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L’errore è inevitabile, anche in medicina. Ma in medicina e nell’organizzazione sanitaria ha una valenza diversa per l’impatto che può avere. Riprendendo il vecchio detto “errare humanum est, sed perseverare diabolicum” ciò che distingue l’errore come evento inevitabile – insito nella complessità dei problemi in medicina, di cui l’incertezza è elemento costitutivo – dalla responsabilità soggettiva o del sistema di non prevenire l’errore evitabile. Serve analizzare gli errore non per giudicare ma per cercare di prevenirli e per imparare dagli errori stessi.

Come ridurre il margine di errore? L’errore medico dipende dal singolo o dal sistema? Si può governare l’incertezza? Lo abbiamo chiesto a Franco Aprà che dirige la Medicina d’emergenza – Urgenza 2 dell’Ospedale Giovanni Bosco di Torino al margine del convegno organizzato dalla Commissione storica dell’OMCeO di Torino  “Cento anni di codice deontologico. Passato e presente” (Torino il 26 e 27 maggio) come momento di confronto su come è cambiata la professione medica e con essa anche quegli aspetti cruciali che determinano la deontologia medica.

“L’errore va sempre affrontato cercando le cause che possono essere sia sul singolo che sull’organizzazione. Vanno cercate le cause per trovare le soluzioni e non per avere il capro espiatorio”, commenta Aprà. “Il problema dell’incertezza è il problema della contemporaneità. Abbiamo capito che purtroppo non siamo in un mondo deterministico ma in un mondo in cui non abbiamo strumenti per controllare l’incertezza. Questo non deve essere una scusa né un alibi ma viceversa la coscienza di lavorare in un ambiente fortemente instabile e fortemente incerto”.

Ma in che direzione le nuove normative stanno cambiando l’organizzazione del Servizio sanitario nazionale?

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