1. Non è imprecisione, ma disinformazione. Un articolo di Steven Woloshin è citato nel rapporto Make America healthy again, promosso dall’amministrazione di Donald Trump e sostenuto dal secretary of health and human services Robert F. Kennedy Jr. Però, di quell’articolo di Woloshin – medico internista docente alla Darmouth University – non solo è sbagliato il record bibliografico ma anche il significato dei risultati del suo studio è completamente travisato. “C’è una relazione tra la sciatteria formale nella preparazione di un documento governativo e l’approssimazione dei contenuti” commenta Woloshin in un’intervista a Care. “Non è un problema di formattazione, è disinformazione. Quando le politiche pubbliche sono influenzate da una scienza distorta, le persone possono subire danni. Non è solo negligenza, è pericoloso”. Alla fine, però, “quando qualcuno distorce o usa in modo improprio il tuo lavoro per promuovere un’agenda, a volte l’unico modo per far valere le proprie ragioni è conservare un po’ di ironia”.
2. Tre voci da ascoltare. Marcia Angell, Jerome Kassirer e Robert Steinbrook hanno in comune aver ricoperto per diversi anni un ruolo importante nella direzione di una delle riviste mediche più autorevoli del mondo: il New England Journal of Medicine. Angell e Kassirer sono anche autori di due libri che hanno segnato il dibattito sull’indipendenza della scienza dagli interessi industriali. Oggi, queste tre grandi firme del publishing scientifico criticano duramente su Stat News le posizioni di Robert Kennedy Jr sui tagli dei finanziamenti alla ricerca e sull’indipendenza dell’editoria scientifica. Due punti chiave: per aumentare l’autonomia della ricerca servono più finanziamenti pubblici, non tagli indiscriminati; fondare nuovi periodici che dichiaratamente non svolgono la peer review ma pubblicano contributi di autori “di chiara fama” è una scelta senza senso, ed è fuori da ogni logica che a sostenere questa strada sia proprio la nuova amministrazione statunitense. “La soluzione (proposta da Kennedy Jr) – obbligare gli scienziati del NIH a pubblicare i loro studi su riviste ‘interne’ di nuova creazione – è assurda. Ciò che distorce la ricerca non è la rivista su cui viene pubblicata; sono i finanziamenti e le altre relazioni finanziarie tra ricercatori e industria. In realtà, i conflitti di interesse economici che permeano la ricerca medica rendono ancora più essenziale la valutazione da parte di redattori qualificati, come quelli interni al NEJM, e di referee indipendenti: il loro compito è far emergere la scienza condizionata. I lettori fanno affidamento sulla loro competenza”
3. Guardiamoci allo specchio. Un editoriale di Holden Thorp su Science invita a una riflessione inattesa: l’ordine esecutivo dell’amministrazione Trump sulla “Restoring gold standard science” ha suscitato indignazione – ma secondo il direttore dell’importante settimanale scientifico ci sono almeno 5 cose che sarebbe utile discutere con maggiore disponibilità all’autocritica. Primo, la reazione della comunità scientifica a critiche e scandali è spesso più legale che etica, ma negare tutto, o dare la colpa solo ricercatori alle prime armi è poco convincente. Secondo, se una rivista impiega anni per una retraction o se un’università alza un muro di fronte alle critiche su suo operato, l’impressione percepita dall’opinione pubblica è che c’è qualcosa da nascondere. Ancora, è vero che la scienza privilegia i dati, ma il pubblico ama le storie e se dieci studi sono impeccabili ma 1 è una bufala, non è difficile indovinare quale finisce nei titoli. Quarto, se la comunità scientifica non è capace a promuovere l’integrità al proprio interno, arriverà qualcun altro a imporla e potrà accadere quel che sta succedendo negli Stati Uniti. Infine, serve umiltà: la fiducia si recupera correggendo, proteggendo i giovani ricercatori, essendo riconoscenti a chi svela quel che non va come dovrebbe andare.
4. Attento al tuo inglese. Dalla Stanford university graduate school of education arriva uno studio che sembra l’ennesima fotografia tragicomica della rincorsa a una maggiore equità nella comunità scientifica. Anche se usi ChatGpt per rendere perfetto il tuo paper, i referees potrebbero comunque identificarti come una persona non madrelingua. E come farebbero? Forse, proprio accorgendosi dell’uso di una lingua troppo perfetta o del ricorso a parole tipo “delve” o “furthermore” che nel linguaggio quotidiano sono poco utilizzate. Insomma, c’è un vocabolario che è “troppo Gpt” e troppo poco oxfordiano. Sono stati analizzati 80.000 rassegne per scoprire che il bias linguistico non si corregge con il grammar check. Anzi, a volte peggiora: il linguaggio troppo corretto diventa un indizio per inferire (e giudicare) la provenienza dell’autore. Risultato? Il pregiudizio si evolve, ma non sparisce. Morale: il problema non è se scrivi in buon inglese, è che – buono, cattivo o generato da un large language model – la forma del tuo articolo verrà comunque interpretata come un segnale sociale.
5. L’intelligenza artificiale può renderci pigri. Nell’editoriale “Writing is thinking”, uscito su una rivista del gruppo Nature, gli autori sostengono che la scrittura scientifica non è solo uno strumento di comunicazione, ma un mezzo fondamentale per strutturare idee, scoprire connessioni e definire con chiarezza il messaggio principale della nostra ricerca. D’accordo: i large language model come ChatGpt ci aiutano a rendere i testi più leggibili, correggere la grammatica, superare il blocco dello scrittore o a sintetizzare le fonti. Ma se ci facciamo sostituire da questi strumenti, rischiamo di perdere almeno parte della capacità di ragionare costruendo – e ricostruendo – delle frasi, una storia, i nostri pensieri.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Cattive citazioni portano a cattive politiche. Intervista a Steven Woloshin. Care, 1 luglio 2025.
2. Angell M, Kassirer J, Steinbrook R. RFK Jr. says medical journals are ‘corrupt.’ As former NEJM editors, we know he’s wrong. Stat News, 30 giugno 2025.
3. Thorp H. Sluggishness and defensiveness helped enable an executive order on research integrity. Science, 24 giugno 2025.
4. Hadly S. How language bias persists in scientific publishing despite AI tools. hai.stanford.edu, 16 giugno 2025.
5. Editorial. Writing is thinking. Nat Rev Bioeng 2025; 3: 431.
