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La scienza è tornata sotto i riflettori grazie alla pandemia e perfino gli infettivologi sono divenuti delle star. Le luci hanno illuminato però anche le obiezioni avanzate non soltanto dalle frange estreme dei movimenti no-vax ma anche da una minoranza dell’intellettualità, preoccupata per la presunta crescente invadenza delle scienze nella sfera pubblica. Soprattutto delle scienze mediche.

Oggi sembra attenuarsi anche la diffidenza nei confronti dell’applicazione delle regole e delle metodologie scientifiche che ci hanno guidato in questi due ultimi anni. Possiamo dunque riprendere a ragionare pacatamente, senza doverci nascondere, su quel che governa e sovrintende ai procedimenti scientifici. Questi ultimi infatti, per quanto rigorosi, non sono affatto blindati da una razionalità impermeabile a qualsiasi altro punto di vista, come teme chi con la scienza non ha dimestichezza.

Come nascono le idee

Il premio Nobel Giorgio Parisi lo ricorda nel suo libro più recente, nel quale riassume il senso di alcune delle sue ricerche più note in tema di complessità: da quelle sul volo degli storni, a quelle sulle transizioni di fase e ai vetri di spin. Un capitolo particolarmente interessante è però dedicato a come nascono le idee [1]. È già rilevante che un fisico teorico si ponga ancora domande come: da dove vengono le idee? Quali procedimenti logici utilizziamo? Ancor più interessante è che Parisi suggerisca da subito, nella loro genesi, un ruolo prominente del pensiero inconscio. Non solo inconsapevole, ma notturno. Tant’è che tutte le lingue hanno almeno un calco del proverbio “la notte porta consiglio”.

In un certo senso, come una frase dev’essere presente nella sua interezza prima di essere formalizzata in parole, una dimostrazione deve essere presente nella mente del matematico, almeno per sommi capi, prima che si passi alla fase deduttiva.

Giorgio Parisi

Lo stesso Albert Einstein sosteneva che l’essere completamente consci, quando si fa una cosiddetta scoperta, è un caso limite, che non avviene mai: nel pensiero permane sempre una parte inconscia. La formulazione chiara e distinta – avrebbe detto Cartesio – di un pensiero scientifico viene sempre preceduta da un pensiero – per così dire – non verbale: il pensiero inconscio è cruciale per formulare idee nuove, anche in campi come la matematica, dove molto spesso l’intuizione in qualche modo precede la dimostrazione completa: “In un certo senso, come una frase dev’essere presente nella sua interezza prima di essere formalizzata in parole, – scrive Parisi – una dimostrazione deve essere presente nella mente del matematico, almeno per sommi capi, prima che si passi alla fase deduttiva” [1].

Parisi fa presente di avere a volte un’intuizione di cui solo anni dopo comprenderà il vero significato fisico: in altri termini, si costruisce inconsciamente una serie di regole che utilizza per capire la direzione in cui procederà poi nei calcoli, regole che però non sarebbe in grado di formalizzare. Un’ipotesi sulla genesi delle idee affascinante e complessa, che apre uno spiraglio che lascia intravvedere un accesso alla realtà che parrebbe non passare attraverso il simbolico, insomma attraverso un qualche linguaggio, e che non sia però il silenzio o l’allucinazione.

L’aggettivo complicato deriva dal verbo latino cum-plicare, il cui significato è piegare insieme. Ciò che è complicato è piegato e può essere spiegato.

Pier Lugi Gentili

Complesso e complicato | Tutti i sistemi complessi possono essere rappresentati e descritti come reti, spiega Pier Luigi Gentili sulla rivista dell’Accademia dei Lincei. “La rappresentazione dei sistemi complessi come reti – prosegue il ricercatore dell’università di Perugia – è suggerita anche dall’etimologia della parola complesso. L’aggettivo complesso deriva dal verbo latino cum-plectere che significa intrecciare insieme. È diverso dall’etimologia della parola complicato, anche se le due parole sono considerate sinonimi nel linguaggio colloquiale. L’aggettivo complicato deriva dal verbo latino cum-plicare, il cui significato è piegare insieme. Ciò che è complicato è piegato e può essere spiegato. Ciò che invece è complesso è intrecciato e non può essere spiegato: deve essere districato“.

Ciò contribuisce forse finanche a chiarire un altro aspetto cruciale del recente dibattito sulle scienze, alle quali alcuni hanno rimproverato di cambiare troppo spesso e repentinamente opinione: per cui, mettiamo, un vaccino che agli inizi della campagna si riteneva efficace, si è rivelato poi col tempo meno efficace di altri. Non si tratta affatto di errori. E quindi la successione anche ravvicinata delle tappe non dovrebbe affatto sconfortare, se seguiamo le indicazioni di Parisi, confermandoci semmai dell’importanza decisiva delle intuizioni sottese alla ricerca e alle scoperte scientifiche, intuizioni poi affinate e comprovate grazie alle esperienze cliniche e agli studi di follow-up.

L’importante è mantenere uno sguardo libero sul fine delle scienze.

Nelle altre scienze è da sempre così: in fisica come in matematica esistono tanti teoremi validi la cui prima dimostrazione presentata era sbagliata. L’importante è mantenere uno sguardo libero sul fine delle scienze. Anche e soprattutto per gli operatori sanitari; il nostro, in medicina, è in qualche modo condizionato dal fatto che la ricerca è pressoché sempre orientata dalla clinica: l’obbiettivo resta la cura. Ricordiamoci invece – diceva Richard Feynman, uno dei più grandi fisici del Novecento e certamente il più simpatico, nota Parisi – che “la scienza è come il sesso, ha anche delle conseguenze pratiche, ma non è questo il motivo per cui la facciamo”.

Luciano De Fiore, Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

1. Parisi G. In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi. Rizzoli: Milano 2021.
2. Gentili PL. Why is Complexity Science valuable for reaching the goals of the UN 2030 Agenda? Rendiconti Lincei. Scienze fisiche e naturali 2021; 32: 117-34.

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