Il peso delle malattie orali, la salute dei transgender, la cura dopo l’ictus
Dalle pagine del JAMA, The Lancet, The New England Journal of Medicine e Stat
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Dalle pagine del JAMA, The Lancet, The New England Journal of Medicine e Stat
1. Il peso delle malattie orali nel mondo. The Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study 2021 on oral conditions segna una svolta per la comunità scientifica: per la prima volta, un’analisi globale, regionale e nazionale del peso delle malattie orali è stata pubblicata sulla rivista The Lancet, confermando la loro crescente rilevanza per la salute globale. I dati raccolti in 204 Paesi rivelano una crisi sanitaria: negli ultimi 30 anni, il carico delle malattie orali è rimasto sostanzialmente invariato. Nel 2021, quasi 3,69 miliardi di persone, quindi quasi metà della popolazione mondiale, sono risultate affette da carie non trattate, parodontite severa, perdita parziale o totale di denti (edentulia) e altri disturbi orali. La sola carie non trattata nei denti permanenti colpisce 2,24 miliardi di persone, rendendola la condizione più diffusa a livello globale. L’assenza di progressi nella riduzione delle malattie orali ha gravi conseguenze sanitarie ed economiche. Solo nel 2021, queste patologie hanno causato quasi 30 milioni di DALYs, contribuendo significativamente al carico globale di malattia. L’impatto economico è enorme: nel 2019 è stato stimato in 710 miliardi di dollari, tra costi diretti e indiretti. Dal 1990, il miglioramento è stato inferiore al 5%, trasformando questa crisi in una minaccia crescente per i sistemi sanitari. Nei Paesi ad alto reddito, i servizi odontoiatrici sono sotto pressione, mentre in quelli a basso e medio reddito l’accesso è ancora limitato. Senza interventi urgenti, sottolinea The Lancet, le disuguaglianze aumenteranno e i sistemi sanitari globali rischieranno il collasso.
2. La riabilitazione post-ictus: cosa dicono le evidenze? Una nuova revisione Cochrane aggiorna i risultati sulla riabilitazione fisica dei pazienti post-ictus tra incertezze e speranze. L’analisi di 267 studi randomizzati controllati con più di 21.800 partecipanti da 36 paesi, pubblicata su Cochrane Database of Systematic Reviews, ha esaminato diverse modalità riabilitative, confrontando l’efficacia di ciascun intervento nel migliorare la funzionalità motoria e l’autonomia. Dalla revisione emerge che l’adozione di un approccio integrato, che combina riabilitazione fisica e terapia convenzionale, potrebbe amplificare i risultati con un potenziale miglioramento delle capacità motorie e dell’equilibrio. I risultati suggeriscono un miglioramento nel recupero della funzione e della mobilità con la riabilitazione fisica; progressi duraturi nelle attività quotidiane e nella mobilità si associano a programmi di riabilitazione fisica che si concentrano sull’addestramento a compiti funzionali. Mentre gli approcci neurofisiologici non sembrano più efficaci di altri metodi. “Tuttavia – concludono gli autori – la certezza di queste evidenze è limitata dalla notevole eterogeneità degli studi che sono prevalentemente di piccole dimensioni e presentano differenze rilevanti tra le popolazioni e gli interventi studiati”. E sottolineano che i futuri aggiornamenti della revisione delle evidenze richiedono una discussione consensuale tra le parti interessate per garantire che vengano esplorate le questioni più rilevanti al fine di ottimizzare le decisioni.
3. Proteggere la salute dei transgender. In generale l’accesso ai servizi sanitari per le persone transgender è spesso ostacolato da barriere strutturali e culturali. La mancanza di conoscenze specifiche e l’uso di una terminologia inappropriata rappresentano ostacoli significativi, generando imbarazzo e timore di stigma tra i pazienti transgender. A questo si aggiungono la mancanza della formazione dei medici e la carenza di strutture preparate. Ora, gli Stati Uniti fanno un ulteriore passo indietro che rischia di innescare conflitti politici e sociali: l’amministrazione Trump–Vance ha introdotto nuove politiche che restringono ulteriormente i diritti delle persone transgender. Un ordine esecutivo impone alle agenzie federali di riconoscere solo due sessi, mentre un altro taglia i fondi per l’assistenza di affermazione di genere ai minori di 19 anni. Le restrizioni hanno già portato alla chiusura di oltre 70 cliniche, lasciando circa 89.100 giovani transgender senza accesso a cure essenziali. Nonostante l’evidenza scientifica sui benefici delle terapie di affermazione di genere, molte leggi statali e federali continuano a limitarne l’accesso, aggravando le disuguaglianze e i rischi per la salute mentale – sottolinea la Perspective del NEJM “Advancing transgender health amid rising policy threats”. Queste politiche fanno parte di una più ampia agenda conservatrice, nota come Project 2025che mira a ridefinire il concetto di sesso a livello federale, limitando i diritti delle persone transgender in ambito sanitario, educativo e lavorativo.
4. La storia del medico con il turbante. Udhayvir Singh Grewal è un medico oncologo indiano immigrato negli Stati Uniti nel 2018. Lavora nella divisione di ematologia e oncologia della University of Iowa Hospitals and Clinics ed è membro della comunità Sikh. Sul JAMA, racconta come la sua scelta di diventare oncologo sia stata ispirata valori del Sikhismo di aiutare in modo disinteressato chi ne ha bisogno: seva (servizio disinteressato) e sarbat da bhala (benessere per tutti). Negli Stati Uniti ha dovuto affrontare pregiudizi legati al suo aspetto, dal turbante alla barba. Alcuni pazienti esitavano a riconoscerlo come medico, mentre colleghi gli rivolgevano domande che rivelavano scarsa comprensione culturale. Il momento più difficile è arrivato con la pandemia: per poter indossare la maschera N-95 e proteggere i pazienti, ha dovuto tagliare la barba per la prima volta nella sua vita. Un sacrificio doloroso, reso però più sopportabile dal sostegno dei colleghi e da un’eredità familiare di resilienza: il suo bis-bisnonno, Baba Gurdit Singh, nel 1914 sfidò le leggi discriminatorie canadesi. Questo esempio lo ha spinto a battersi per un sistema sanitario più inclusivo. Oggi, ha trasformato la sua identità in un punto di forza, ispirando altri medici Sikh a mantenere con orgoglio le proprie radici e ricevendo messaggi di gratitudine da giovani medici che lo considerano un modello. Il suo obiettivo è chiaro: costruire un ambiente medico più accogliente per tutti.
5. Dalla nascita alla morte: la figura del doula. Sfogliando le pagine di Stat troviamo un’altra storia, quella della pastora Beth Stotts del Central square congregational church di Bridgewater, Massachusetts, che tre anni fa ha deciso di ottenere la certificazione di doula di fine vita. Un ruolo che le permette di stare accanto a chi si avvicina alla morte, aiutandolo a viverla con consapevolezza e serenità. I doula di fine vita offrono supporto non medico ai morenti e alle loro famiglie, aiutandoli a pianificare il momento del congedo: dalla stesura delle direttive anticipate alla scelta dell’ambiente in cui trascorrere gli ultimi giorni, fino alla presenza di persone care o dettagli simbolici come la musica e la luce delle candele. Stotts si dedica anche ai cosiddetti progetti di eredità emotiva, che permettono ai suoi assistiti di lasciare un segno del proprio passaggio. Tra le storie più toccanti, racconta quella di un uomo che, poco prima di morire, scrisse il racconto del suo incontro con la moglie per donarglielo come ultimo gesto d’amore. Negli Stati Uniti questa figura professionale è in crescita: i membri del National end-of-life doula alliance ha visto i suoi membri aumentare da circa 250 nel 2019 a oltre 1.500 nel 2024. La pandemia, scrive Stat, ha reso più urgente il bisogno di un accompagnamento dignitoso verso la fine della vita. La figura del doula, però, nasce in un contesto diverso. Il termine, di origine greca, significa “colei che assiste” e indica inizialmente chi aiuta le donne durante la gravidanza, il parto e il post-parto. Col tempo, il concetto si è esteso anche alla fine della vita, con professionisti che offrono lo stesso tipo di sostegno emotivo e pratico, ma nel momento del distacco. In Italia, la figura professionale del doula di fine vita non è ancora ufficialmente riconosciuto, ma il tema sta iniziando a emergere. Negli hospice e negli ospedali un accompagnamento adeguato da parte di professionisti formati potrebbe rendere il fine vita meno doloroso e traumatico per tutti.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Benzian H, Beltrán-Aguilar E. The global burden of oral diseases: stronger data for stronger action. The Lancet 2025; 405: 868-9.
2. Sellers CE, Baer GD, et al. Physical rehabilitation approaches for the recovery of function and mobility following stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews 2025, Issue 2. Art. No.: CD001920. DOI: 10.1002/14651858.CD001920.pub4.
3. Coelho DRA, Chen AL, Keuroghlian AS. Advancing transgender health amid rising policy threats. N Engl J Med 2025;392:1041-1044
4. Grewal US. My Turban and Tenacity. JAMA. Published online March 13, 2025.
5. Empinado H. The end-of-life doula: Making smooth the paths of people on the journey to Death. Stat, 12 marzo 2025.
Il punto di vista di Sandro Galea, epidemiologo e medico statunitense
Per orientare le scelte di alimenti e cosmetici: Marco Calgaro
Sfogliando le pagine del libro dell’epidemiologo Giuseppe Traversa: la recensione di Achille Caputi
