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Le riflessioni conclusive di Richard Smith sul senso della lettura

Questo articolo è la quarta e ultima parte della traduzione di “Why I recommend all doctors — indeed, everybody — to read good books deeply every day” di Richard Smith. Qui la prima, la seconda e la terza parte.

Come parlare di libri che non si sono letti

Per concludere, sembrerò minare la mia argomentazione principale sull’importanza della lettura condividendo il modo in cui si può parlare di libri che non si sono letti. Il consiglio è contenuto in Comment parler des livres que l’on n’a pas lus? del filosofo francese Pierre Bayard [1].

Ho immaginato che il libro fosse uno scherzo, ma mi sbagliavo. È un libro serio, anche se scritto con un tono leggero e stuzzicante.

Per quanti libri abbiate letto, avrete letto solo una piccola parte di tutti i libri. Molti di questi libri non letti – la maggior parte delle opere di Platone, Aristotele, Spinoza e Kant, L’origine delle specie di Darwin, Il Capitale di Marx, La Divina Commedia di Dante, la Bibbia, il Corano, Guerra e pace di Tolstoj, I fratelli Karamazov di Dostoevskij, Alla ricerca del tempo perduto di Proust – sono i libri più importanti mai scritti, libri che hanno plasmato e creato il nostro mondo. Li conoscete, ma non li avete letti (in realtà ne ho letti alcuni, ma, come spiegherò tra poco, mi trovo nella stessa posizione di chi non li ha letti).”Di fronte a una quantità di libri così vasta che quasi tutti rimangono necessariamente ignorati”, scrive Bayard, “come si può sfuggire alla conclusione che anche una vita di lettura è del tutto vana? La lettura è prima di tutto non-lettura”.

Bayard invita a non leggere questi grandi libri, ma a parlarne. “L’alfabetizzazione culturale implica la duplice capacità di collocare i libri nella biblioteca collettiva e di collocare sé stessi all’interno di ciascun libro. In definitiva, non è necessario aver maneggiato un libro per avere un’idea di esso e per esprimere i propri pensieri sull’argomento”.

Se pensate di doverli leggere, allora sfogliateli, sostiene Bayard. “Chi è il lettore migliore, chi legge un’opera in profondità senza essere in grado di collocarla, o chi non entra in nessun libro in profondità, ma li attraversa tutti? Dobbiamo guardarci dal perderci in ogni singolo passaggio, perché è solo mantenendo una distanza ragionevole dal libro che possiamo essere in grado di apprezzarne il vero significato”.

Leggere non è solo familiarizzare con un testo o acquisire conoscenze; è anche, fin dai primi momenti, un inevitabile processo di dimenticanza.

Poi ci sono tutti i libri che avete letto e che avete dimenticato completamente, persino il fatto di averli letti. Ero a metà di The Wings of the Dove di Henry James prima di rendermi conto di averlo già letto. Avevo completamente dimenticato di aver letto Scenes of Clerical Life di George Eliot, finché non sono andato a segnarlo su Goodreads come “da leggere” e mi hanno indicato le parole che avevo scritto sulla lettura del libro. Bayard chiede: “Un libro che hai letto e completamente dimenticato, e che hai persino dimenticato di aver letto, è ancora un libro che hai letto?”.

E voi avete dimenticato la maggior parte dei contenuti dei libri che avete letto. “Leggere non è solo familiarizzare con un testo o acquisire conoscenze; è anche, fin dai primi momenti, un inevitabile processo di dimenticanza. Quello che conserviamo dei libri che leggiamo – che prendiamo o meno appunti, e anche se crediamo sinceramente di ricordarli fedelmente – in realtà non è altro che qualche frammento che galleggia, come tante isole, in un oceano di oblio”.

Inoltre, ciò che pensiamo di aver letto si mescola a cose che ci sono successe, ad altri libri, a film che abbiamo visto, a commenti che abbiamo sentito o letto e a molto altro ancora “Non appena iniziamo a leggere, e forse anche prima, iniziamo a parlare di libri a noi stessi e poi agli altri. In seguito ricorreremo a questi commenti e opinioni, mentre i libri veri e propri, ora resi ipotetici, si allontanano per sempre”. Tutti noi abbiamo, sostiene Bayard, “libri interni” composti da più fonti, e il mio libro interno può sovrapporsi poco o per nulla al vostro libro interno. “Ciò che pensiamo sia l’insieme dei libri che abbiamo letto è in realtà un accumulo anomalo di frammenti di testi, rielaborati dalla nostra immaginazione e non correlati ai libri degli altri, anche se questi libri sono materialmente identici a quelli che abbiamo tenuto tra le mani”. Quando parliamo con un’altra persona di un libro che abbiamo entrambi letto (e, ovviamente, in gran parte dimenticato) stiamo parlando di due libri diversi. Chi non ha letto il libro può partecipare alla conversazione da pari a pari.

È meglio, sostiene Bayard, parlare di libri che leggerli. Quando iniziamo a parlare di libri iniziamo a creare, diventiamo scrittori. “Parlare di libri non letti ci invita a entrare in un regno di autentica creatività. Oltre alla possibilità di auto-scoperta, la discussione dei libri non letti ci pone al centro del processo creativo, riconducendoci alla sua origine. Parlare di libri non letti significa essere presenti alla nascita del soggetto creativo. In questo momento inaugurale in cui libro e sé si separano, il lettore, finalmente libero dal peso delle parole altrui, può trovare la forza di inventare il proprio testo, e in quel momento diventa egli stesso uno scrittore”. Bayard si prende gioco di noi. Non chiede di smettere di leggere e di iniziare a parlare di libri, letti o non letti. “Parlare di libri”, conclude, “ha poco a che fare con la lettura. Le due attività sono completamente separate”. Dovremmo leggere, ma non dovremmo mai esitare a parlare di libri che non abbiamo letto, anche in diretta televisiva come ha fatto un mio amico, ricordando i seminari dell’università in cui faceva lo stesso.

Conclusione

Se siete arrivati fino in fondo a questo lungo saggio, è probabile che siate comunque dei lettori e che io stia predicando ai convertiti. In definitiva, invito le persone, compresi i miei figli, a leggere non perché sia virtuoso o perché porti saggezza, ma perché è uno dei modi migliori per utilizzare il nostro tempo limitato su questo pianeta.

Consigli di lettura | Questi i libri consigliati da Richard Smith. Nel caso di libri tradotti in italiano abbiamo riportato l’edizione italiana.
Ivan Illich. Nemesi medica. L’espropriazione della salute. Milano: Mondadori, 2004.
Anne Fadiman. The spirit catches you and you fall down: a hmong child, her American doctors, and the collision of two cultures. New York: Farrar Straus & Giroux, 1997
Anatole Paul Broyard.Intoxicated by my illness. And other writings on life and death. New York:Random House Publishing Group, 1993.
Hilary Cottam. Radical help: how we can remake the relationships between us and revolutionise the welfare state. London:Virago, 2019.
David Wallace-Wells. La terra inabitabile. Una storia del futuro. Milano: Mondadori, 2019.
Siddhartha Mukherjee. L’imperatore del male. Una biografia del cancro. Milano: Mondadori, 2020.
Patrick Radden Keefe. L’impero del dolore.Milano: Mondadori, 2022.
Sean O’Sullivan. The Sleeping Beauties and other stories of mystery, illness. London: Picador, 2021.

Richard Smith
Ex-direttore The BMJ e blogger

Bibliografia

  1. https://richardswsmith.wordpress.com/2020/02/11/stop-reading-books-and-start-talking-about-books-you-havent-read/

Pubblicato su Richard Smith’s non medical blogs il 24 giugno 2023, questo articolo è stato tradotto e pubblicato su ilpunto.it grazie a un accordo con l’autore che ringraziamo per la sua disponibilità.

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