Se i principi dell’etica medica sono oggetto e frutto di discussione filosofico-morale, le regole della deontologia medica regolamentano la professione dal suo interno, sostiene Sara Patuzzo.
Nel Lessico di bioetica Elena Nave definisce l’etica nella cura come la capacità di comprendere gli altri che nasce dall’esperienza della relazione tra individui e che è condizione essenziale delle azioni morali.
Si può parlare di un’etica condivisa frutto dell’ascolto e rispetto reciproco, come racconta Sandro Spinsanti in una serie di riflessioni con l’idea di “contrastare una proposta dell’etica come estranea al mondo della cura e di farla emergere dall’interno in modo gentile”. L’etica al letto del paziente si può presentare in veste ideologica, con la convinzione soggettiva di sapere che cosa sia auspicabile e cosa riprovevole, o in modalità giuridico-amministrativa regolamentando ciò che è lecito; oppure attraverso le consulenze dei comitati per supportare gli operatori sanitari a prendere decisioni complesse, o il counseling e l’esortazione che, con il dialogo, guidano il paziente nelle scelte etiche che lo riguardano. A condizione di evitare le insidie specifiche che le minacciano – conclude l’autore – tutte queste modalità hanno la loro utilità nella cura e nella scelta.
Come scriveva Giorgio Bert “la scelta etica è una scelta che coinvolge tutti gli attori e quando è giusta produce bellezza; la bellezza è equilibrio, armonia, dialogo, polifonia… Essa non è gabbia di regole: essa è libertà”.