogliono essere efficienti. Non c’è tempo per farlo dopo.
Vedere meno pazienti. Questa è la soluzione. Se il vostro ambulatorio è così pieno che non ce la fate a essere presenti, visitate meno pazienti. Aprite l’ambulatorio un giorno in più. Oppure, chiedete aiuto a un collega. Nessun medico può visitare tutti i pazienti. È meglio vedere meno pazienti e fare bene il proprio lavoro.
Siate il medico che vorreste per voi stessi.
Il mio punto di vista sull’essere medico è chiaro. Vestitevi in modo professionale. Siate in orario. Non datevi malati. Se il paziente ricoverato chiede dell’acqua, andate a prenderla. Se state parlando con qualcuno che presto morirà, siate presenti. E se i dirigenti sanitari amministrativi vi mettono così tanta pressione da farvi sentire incapaci di comportarvi in questo modo, che è il minimo indispensabile, allora mandateli a quel paese.
Vinay Prasad Medico onco-ematologo Department of epidemiology and biostatistics
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