La rivoluzione in arrivo e il futuro nero per i vaccini
E altri ancora i “sottolineati” sul JAMA, NEJM, The Scientist e BMJ
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E altri ancora i “sottolineati” sul JAMA, NEJM, The Scientist e BMJ
1. Medici, prendiamo esempio dagli scrittori. L’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale (IA) nella clinica medica sta portando molti vantaggi, sostengono i tre autori di una viewpoint pubblicata sul JAMA. Ma questa straordinaria innovazione potrebbe causare una rivoluzione nelle fondamenta della professione del medico. La premessa dalla quale partono i tre autori – che per argomentare il loro ragionamento si avvalgono di un esempio tratto dall’esperienza di nefrologi – è che l’addestramento dell’IA avviene sulla base di meccanismi di input e output che prescindono da una consapevole competenza di background. “Dobbiamo renderci conto – spiegano – che se si lascia che questa situazione vada avanti, il prossimo futuro sarà caratterizzato da una rapida diminuzione delle conoscenze sulla patogenesi alla base dello sviluppo delle malattie. Una volta giunti a una fase in cui l’output è definito nella scatola nera alimentata dall’input, e questa scatola nera contiene costrutti che non sono più coerenti con entità definite in precedenza, la maggior parte delle conoscenze odierne sui meccanismi delle malattie sarà dimenticata e saremo governati da sistemi che si concentrano solo sulle strategie di intervento che forniranno il miglior risultato possibile.” Uno scenario indubbiamente pericoloso, disegnato su preoccupazioni fondate. “Si assisterà a una riduzione del confronto culturale e intellettuale tra colleghi, un segno del tempo di cui gli informatici ci hanno già avvertito. Mentre gli scrittori si battono per ottenere norme che controllino l’uso dell’IA nella produzione artistica, i medici dovrebbero riflettere su come sfruttare i potenziali benefici dell’IA in medicina senza perdere il controllo sulla propria professione”.
2. Un’arma a doppio taglio. L’intelligenza artificiale (IA) è uno strumento per falsificare la ricerca o per scoprire le frodi? Nuovi tool aiutano a identificare gli articoli che potrebbero nascondere dei problemi. Ma chi fa ricerca seria e onesta continua a temere che i danni siano maggiori dei vantaggi. Un articolo uscito su The Scientist segnala diversi strumenti interessanti che possono essere usati da chiunque sia alle prese con la valutazione di un articolo o di un documento scientifico. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi mesi, però, i diversi software disponibili devono ancora essere perfezionati. “Gli strumenti di rilevamento che utilizzano reti neurali addestrate su contenuti generati dall’uomo e dall’IA per classificare in modo affidabile gli strumenti di cui disponiamo rappresentano un metodo alternativo (alla valutazione tradizionale, NdR), ma soffrono di alti tassi di falsi positivi e sono soggetti a falsi negativi se vengono presentati nuovi materiali generati dall’IA su cui il large language model non è stato addestrato.”
3. Ancora a proposito di prede e predatori. Promettono la pubblicazione di un articolo (di qualsiasi articolo?) in tempi brevi; praticano tariffe molto convenienti in termini di costo per la pubblicazione; garantiscono l’indicizzazione degli articoli sulle banche dati bibliografiche più importanti; fanno grandi complimenti agli autori potenziali nelle mail inviate a ripetizione a ricercatori e clinici di ogni paese del mondo: come resistere alla seduzione esercitata dai cosiddetti editori predatori? È l’argomento di un articolo uscito sul JAMA che testimonia la preoccupazione dell’International committee of medical journals editors, una delle più conosciute associazioni di direttori di riviste scientifiche. Gli autori raccomandano di essere prudenti, di cercare consiglio da parte di colleghi più esperti, di verificare attentamente quale sia la cedibilità delle riviste a cui sottoporre un proprio articolo. Inoltre, anche il web può essere un allegato, per esempio utilizzando il sito thinkCheckSubmit.org. Giustamente, però, gli autori sottolineano l’importanza delle istituzioni che dovrebbero evitare di premiare gli autori di articoli usciti su riviste screditate, non considerandoli ai fini concorsuali o per l’assegnazione di finanziamenti.
4. Magari ai giovani venisse l’ansia. Una “opinion” sul BMJ si augura un disturbo ansioso collettivo ai danni delle giovani generazioni. Per paradossale che possa apparire, il disagio sarebbe a fin di bene. “La paralisi e l’ipocrisia della politica climatica sono evidenti alla luce delle preoccupanti evidenze dell’aumento delle temperature globali negli ultimi 18 mesi” scrivono gli autori dell’articolo. “La responsabilità principale del cambiamento climatico è da attribuire agli stili di vita e all’intransigenza delle popolazioni più ricche del mondo, la maggior parte delle quali vive in Paesi ad alto reddito come Europa, Stati Uniti, Canada e Australia.” Non è una novità che il 10 per cento delle persone più ricche sia responsabile della catastrofe ambientale che sta avendo conseguenze drammatiche in tante zone del mondo. “Gli eventi meteorologici estremi legati al clima stanno diventando sempre più frequenti, come gli incendi in Canada o le recenti inondazioni in Europa.” La vulnerabilità anche delle nazioni più ricche potrebbe essere un determinante per indurre all’azione? C’è da augurarselo. “La maggior parte dei governi del Nord globale agisce come se non ci fosse un’emergenza” e parallelamente a questi fenomeni inquietanti (insieme alla profonda perdita di biodiversità) è sempre più evidente l’ansia manifestata dai giovani: si parla da tempo di “ecoansia”, termine che racchiude un insieme di reazioni di preoccupazione, rabbia e antagonismo. “Siamo consapevoli che la capacità dei giovani (e degli idealisti di qualsiasi età) di tradurre in azione le loro speranze per un mondo più giusto, in cui le emissioni di gas serra si stabilizzino, se non in calo, è limitata”, concludono, ma già in passato il cambiamento è nato proprio dall’esasperazione delle giovani generazioni e in questo dobbiamo sperare.
5. Il futuro nero per i vaccini. Questa settimana, la riflessione più sofferta di un medico giunge dal New England Journal of Medicine. Ed è la volta di un pediatra. “Gran parte dei consigli pediatrici sono fatti più saggezza culturale che di scienza. Ha importanza se un neonato consuma le verdure verdi prima di quelle arancioni? È improbabile. Alcune delle cose che facciamo (prescrivere antibiotici per l’otite media acuta) hanno probabilmente un beneficio limitato. Ci sono pochissime cose – come i seggiolini per auto o il dormire sulla schiena – per le quali disponiamo di dati affidabili. La cosa più grande di tutte è il vaccino”. Il commento di Eleanor Menzin, della Harvard School of Medicine di Boston, esce in un momento difficile per la politica sanitaria statunitense, nel pieno di un cambiamento che potrebbe rivelarsi radicale. Le posizioni di vertice della sanità a stelle e strisce sono state occupate da persone che hanno posizioni pregiudizialmente contrarie a molte vaccinazioni e hanno preannunciato novità che rischiano di riportare il Paese in un’epoca pre-scientifica”. La beneficialità è stata il principio etico guida della mia vita in medicina” scrive Mezin; “incoraggiare i vaccini è stata la mia massima espressione di questo valore. La professionalità, mi è stato insegnato, significa che la religione e la politica non hanno posto nella medicina. Pur comprendendo come la politica influisse sulla vita dei pazienti, ho rispettato questa regola. In privato, votavo per i candidati politici che ritenevo avrebbero aiutato i pazienti sofferenti nella povertà, in cerca di istruzione e in lotta con la dipendenza. In pubblico, sono stata zitta. Ma ora non è il momento di tacere. La politica ora minaccia di cancellare le conquiste della scienza, di ridurre l’accesso ai vaccini e di minare i vasti benefici per la salute pubblica dei vaccini che ho speso per la mia carriera. È il momento di dirlo ad alta voce, di essere consapevoli delle proprie responsabilità e di soffrire”.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Fogo AB, Kronbichler A, Bajema IM. AI’s threat to the medical profession. JAMA 2024; 331: 471-2.
2. Gerhard D. Detection or deception: the double-edged sword of AI in research misconduct. The Scientist, 13 dicembre 2024.
3. Laine C, Babski D, Bachelet VC, et al. Predatory Journals: what can we do to protect their prey? JAMA; published online January 06, 2025.
4. Butler C D, Rao M. What “dose” of anxiety is needed to awaken transformative action on climate change? BMJ 2025; 388: q2584.
5. Menzin ER. The Pediatrician’s Lament. N Engl J Med 2025 Jan 8.
Un’ispirazione per i prossimi cinquant’anni: Adam Cifu
Aspetti storici e riflessioni etiche: Giancarlo Cerasoli, Giulia Piccinni Leopardi e Sara Patuzzo
Dalla conquista della parità alla medicina di genere: il romanzo di Emilia Zazza
