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Cosa fa un medico nei giorni in cui non ne può più di questa vita? Sono le domande che si pone il dottor Asher Caro, protagonista centrale del più recente libro di Eshkol Nevo, Le vie dell’Eden [1].

Critico, ma stabile. Quando questa risposta al medico non riesce più a uscire di bocca, all’ennesima domanda su come va oggi posta dal collega, dalla caposala, da un congiunto di un malato; quando si vorrebbe rispondere “Malissimo”, e tirare dritto, nonostante le esperienze maturate in tanti anni, al punto che ormai non si è lontani dal pensionamento, è allora che può emergere la pasta di cui una persona è fatta.

Cosa fa dunque un medico nei giorni in cui non ne può più? Va a lavorare. Di solito questo fa. È un mestiere che non lascia spazio per l’autocommiserazione. Ma a volte non sembra proprio possibile: si coglie ovunque disapprovazione, fastidio, la caposala sembra non ci risponda apposta, le porte automatiche del reparto paiono aprirsi con un secondo di ritardo rispetto al solito. Come se non fossero sicure di riconoscerci. Il fatto è che un medico, come chiunque, può essere stanco, provato; può aver subìto un lutto o attraversare un periodo difficile con il coniuge o i figli, avere propri problemi di salute. Spesso però deve tacitare il proprio tumulto, arginare il problema, rimandarne la soluzione.

Il fatto è che un medico, come chiunque, può essere stanco, provato.

Il romanzo di Nevo tratta della risposta tutta individuale, personale di un terapeuta arrivato alla fine della corsa; in questo caso, di un esperto primario di medicina interna in un grande ospedale di Gerusalemme. Il dottor Caro ha da poco perso la moglie Niva, amatissima. Vive solo in casa, dato che anche i due figli vivono da tempo all’estero. Si tiene compagnia con la musica: è un amante di Schubert, e spesso sul piatto del grammofono gira la Sonata n° 13 in LA maggiore, ma c’è spazio anche per i King Crimson, per i Led Zeppelin, per Dylan e per la musica mediorientale. Per tirar tardi, guarda le repliche del tennis in tv: Federer era molto apprezzato dalla moglie che lo trovava anche un bell’uomo, e anche Caro ne ammira molto i gesti bianchi.

Ma la sua vera vita resta l’ospedale. Vedere pazienti. Fornire diagnosi. Prescrivere terapie. Fare il giro con gli specializzandi, passando di letto in letto, di letto in letto. E poi affrontare i parenti delle persone malate, attesi per le visite in reparto tra le dodici e le quattordici e tra le sedici e le diciannove, ma che di fatto sono lì tutto il tempo. Nelle camere. Nei corridoi. Bussano alla porta della stanza dei medici. Ti fermano, ti tirano per la manica. Esigono attenzione. Esigono un secondo parere. Chiamano, infermiera! Rosi dall’angoscia legittima derivante dalla permanenza frustrante vicino a un malato.

E quando allora una giovane specializzanda provoca un incidente, equivocando le attenzioni protettive di Caro, pur se venate dal desiderio che comunque suscita una ragazza giovane e intelligente come Liat, ecco che il mondo pare andare definitivamente in frantumi, e con quello la sua stessa vita. La ragazza lo denuncia alla direzione sanitaria per quel che le è parsa una molestia sessuale. La sua parola contro quella di un anziano medico che ha perso la voglia anche di difendersi, decidendo di opporsi forte soltanto della sua umanità.

Non sveleremo il finale, per lasciare il piacere di confrontarsi con questa nuova tappa dell’itinerario di una delle voci più interessanti della narrativa israeliana contemporanea. Se lo leggerete, ricorderete a lungo la sezione del romanzo dedicata al dottor Caro: il suo ritegno, le sue risposte sospese, la sua attenzione a non prevaricare nelle discussioni, a non emergere a costo di scapitarne. E i suoi affetti pudichi, la tenerezza per i figli, anche per il maschio difficile. Un altro camice bianco indimenticabile, nella galleria dei medici consegnataci dalla grande letteratura.

Luciano De Fiore
Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

Eshkol Nevo. Le vie dell’Eden. Vicenza: Neri Pozza Editore, 2022.

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