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Ci sono libri che usano la medicina come metafora, prendendola in prestito per poi restituirla intatta, senza averla davvero toccata. E poi ci sono libri che la conoscono dall’interno, che ne portano il peso e la fatica, e che non possono fingere di guardarla da fuori. Restitutio ad integrum appartiene senza dubbio a questa seconda tipologia.

Il titolo non è un ornamento. È una parola tecnica, precisa, che nel linguaggio medico indica il ritorno di un organo alla sua integrità dopo la malattia, il momento in cui si può finalmente dire che qualcosa è stato riparato, che ha ritrovato se stesso. Ma nel libro questa definizione non viene semplicemente traslata in poesia: viene interrogata, messa sotto pressione. Perché quell’integrità non è mai del tutto garantita e forse non lo è nemmeno nella medicina. Diventa piuttosto una direzione, una tensione, a tratti un’utopia della cura.

Margherita Rimi non si pone fuori dal linguaggio medico: lo abita. Lo riconosce, lo usa, lo porta con sé. E allo stesso tempo ne sente i bordi, quella freddezza, quella precisione che a volte sa di distanza, di estraneità. Non c’è rifiuto, però. C’è qualcosa di più sottile e più difficile: il tentativo di avvicinare due registri che sembrano parlare lingue diverse. Quello della medicina, costruito per definire e separare. Quello della poesia, che invece apre, sposta, lascia risuonare. Le parole tolte dai referti e dai dizionari vengono riportate dentro un contesto che le espone di nuovo all’esperienza. Perdono una parte della loro rigidità, ma non la loro precisione. Smettono di essere strumenti di classificazione e diventano, finalmente, parole di relazione.

In questo passaggio si avverte qualcosa che non è solo tecnico né solo teorico. C’è una familiarità con la medicina che non è neutra, una forma di attaccamento e quasi di responsabilità verso quel linguaggio, come se non potesse essere lasciato com’è, ma nemmeno abbandonato. Una posizione scomoda forse: stare dentro un sapere senza difenderlo automaticamente, senza nemmeno prenderne le distanze. Stare, semplicemente. Con tutto ciò che questo comporta.

Il libro si muove poi lungo una linea più ampia, che riguarda il corpo e la mente non come opposizione filosofica ma come convivenza quotidiana e difficile. Il corpo resta esposto, finito, vulnerabile. La mente tende continuamente a superare quel limite, a pensarsi oltre. Non c’è soluzione, e il testo non ne cerca una. C’è piuttosto un dialogo continuo, che attraversa il libro e lo tiene aperto, vivo e irrisolto. In questo movimento ritorna anche l’infanzia, non come nostalgia, ma come spazio in cui il linguaggio è ancora in formazione, ancora possibile. L’esperienza clinica dell’autrice emerge con nettezza, ma senza mai diventare didascalica. I bambini non sono oggetti di osservazione: sono soggetti di un mondo autonomo, una civiltà con le sue leggi e i suoi modi di stare al mondo. E il bambino, come il poeta, sperimenta. Non dà nulla per scontato, prova, sbaglia, trasforma. C’è una dimensione di gioco, non come intrattenimento, ma come forma di conoscenza, che avvicina profondamente l’infanzia alla scrittura. È forse qui che il libro trova una delle sue intuizioni più belle: la cura non è solo riparazione. È anche la possibilità di riaprire uno spazio di esperienza che pensavamo perduto per sempre.

Restitutio ad integrum è un testo difficile da chiudere in una definizione. Non è un libro sulla medicina, né soltanto sulla poesia. È il tentativo di abitare entrambi i territori senza semplificarli. E in questo stare si intravede qualcosa di più profondo: non una celebrazione della medicina, non una distanza critica. Piuttosto, un amore.

Che è forse la cosa più difficile, e più necessaria, da costruire con qualunque linguaggio ci abiti.

Rosa Revellino
Direttore editoriale il punto

Biobibliografia

Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) e vive ad Agrigento. Poetessa e saggista, medico e neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza, ha svolto un’intensa attività di prima linea contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap. È nella redazione di FuoriAsse ed è stata nella redazione della storica rivista Quaderni di Arenaria; collabora ad altre riviste italiane, testate giornalistiche online e blog. Tra le raccolte di versi: Per non inventarmi, pref. di M. Renda (Kepos, 2002); La cura degli assenti, pref. di M. Cucchi (LietoColle, 2007); Era farsi. Autoantologia 1974-2011, pref. di D. Marcheschi (Marsilio, 2012); Nomi di cosa – Nomi di persona, risvolto di copertina di A. Anelli (Marsilio, 2015); Le voci dei bambini. Poesie 2007-2017, risvolto di copertina di G. Oldani (Mursia, 2019); Un cuvânt îl spală pe altul, trad. di E. Macadan (Eikon-Cosmopoli, 2024); Entre les mains des mots, introduzione e trad. di I. Dubœuf (Éditions du Cygne, 2025); Restitutio ad integrum. Poesie 2015-2024, risvolto di copertina di G. Cascio (Marsilio, 2025).
Sue pure: La civiltà dei bambini. Undici poesie inedite, e un’intervista a cura di A. Viti (Libreria Ticinum Editore – CISESG, 2015); Una lingua non basta. Contributi su poesia e infanzia, a cura di M. G. Terrasi (Edizioni People&Humanities, 2018); e il saggio Il popolo dei Bambini. Ripensare la civiltà dell’infanzia (Marietti1820, 2021).
Figura in antologie italiane e straniere: Antologia di poeti contemporanei. Tradizioni e innovazione in Italia, a cura di D. Marcheschi (Mursia, 2016); În corp de val. Poezie italiană conteporană, a cura di E. Macadan (Eikon, 2017); Mille anni di poesia religiosa italiana, a cura di D. Marcheschi (EDB, 2017); Den skarpa nåden. Fem kvinnliga poeter, a cura di D. Marcheschi (Stockholm, Italienska KulturInstitutet, 2022); Contemporary Sicilian Poetry. A Multilingual Anthology, a cura di A. Ilievska e Pietro Russo (Italica Press, 2023).
Sue poesie sono state inoltre pubblicate sparsamente in riviste italiane e straniere tra queste Kamen’, Il Maradagàl, Poesia, Poezia. Revistă de cultură poetică, Recours au Poème, Terres de femmes, Exit, România Literară.
Alcune sue opere poetiche sono state teatralizzate dall’attrice e regista Lorena Nocera.
Tra i premi ricevuti il Premio speciale Cesare Pavese sezione AMSI, (2003), il Laurentum (2013), il Piersanti Mattarella (2017), il DilloInsintesi (2017) insieme con Letizia Battaglia, e il premio Nadia Toffa (2022). Per il lavoro poetico sull’infanzia ha avuto un riconoscimento dall’Unicef Italia.

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