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Intervista a Gianpaolo Damilano, coordinatore del Gruppo di lavoro della FNOMCeO che si occuperà di elaborare il nuovo nomenclatore delle prestazioni odontoiatriche. Un documento scientificamente validato che sarà uno strumento di garanzia per il rapporto medico e paziente, facilitando anche la comunicazione tra Commissione albo odontoiatri, società scientifiche, università e istituzioni. 

Dottor Damilano, lei coordina un gruppo di lavoro ampio e plurale della FNOMCeO incaricato di elaborare il nuovo nomenclatore delle prestazioni odontoiatriche. Qual è oggi la funzione di questo strumento e perché era indispensabile costruirlo in modo realmente corale?

La funzione del nomenclatore è quella di rappresentare in modo chiaro, aggiornato e condiviso l’insieme delle prestazioni odontoiatriche, offrendo un riferimento solido sia per la professione sia per il sistema sanitario. La necessità di ripartire da un lavoro realmente condiviso nasce da una situazione ben documentata: l’ultimo nomenclatore pienamente validato risale al periodo 2017–2019. Nel 2022 era stata trasmessa al Ministero una proposta di revisione che però non ha completato l’iter, mentre la versione 2024, pur rappresentando un’evoluzione, presenta ancora lacune significative e non ha finalizzato il percorso. Restano comunque poco rappresentati ambiti oggi centrali come le innovazioni digitali, l’estetica dento-facciale, la gestione delle OSAS (sindrome delle apnee ostruttiva del sonno), l’odontoiatria geriatrica, la teleodontoiatria, l’uso del laser e gli aspetti medico-legali. In assenza di un documento operativo e attualizzato, il nuovo progetto nasce quindi dall’esigenza di completare quanto avviato, correggere le criticità emerse e costruire un testo unico, completo e riconosciuto a livello istituzionale.

Il gruppo di lavoro riunisce le commissioni albo odontoiatri, università e società scientifiche: in che modo questo confronto pluralistico rafforza la validità scientifica e l’autorevolezza del nomenclatore?

Il confronto pluralistico è la principale garanzia di solidità del documento. La Commissione albo odontoiatri nazionale, nella sua funzione di ente sussidiario, esercita una funzione di guida istituzionale ed è responsabile della validazione finale. I gruppi tecnici disciplinari lavorano sulla revisione dei contenuti per singola branca, assicurando coerenza e completezza; mentre le società scientifiche contribuiscono con competenze clinico-specialistiche e con la validazione scientifica delle prestazioni. Il coinvolgimento del mondo accademico garantisce infine il rigore metodologico, la qualità scientifica e la coerenza didattica dell’impianto complessivo oltre a rappresentare le esigenze dell’odontoiatria pubblica. È dall’integrazione di questi livelli che nasce un nomenclatore autorevole e realmente condiviso.

Il principio ispiratore è, innanzitutto, definire di cosa si occupa la professione nella sua interezza, in ogni ambito di applicazione.

Lei ha definito il nomenclatore un “atto identitario” per la professione: che ruolo gioca il lavoro di gruppo nella costruzione di un linguaggio comune, comprensibile e condiviso da tutti gli attori dell’odontoiatria?

Il lavoro di gruppo è essenziale perché consente di costruire un linguaggio comune, capace di rappresentare in modo unitario l’identità della professione. Il principio ispiratore è, innanzitutto, definire di cosa si occupa la professione nella sua interezza, in ogni ambito di applicazione. Il nomenclatore serve a garantire un’uniformità terminologica su scala nazionale, a rispondere ai requisiti ministeriali e a favorire l’interoperabilità con il Servizio sanitario nazionale e con i sistemi informativi. Ha inoltre un impatto diretto sulla formazione e sull’aggiornamento professionale e può costituire una base strutturata per l’eventuale definizione di futuri LEA odontoiatrici. In questo senso non si tratta di un documento interno alla categoria, ma di un vero e proprio atto istituzionale strategico.

Un nomenclatore scientificamente validato avrà ricadute su assicurazioni, LEA e rapporto medico-paziente: quanto conta, in questo senso, che il documento nasca da un processo condiviso e trasparente?

Conta moltissimo, perché solo un processo condiviso e trasparente può produrre uno strumento realmente affidabile e autorevole. Il nuovo documento prevede una classificazione delle prestazioni per branche e per aree interdisciplinari, una codifica univoca e standardizzata e descrizioni sintetiche corredate da criteri operativi e riferimenti scientifici. L’allineamento con le linee guida, la letteratura e i criteri ministeriali lo rende un sistema solido, completo e interoperabile, in grado di dialogare con i diversi contesti applicativi.

Il coinvolgimento dei soggetti è ampio, ma non dispersivo: ciascun attore ha un ruolo chiaro e definito.

Questa esperienza potrebbe diventare un riferimento metodologico anche per altri ambiti della professione sanitaria?

Senza dubbio, proprio per il rigore che ha caratterizzato la progettazione dell’intero percorso. Il coinvolgimento dei soggetti è ampio, ma non dispersivo: ciascun attore ha un ruolo chiaro e definito. Questo equilibrio tra pluralità delle competenze e chiarezza metodologica può rappresentare un modello di riferimento anche per altri ambiti della professione sanitaria.

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