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Che l’ambiente di vita e di lavoro sia un determinante dello stato di salute è cosa nota. Quale impatto il cambiamento climatico sta avendo sulla salute delle persone? E, viceversa, quanto incidono sull’ambiente le attività relative alla salute? In particolare, qual è l’impatto di esami e terapie sul surriscaldamento globale? Quale ruolo che possono svolgere i medici nel sensibilizzare i cittadini e nel promuovere comportamenti più corretti e rispettosi dell’ambiente?

Questo è il tema dell’incontro “La crisi climatica è una crisi sanitaria” organizzato nell’ambito del Meeting europeo di Fridays for Future in corso a Torino, a cui partecipano un epidemiologo e tre medici.

Meeting europeo di Fridays for Future: “La crisi climatica è una crisi sanitaria” | Appuntamento a Torino, presso il Campus Luigi Einaudi, venerdì 29 luglio, ore 17. L’incontro vede la partecipazione di: Paolo Vineis, professore ordinario di Epidemiologia ambientale presso l’Imperial College di Londra; Anna Ravetti, coordinatrice della Commissione Medico e ambiente dell’Ordine dei Medici di Torino; Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino; Claudio Gianotti, medico – ISDE Giovani [1].
La presenza dei medici al Fridays for Future non riveste un semplice significato simbolico ma vuole, in concreto, rappresentare un nuovo spunto di discussione sulla crisi climatica in corso. “Noi crediamo – commenta il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino – che il medico possa avere un ruolo molto importante nel sensibilizzare la popolazione, ma anche i propri colleghi, sulle problematiche di carattere ambientale. L’Ordine da tempo si occupa di questo tema, anche con la sua Commissione Medico e ambiente: tutelare l’ambiente significa anche proteggere la salute delle persone”.

“L’ambiente è un problema di salute, le modificazioni dell’ambiente incidono sulla salute – ha spiegato Giustetto in un video per Fnomceo Tg Sanità [2] – ma c’è un altro rapporto molto interessante, che non sempre è noto: è il fatto che il sistema salute, il sistema delle organizzazioni sanitarie contribuisce, in una parte che non è proprio piccola, al riscaldamento globale. Alcuni studi calcolano questo valore intorno al 4/4,5 per cento, in gran parte a causa dell’energia usata e dei materiali utilizzati nell’effettuazione degli esami. Quindi l’insieme delle nostre attività genera anch’esso un aumento delle temperature”.

Queste stime sono state presentate recentemente a un convegno di Choosing Wisely  il progetto promosso da Slow Medicine con l’obiettivo di favorire il dialogo dei professionisti della salute con i pazienti e i cittadini su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio di inappropriatezza  e condivisi da Guido Giustetto, componente anche del Comitato centrale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, in occasione dell’ultimo Consiglio nazionale.

Guarda il video della Fnomceo Tg Sanità

“Facciamo degli esempi concreti – continua Giustetto – per capire di cosa parliamo. Se noi, per esempio, facciamo un esame del sangue, contribuiamo a produrre della anidride carbonica, della CO2, e quindi ad aumentare il calore. Per dare un’idea, per ogni mille test del sangue noi inquiniamo, attraverso la produzione di CO2, come se percorressimo 700 chilometri in automobile. Ma il dato più sconfortante è quello relativo alle tac, alle risonanze magnetiche. Una risonanza magnetica che lavori per un anno mediamente produce una quantità di CO2 corrispondente all’inquinamento prodotto da un’auto che viaggi per 500mila chilometri. Se consideriamo che circa il 20-30 per cento delle prestazioni mediche sono ritenute inappropriate, è evidente ci possono essere margini per intervenire su questo aspetto”.

“Cosa possiamo allora fare come medici? – si chiede Giustetto nel video – Noi abbiamo due strade: la prima è quella di cercare di rendere consapevoli le persone, e anche i nostri colleghi di questo fenomeno. La seconda è muoverci in concreto: quando decidiamo di prescrivere una risonanza, un esame del sangue, ricordarci che, se non è essenziale, se non è appropriata, se non è importante oltre a fare una cosa inutile, e quindi sprecare delle risorse, facciamo anche un danno perché aumentiamo il problema delle temperature e quindi la crisi climatica che stiamo vivendo”.

Bibliografia

1. Comunicato stampa OMCeO Torino, 27 luglio 2022.
2. Comunicato stampa Fnomceo, 26 luglio 2022.

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