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Anche Torino ha vissuto lo choc di una morte assurda come quella di Abderrahim Fakir. Era undici anni fa, anche allora era estate, e il quarantenne Andrea Soldi moriva durante un Tso. Da quell’intervento che ha coinvolto medici e agenti di polizia urbana è nato un lungo dibattito, in città e in Italia, sull’opportunità e sulle modalità di utilizzo della contenzione su persone in condizioni di grave agitazione.

In questi giorni in cui la morte tragica di Fakir ha costretto il mondo medico, e politico, a interrogarsi, Fabio De Iaco, direttore del pronto soccorso dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino e già presidente di Simeu, la Società italiana di medicina-urgenza, ha pubblicato su Subtstack una riflessione dal titolo “Contenere l’incontenibile”, un intervento che l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino ritiene importante condividere per la profondità dei temi che affronta.

L’inquietudine etica di chi lavora nell’emergenza e si interroga, non tanto per chiedersi se la contenzione sia giusta o sbagliata in astratto, ma se tutto ciò che è possibile fare, umanamente, professionalmente e sul piano organizzativo, viene messo in campo per evitarla o, nel più breve tempo possibile, riportarla a un intervento terapeutico. Il minimo comune denominatore di chi si trova in condizione di sofferenza, sia temporanea che stabile, suggerisce De Iaco, è la fragilità. E questa potrebbe riguardare tutti.

Sara Strippoli
Ufficio stampa, OMCeO Torino

CONTENERE L’INCONTENIBILE

di Fabio De Iaco

Faccio il medico, e sono almeno vent’anni che mi occupo di sedazione in emergenza.

Non conto le contenzioni fisiche che ho dovuto mettere in atto personalmente, in Pronto Soccorso e sul 118. D’altronde succede ogni giorno nei reparti d’emergenza.

Ho l’orgoglio di aver fondato un gruppo di professionisti (amici!) che su questi temi studia e fa intensa formazione da quindici anni: credo che resterà il miglior risultato della mia vita professionale.

Non c’è congresso di Medicina d’Emergenza Urgenza che non si occupi del problema della sedazione d’emergenza del paziente agitato incontrollabile.

Nei nostri corsi è un tema sempre presente: declinato secondo rigidi concetti di sicurezza ed efficacia. Proponiamo soluzioni, le migliori possibili su basi rigorosamente scientifiche.

Il Pronto Soccorso in cui lavoro è quello in cui arrivò, undici anni fa, Andrea Soldi, agonizzante dopo una contenzione fisica per un TSO: non mi bastassero i racconti dei colleghi ho letto il libro di Matteo Spicuglia (vale la pena, si impara molto).

Non ho mai cancellato dal cervello il video della morte di Riccardo Magherini, a Firenze, in una notte di eccessi. Durante una contenzione fisica. Ricordo le sue urla.

Le immagini di ieri a Bologna, lo stesso: non riuscirò a cancellarle. Un’altra contenzione fisica finita come peggio non poteva.

La morte di Abderrhaim Fakir ha già perso anche l’unico triste valore che le si potrebbe dare: essere oggetto di studio per migliorare, evitare che accada di nuovo. Lo ha perso perché da subito è diventata oggetto di strumentalizzazioni politiche squallide, inaccettabili, di polemiche odiose e inutili o, è meglio dire, utili a scopi che non si possono condividere.

Però è chiaro che non doveva succedere: come non doveva morire Andrea Soldi, prelevato ai giardini mentre chiacchierava su una panchina, o Riccardo Magherini, che urlava disperato in preda a deliri suoi.

Che cosa unisce questi fatti? La fragilità. Potrà sembrare un paradosso, ma proprio quelle persone che si dimostrano più incontenibili, a volte aggressive, a volte pericolose, proprio in quei momenti sono estremamente fragili.

E infatti a volte muoiono.

Una persona che deve essere sedata in emergenza, contro la sua volontà e le sue strenue resistenze, è un paziente gravemente critico. Diciamo un codice rosso, così ci capiamo tutti. Sedarlo non è la soluzione a un problema di ordine pubblico, è la risposta corretta a un grave problema clinico.

La contenzione fisica a volte è necessaria.

La contenzione fisica è il sistema più pericoloso per controllare un agitato di quel tipo.

La contenzione fisica è inutile perché non risolve le cause del problema, e anzi spesso le acuisce.

La contenzione fisica è tanto più pericolosa quanto più tempo dura.

La contenzione fisica non può essere altro che un mezzo, il più rapido possibile, per ottenere una contenzione farmacologica.

Non cerco responsabilità, tanto meno colpe. Ho, sì, le mie idee su quel che è successo: esprimerle oggi servirebbe solo ad aumentare le polemiche.

Ma una cosa so con assoluta certezza: quella persona doveva essere gestita da sanitari esperti insieme alle forze dell’ordine. Insieme. Ognuno per il proprio pezzo di competenza e responsabilità, con reciproco rispetto. E non è successo.

Pretendo che tutti noi – insieme – lavoriamo in questa direzione.

Ancora una piccola cosa: per chi volesse liquidare la questione alzando le spalle, affermando che queste cose non accadono a chi si comporta bene.

Ho fatto troppe notti di guardia per non aver imparato che queste cose accadono, anche a chi meno ti aspetteresti. Basta una leggerezza (alcool, sostanze), imperdonabile certo, ma pur sempre una leggerezza, per trasformare chiunque in un agitato incontrollabile.

Penso ai nostri ragazzi e a quante notti brave, per quanto inammissibili, potrebbero trasformarsi in un incubo.

A qualcuno è successo.

P.S. Mi accorgo che queste cose le ho già dette, in un post di quattro anni fa. Finora non è cambiato nulla-

La foto è la stessa di quel post: la panchina di Andrea Soldi, in Piazza Umbria a Torino.

Il libro “Noi due siamo uno. Storia di Andrea Soldi, morto per un TSO” di Matteo Spicuglia lo trovate qui.

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