Le alleanze di mercato e la “buona” informazione su TikTok
I cinque articoli della settimana: BMJ, JAMA, NEJM e Lancet
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I cinque articoli della settimana: BMJ, JAMA, NEJM e Lancet
1. Alleanze redditizie. Le industrie produttrici di tabacco, alcolici e alimenti processati finanziano lautamente fondazioni impegnate nella ricerca scientifica per costruire alleanze finalizzate alla commercializzazione dei propri prodotti. Non è una novità ma è tornato a parlarne il BMJ con un articolo dalle firme prestigiose: Chris van Tulleken, Nigel Rollins e Rebecca Coombes [1]. “Nel caso degli alimenti, dell’alcol e del tabacco, i costi economici associati ai danni alla salute superano significativamente le entrate generate dalla tassazione. Nonostante questi problemi, gli influenti comitati scientifici nazionali e locali di consulenza su alimenti, alcolici e farmaci includono comunemente esperti che hanno importanti conflitti di interesse finanziari. Nel frattempo, le aziende di questi settori invitano medici e accademici di alto livello a far parte dei comitati scientifici, per dare l’impressione di imparzialità e creare credibilità”. La trasparenza non paga. In altre parole, dichiarare di percepire compensi o doni dall’industria non aiuta lettori e consumatori a farsi un’idea dei condizionamenti subiti dai contenuti o dai prodotti associati. “I conflitti di interesse creano bias o addirittura corruzione. Agiscono in vari modi per influenzare la salute pubblica, le politiche sanitarie e l’assistenza ai pazienti. Influenzano il comportamento e le convinzioni di individui e istituzioni. Questi conflitti orientano le agende di ricerca e determinano quali interrogativi di ricerca vengano perseguiti e quali no. E poi influenzano i risultati della ricerca. I conflitti condizionano ciò che noi e i nostri figli mangiamo e beviamo, quali farmaci e dispositivi vengono prescritti e la ricerca che viene intrapresa, pubblicata e riportata”.
2. Frode accademica e plagio. “Tra i vari tipi di reati e crimini accademici, il plagio è forse il più difficile e complesso da studiare e scrivere. La sua definizione è altrettanto difficile. L’Ufficio statunitense per l’integrità della ricerca (ORI) definisce il plagio come l’appropriazione di idee, processi, risultati o parole di un’altra persona senza darne adeguato credito. Ma come stabilire quando si è verificato il plagio? Quali sono le soglie quantitative e qualitative per definirlo? Quali sono i diversi tipi di plagio? Cosa causa il plagio? Come lo si individua? Che cos’è l’auto-plagio e dovremmo chiamarlo così? Esiste una vasta letteratura sull’argomento che deve essere governata; una bibliografia annotata sarebbe d’aiuto, se qualcuno volesse crearne una. Forse lo hanno già fatto?” Restiamo sul BMJ per leggere il punto di vista di Jeffrey K. Aronson, uno dei fondatori della Cochrane collaboration e ancora affiliato a una delle “culle” della evidence-based medicine, il Nuffield centre di Oxford. Nella rubrica che cura regolarmente sulla rivista inglese (“When I use a word…”) Aronson si interroga (e interroga esplicitamente il lettore) sui confini del plagio: quanto contenuto occorre copiare perché un peccato veniale diventi una frode? Riprendere propri concetti per riproporli ai lettori è “self plagiarism”? È inopportuno o concesso? Con molto garbo, l’autore propone dei suggerimenti per orientarsi in questioni complesse e, soprattutto, chiarisce quanto sia scivoloso il terreno della comunicazione scientifica [2].
3. Risparmi, non solo più soldi. Tutti chiedono più risorse per la sanità: e se non fosse l’unica strada per la sostenibilità? Magari si potrebbe pensare a ridurre i costi, sostiene il grande David Cutler sul JAMA Health Forum [3]. Ma come? “Un modo per ridurre i costi è lavorare sistematicamente per ottenere una popolazione più sana e quindi meno costosa. La riduzione dei fattori di rischio è un chiaro approccio per migliorare la salute. Il fumo è diminuito notevolmente nel tempo e i governi dovrebbero adoperarsi per continuare su questa tendenza. L’obesità, uno dei principali fattori che contribuiscono all’aumento dei costi sanitari, non è stata affrontata in modo adeguato. Un buon inizio sarebbe la tassazione degli alimenti e delle bevande ad alta densità calorica. Anche l’inquinamento atmosferico contribuisce alla cattiva salute e la qualità dell’aria è migliorata notevolmente negli ultimi decenni, ma sulla salubrità dell’aria ci si continua a scontrare. Anche la pratica clinica – prosegue Cutler – ha un ruolo da svolgere nella riduzione dei costi sanitari. Gli screening per il cancro, come la mammografia e la colonscopia, hanno contribuito a ridurre i casi avanzati di malattia, anche se ognuno di questi è sottoutilizzato. Allo stesso modo, un maggiore uso di farmaci come gli antipertensivi, le statine e altri farmaci per il trattamento di malattie croniche come il diabete e l’obesità sono particolarmente importanti per la salute e per il risparmio dei costi. Purtroppo, nell’ultimo decennio i tassi di obesità e diabete sono aumentati, mentre i tassi di ipertensione controllata sono rimasti stabili. Solo i tassi di iperlipidemia hanno continuato a diminuire”. Ma, secondo l’autore, è possibile generare risparmi anche utilizzando di più i farmaci equivalenti e negoziando i prezzi dei medicinali con le industrie. Infine, un terzo punto: preferire le cure a basso costo rispetto alle terapie più costose: “eseguire interventi chirurgici ambulatoriali piuttosto che in regime di ricovero, utilizzare infermieri e assistenti medici quando possono sostituire clinicamente i medici e utilizzare farmaci meno costosi quando sono disponibili e ugualmente efficaci”.
4. Inondazioni e malattie. Le inondazioni e le alluvioni hanno un impatto devastante sulla salute, sia fisica sia mentale: inaspriscono le disuguaglianze e i governi hanno il dovere di prevenire anche questo tipo di disastro ambientale e di prepararsi all’eventualità del loro verificarsi. “Restano però alcune sfide fondamentali – leggiamo su una bella rassegna uscita sul New England of Medicine – per valutare accuratamente l’esposizione e gli effetti delle alluvioni, per prevenire efficacemente le alluvioni e per mitigare i rischi sanitari associati [4]. Un grande interrogativo è come imputare accuratamente la mortalità e la morbilità associate alle alluvioni. I metodi di sorveglianza tradizionali che si basano sui certificati di morte e sui rapporti governativi probabilmente sottostimano la mortalità associata alle alluvioni, a causa dell’inesperienza delle persone che compilano i certificati di morte, dell’omissione di cause secondarie di morte e del collegamento indiretto dei decessi alle alluvioni. Inoltre, la ricerca disponibile si concentra prevalentemente sulle conseguenze sanitarie delle alluvioni nell’arco di due anni, nonostante le evidenze emergenti mostrino che gli effetti possono persistere per molto più tempo”. Inoltre la maggior parte degli studi esistenti si è concentrata su singoli eventi alluvionali su larga scala, trascurando gli effetti delle alluvioni improvvise, delle alluvioni che colpiscono aree limitate e dell’esposizione cumulativa alle alluvioni; sono necessari più dati sugli esiti di questi eventi e sui Paesi a basso e medio reddito. Inoltre, sono necessari più dati per informare i sistemi di allerta e le strategie per affrontare meglio i bisogni di salute a lungo termine delle persone colpite dalle alluvioni.
5. TikTok e l’Oms. È “giusto” che l’Organizzazione mondiale della sanità collabori con TikTok per contrastare la disinformazione sulla salute in rete? Una lettera al Lancet pone questa domanda e ottiene grande visibilità con una posizione sulla homepage della rivista [5]. È una questione complicata: da una parte si sollecita molto questo tipo di collaborazione, ma dall’altra non ci si può dimenticare che piattaforme come TikTok vivono del tempo di permanenza sul sito da parte degli utenti e contenuti “incredibili” o fortemente polarizzati riescono talvolta ad attrarre maggiore traffico. E i problemi non finiscono qui, scrivono gli autori: “La limitata trasparenza di TikTok e i rigidi controlli sull’accesso ai dati ostacolano la ricerca su questi temi. I ricercatori devono richiedere l’autorizzazione all’accesso ai dati e sottostare a condizioni rigorose; tra queste, l’accettazione di concedere a TikTok l’accesso alle copie dei manoscritti prima della pubblicazione, la divulgazione dell’intento della ricerca prima di ricevere l’accesso ai dati e il consenso alle verifiche di TikTok sugli strumenti dei ricercatori in qualsiasi momento e senza preavviso”.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. van Tulleken C, Rollins N, Coombes R. Conflicts of interest: moving towards zero tolerance. BMJ 2024; 387: q2574.
2. Aronson JK. When I use a word… Academic fraud—plagiarism. BMJ 2024; 387: q2627.
3. Cutler DM. Ways to save money in health care. JAMA Health Forum 2024; 5: e244956.
4. Wu Y, Wen B, Gasevic D, et al. Climate change, floods, and human health. N Engl J Med 2024; 391: 1949-58.
5. Zenone M. Kenworthy N. Should Who partner with TikTok to combat misinformation? Lancet 2024; 404: P2046-7.
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