La sicurezza sanitaria, la scienza nelle politiche, il benessere al lavoro
Cosa leggere questa settimana? The Lancet, The BMJ, Nature, NEJM Catalyst, The Guardian
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Cosa leggere questa settimana? The Lancet, The BMJ, Nature, NEJM Catalyst, The Guardian
1. La sicurezza sanitaria in Europa. La rivista The Lancet chiude l’anno con un editoriale che pone la sicurezza sanitaria in Europa centro del dibattito, in occasione dell’imminente centenario dei Trattati di Locarno. Dalle intese siglate sulle rive del Lago Maggiore nel 1925 scaturì lo “spirito di Locarno”, un clima di cooperazione tra le nazioni europee che contribuì a rafforzare la sicurezza collettiva. Quegli accordi portarono a un periodo di speranza e pace in Europa, oggi però attraversata da crisi multiple: le guerre in Ucraina e Sudan, l’instabilità in Medio Oriente e, non meno importanti, le crescenti minacce alla sicurezza sanitaria, come il rischio di pandemie. Secondo The Lancet, la probabilità di una pandemia con oltre 25 milioni di vittime nei prossimi 25 anni è del 48 per cento. Nonostante ciò, i leader europei sembrano ignorare la gravità di questa emergenza. Sul fronte politico, Francia e Germania – tradizionali pilastri dell’unità europea – sono indebolite da governi instabili. Allo stesso tempo, la frammentazione tra le agenzie sanitarie europee (Oms/Europa, Ecdc, Hera) ostacola una risposta coordinata alle minacce per la salute, come dimostrato – per esempio – dalla gestione del recente virus non identificato nella Repubblica Democratica del Congo. Anche se iniziative come il programma EU4Health, avviato anche in risposta alla pandemia di covid-19, puntano a rafforzare la resilienza e la cooperazione sanitaria, resta necessario un piano strategico più ambizioso, strutture semplificate e una leadership collettiva da parte dei capi di Stato. Il prossimo EU Health Summit, in programma a Bruxelles il 28 gennaio 2025, rappresenta un’occasione cruciale per rilanciare un nuovo “spirito di Locarno” e affrontare le crescenti minacce regionali e globali, proteggendo un’Europa sempre più vulnerabile. In sintesi, come evidenzia il titolo dell’editoriale: “European health security needs a reboot in 2025”.
2. La scienza nella politica globale. Il 2024 è stato un anno da record in termini di elezioni politiche: circa 70 paesi sono andati al voto e i risultati – scrive Nature – che potrebbero avere ripercussioni anche sul fronte climatico e scientifico. “Nel complesso è stato un anno triste, in particolare per il ruolo della scienza nelle politiche multilaterali”. Le crescenti tensioni tra nazioni stanno compromettendo l’uso della ricerca per affrontare sfide globali come gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le conferenze internazionali sul clima (COP29 a Baku), sulla biodiversità (COP16 in Colombia) e sull’inquinamento da plastica (Busan) si sono concluse con risultati insoddisfacenti. Nonostante alcuni progressi, come i fondi per tecnologie pulite e l’adattamento climatico, le risorse stanziate restano insufficienti. Inoltre, le discussioni si sono spesso arenate su divergenze tra paesi ricchi e poveri. Un dato preoccupante è la marginalizzazione della scienza nei negoziati: se in passato gli studi scientifici avevano influenzato trattati fondamentali, come il Protocollo di Montreal nel 1989 e il Global Sustainable Development Report nel 2015, oggi le ricerche vengono ignorate nei processi decisionali. Questo fenomeno è aggravato dal cambiamento degli equilibri geopolitici, con l’ascesa di economie emergenti come Cina e India, che ha generato diffidenza nei confronti delle ricerche provenienti da paesi ad alto reddito. L’editoriale di Nature conclude con un appello: è urgente ripensare il sistema per garantire che la scienza torni a giocare un ruolo centrale nelle politiche globali. Solo un processo decisionale basato sulla ricerca può offrire soluzioni alle crisi che il mondo deve affrontare.
3. Amore, morte, tasse. Con queste tre parole chiave gli editor Tasnime Osama e Richard Hurley presentano il numero natalizio del BMJ che raccoglie alcune riflessioni su temi cruciali come il fine vita tra piccole grandi storie di resilienza, umanità e solidarietà. Nelle pagine della rivista Lucy Selman, palliativista, invita a una rivoluzione nell’assistenza alla morte come processo naturale e sociale: serve un approccio di sanità pubblica completo e supportato da cure palliative mirate. Iniziative come i “Death Cafes”, i “Death Doulas” e un’assistenza culturalmente inclusiva sono potrebbero essere al centro di questo cambiamento, mirato a contrastare interventi medici futili e a promuovere conversazioni aperte sulla morte. Tra gli articoli spiccano storie che celebrano il potere dell’amore e della cura: i guanti riscaldati per alleviare l’osteoartrite alle mani, le fiabe come strumento per migliorare il sonno nei bambini, il sorprendente lavoro di emergenza nell’Artico, che include il salvataggio di orsi polari, il medico cantante Hank Wangford che racconta la sua canzone d’amore per Nhs. Infine, tra le pagine del BMJ troviamo anche il valore delle tasse come collante sociale, per promuovere l’equità e migliorare la salute pubblica, con un occhio al modello scandinavo e alle prospettive di “decrescita” per costruire società più sane e solidali. “Di fronte alle avversità, anche i piccoli gesti di gentilezza possono generare solidarietà e promuovere la salute; un esempio è il movimento brasiliano di assistenza alimentare nato dal basso”, conclude l’editoriale del BMJ. “E se l’amore fosse una certezza della condizione umana tanto quanto la morte e le tasse? Queste tre forze, universali e profondamente personali, modellano la nostra salute, le nostre vite e il nostro mondo”.
4. Benessere organizzativo. La sanità si trova oggi a dover fronteggiare una crisi che non riguarda solo i pazienti, ma anche gli operatori sanitari: stress, burnout e carenze di personale, aggravati dalla pandemia di covid-19, continuano a pesare sul settore, con effetti che vanno ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria. Se ne è discusso molto anche quest’anno. Una survey della Federazione dei medici internisti ospedalieri rivela che, in Italia, oltre un medico su due (52 cento) dichiara di essere in burnout, mentre tra gli infermieri la percentuale si avvicina a uno su due (45 per cento). Per entrambe le professioni, l’incidenza è più del doppio tra le donne, dove permangono difficoltà di conciliazione lavoro-vita familiare. Spesso le iniziative a favore del personale sono ancora frammentate e spesso affidate alla buona volontà delle singole aziende sanitarie senza considerare l’importanza di un’infrastruttura organizzativa. Un esempio virtuoso, scrive NEJM Catalyst, arriva da Johns Hopkins medicine, che già oltre un decennio fa ha compreso l’importanza di investire nel benessere organizzativo. Attraverso il Worksite Health ScoreCard, sviluppato dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, la Johns Hopkins ha adottato strategie evidence-based per promuovere la salute fisica e mentale dei propri dipendenti. Questo strumento, integrato con iniziative come nuove politiche e programmi di formazione, ha trasformato il benessere da un tema secondario a un obiettivo prioritario. I risultati sono tangibili: dal 2016 al 2024, il punteggio dello ScoreCard tra i dipendenti è salito dal 68,52 all’88,10 per cento, segnando un miglioramento di quasi 20 punti percentuali.
5. Un appello alla speranza. Per concludere questa rassegna, leggiamo l’editoriale del Guardian che riflette sulla tenacia della speranza, per non cedere alla tentazione di voltare le spalle, sopraffatti dalla disperazione o dalla rassegnazione, di fronte alle atrocità e ai conflitti devastanti, come quelli a Gaza, in Ucraina, in Sudan e altrove, che hanno segnato il 2024. L’editoriale prende spunto dalle riflessioni di Papa Francesco, pubblicate con l’apertura del Giubileo dedicato al tema della speranza, che si appella alla “‘mistica dagli occhi aperti’, come la definiva il teologo Johann-Baptist Metz: saper scorgere, ovunque, attestazioni di speranza, l’irrompere del possibile nell’impossibile”. Un messaggio – scrive The Guardian – che va oltre la fede religiosa e risuona come un appello universale. Nonostante le atrocità e le tragedie recenti, come gli attacchi terroristici e i bombardamenti, emergono esempi di speranza. In Gaza, i volontari di War Child sostengono oltre 100mila bambini in pericolo, mentre in Congo i medici di Medici senza Frontiere aiutano le vittime di violenza sessuale. Atti di coraggio individuali, come quello della francese Gisèle Pelicot, che ha chiesto il processo pubblico per i suoi stupratori, e la morte dell’attivista Alexei Navalny, ispirano cambiamenti culturali e lotte per la democrazia. The Guardian conclude con un appello alla speranza, con l’auspicio che nel 2025 la pace diventi la priorità assoluta: “una fede metziana nella nostra capacità di navigare attraverso il peggio, verso la luce, sembra un buon punto di partenza”.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Editorial. European health security needs a reboot in 2025. Lancet 2024; 404: 2487.
2. Editorial. Good COPs, bad COPs: science struggles in a year of environmental summits. Nature 2024; /636, 521-522.
3. Osama T, Hurley R. Death, love, and taxes: tales of resilience and humanity. BMJ 2024; 387: q2846.
4. Safeer R, Lucik M, Davila TB, et al. A model for system-level change to improve workforce well-being. NEJM Catal Innov Care Deliv 2024; 6(1).
5. Editorial. The Guardian view on the tenacity of hope: a necessary virtue in troubled times. The Guardian, 23 dicembre 2024.
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