Homeless, lavoro povero, pubblicità occulta
Dalle pagine di Nature, The BMJ, Il Menabò di Etica ed Economia, NEJM Catalyst e NYT
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Dalle pagine di Nature, The BMJ, Il Menabò di Etica ed Economia, NEJM Catalyst e NYT
1. “La legge non solo restituisce il pieno diritto alle cure a decine di migliaia di persone ma finalmente sapranno che lo Stato non le ha abbandonate. E che uscire da una condizione di fragilità è possibile”. Sono le parole delle ministro Marco Furfaro, prima firma della proposta di legge, approvata alla Camera all’unanimità, che vuole allargare l’iscrizione nei registri delle asl e quindi l’accesso al servizio sanitaria alle persone senza residenza, italiane o straniere regolarmente soggiornanti in Italia. Si tratta in realtà di un “programma sperimentale” di un milione di euro all’anno fino al 2026 per “assicurare progressivamente” il diritto all’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, scrive Andrea Capocci su il manifesto. “Se l’accordo reggerà al Senato, il diritto alle cure primarie raggiungerà dunque il 60 per cento della platea potenzialmente interessata, che secondo le stime arriva a 50-60 mila persone prive persino di una residenza fittizia. (…) Non si tratta solo di homeless: l’iscrizione all’anagrafe dei residenti è preclusa anche a chi vive in condizioni di precarietà abitativa oggi piuttosto diffuse”. Rimarrebbe esclusi 60mila cittadini senza dimora – italiani nella quasi totalità – che non hanno la residenza e di conseguenza non hanno né diritti né servizi. Sempre il tema delle cure primarie per le persone senza dimora, oltremanica e non in Italia, è sulla copertina del BMJ di questa settimana che racconta una giornata della giornalista Sally Howard con i general practitioner del Great Chapel Street Medical Center di Westminster che mira a essere uno “sportello unico” per il trattamento delle condizioni di salute fisica e mentale delle persone che si trovano ad affrontare la condizione di senzatetto, l’insicurezza abitativa, o l’isolamento sociale [1]. “In tutto il Paese, le richieste di assistenza primaria continuano a superare i livelli di personale. Sullo sfondo di una società fratturata, i bisogni dei pazienti non vengono soddisfatti e il personale, incapace di fornire le cure che sa che dovrebbe fornire, fatica a sostenere il servizio sanitario”.
2. Le politiche sociali, abitative e sanitarie sono cruciali per affrontare la questione dei senza dimora e della povertà abitativa, tematiche centrali anche per Sir Michael Marmot intervistato recentemente da ilpunto. Il problema abitativo esiste anche nei Paesi a medio e alto reddito. Sul Menabò di Etica e Economia [2], gli economisti Maurizio Franzini, professore ordinario di politica economica alla Sapienza università di Roma, e Elisabetta Magnani, associate professor all’Australian school of business di Sydney, evidenziano l’importanza di agire sia sull’offerta di case sia sulla capacità di accesso alle abitazioni, sottolineando il legame tra mercato immobiliare e mercato del lavoro. È necessario garantire alloggi accessibili e salari adeguati per contrastare il lavoro povero. Un reddito sufficiente, dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali come la casa, è fondamentale per vivere dignitosamente e non cadere nella povertà.
3. Viene sempre più riconosciuta l’importanza di ascoltare la voce dei pazienti nella valutazione degli studi clinici e nella pratica clinica, e – con la diffusione di modelli di finanziamenti basati sul valore del servizio erogato – nella valutazione del servizio sanitario. Tuttavia, si sa poco se i pazienti diano più valore agli esiti o alle esperienze nella scelta di un team medico. NEJM Catalyst [3] commenta gli esiti di un sondaggio condotto in quattro Paesi europei – Francia, Italia, Spagna e Regno Unito – che ha coinvolto su 998 pazienti con diagnosi di cancro al seno, diabete, malattia infiammatoria intestinale, depressione o artrite è stato chiesto ai pazienti di valutare l’importanza delle misure di esito riportate dai pazienti (PROMs), validate dall’International consortium of health outcomes measurement, rispetto alle misure di esperienza riportate dai pazienti (PREMs), che mancano di uno strumento standard in Europa. L’83 per cento considera più importanti i PROMs rispetto ai PREMs nella scelta di un team medico. Questa preferenza era particolarmente alta tra i pazienti con cancro al seno, diabete, malattia infiammatoria intestinale, depressione e artrite, e tra i pazienti più anziani. I risultati suggeriscono che i PROMs dovrebbero essere maggiormente integrati nei modelli di pagamento basati sulla qualità per incentivare il miglioramento delle cure.
4. L’ultimo numero della rivista Nature dedica ampio spazio all’innovazione nelle neuroscienze che prospetta l’acquisizione di dettagli inediti sul cervello umano. Registrazioni di singoli neuroni durante interventi chirurgici e atlanti di tipi di cellule cerebrali e circuiti neuronali potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione dei processi cellulari e molecolari che sottendono il comportamento e la cognizione. Di fatto, sottolinea la prestigiosa rivista scientifica [4], stiamo entrando in una nuova era importante delle neuroscienze umane, che se da un lato promette trattamenti personalizzati per disturbi neurologici e psichiatrici, dall’altro impone una riflessione sulla dimensione umana della ricerca biomedica. Tra i principi fondamentali della ricerca biomedica, definiti con la Dichiarazione di Helsinki del 1964, rientrano il rispetto dell’individuo, il diritto di autodeterminazione, la privacy e riservatezza dei dati, e il loro diritto ad ottenere una decisione dopo adeguata spiegazione per quanto riguarda la partecipazione alla ricerca, sia inizialmente che durante il corso della ricerca stessa. Specialmente con l’avanzare del machine learning e dell’intelligenza artificiale, Nature esorta la comunità scientifica a una revisione e aggiornamento degli standard etici che dovrebbero essere condivisi tra scienziati, partner privati e partecipanti alla ricerca.
5. Come quinta e ultima lettura della settimana segnaliamo l’articolo di Jessica Grose: “It’s Time to Ban Pharmaceutical Advertising” [5]. L’opinionista del New York Times si interroga sul video su TikTok “Zofran girlies rise up”, uno dei tanti che promuovono il farmaco Zofran, utilizzato per prevenire nausea e vomito associati a chemioterapia, radioterapia e interventi chirurgici. Tecnicamente, il video non sembra rispettare le regole pubblicitarie farmaceutiche stabilite dalla FDA (per esempio si parla molto dei benefici del farmaco, e poco degli effetti collaterali che invece vengono menzionati nei commenti degli utenti di Tik Tok). Tuttavia, sottolinea la giornalista, il video non dovrebbe nemmeno rispettarle per il semplice motivo che non pubblicizza il farmaco ma Wisp, un’azienda di telemedicina da contattare per ottenere Zofran: Wisp non produce il farmaco e quindi può aggirare le normative della FDA. “Negli Stati Uniti (insieme alla Nuova Zelanda) è permessa la pubblicità diretta ai consumatori di farmaci da prescrizione. Nel 2015, l’American Medical Association ha chiesto il divieto di tali annunci, citando i costi crescenti dei farmaci come conseguenza della spesa pubblicitaria. Sebbene sia improbabile ottenere un divieto in un Paese dove la libertà di espressione commerciale è storicamente protetta – conclude la giornalista – è tempo di iniziare a spingere per tale misura”.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
[1] Howard S. Homelessness in primary care—a day with an emerging GP specialism. BMJ 2024; 385: q778.
[2] Franzini M, Magnani E. Il problema della casa, oltre il mercato della casa. Menabò di Etica e Economia, 15 giugno 2024.
[3] Katz G, Bell-Aldeghi R, Radoszycki L, et al. Outcomes or experiences — What do patients value more when evaluating medical teams? NEJM Catal Innov Care Deliv 2024; 5(7).
[4] Editorial. Human neuroscience is entering a new era — it mustn’t forget its human dimension. Nature, 19 giugno 2024.
[5] Grose J. It’s time to ban pharmaceutical advertising. New York Times, 19 giugno 2024.
Dalla lettura delle riviste scientifiche internazionali e dei blog
Laura Gianotti descrive il paradigma della psiconeuroendocrinologia
La salute ai tempi della gig economy: la nota di Paolo Vineis
