Cultura intellettuale e cure dentali intelligenti
Sfogliando The Guardian, JAMA Network Open, JAMA Health Forum, NEJM e Nature
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Foto di Harrison Haines
1. “La morsa commerciale sull’editoria accademica sta danneggiando in modo considerevole la nostra cultura intellettuale e scientifica”, ha scritto sul Guardian Arash Abizadeh, filosofo e Angus Professor di Scienze politiche alla McGill University, in Canada. “Mentre la disinformazione e la propaganda si diffondono liberamente online, la ricerca e l’erudizione autentiche restano al palo.” Su uno dei più importanti quotidiani europei prosegue dunque il confronto sulla comunicazione della scienza, tra profitti delle grandi case editrici e costi vertiginosi sostenuti dalle istituzioni. Abizadeh propone una soluzione: “Eravamo stufi del racket dell’editoria accademica e avevamo deciso di provare qualcosa di diverso. Volevamo lanciare una rivista che fosse veramente open access, garantendo a chiunque la possibilità di leggere i nostri articoli. La rivista sarà pubblicata dalla Open Library of Humanities, una casa editrice senza scopo di lucro finanziata da un consorzio di biblioteche e altre istituzioni. Quando l’editoria accademica è gestita senza scopo di lucro, funziona ragionevolmente bene. Questi editori forniscono un servizio reale e di solito vendono il prodotto finale a un prezzo ragionevole alla propria comunità. Allora perché non ce ne sono di più?” Abizadeh sostiene che un’alternativa all’editoria scientifica attuale esiste: le università, le biblioteche e le agenzie di finanziamento accademico possono finanziare direttamente la pubblicazione delle riviste, a un costo molto inferiore per i lettori.
2. Nelle pazienti con carcinoma mammario in fase precoce, le difficoltà nel seguire scrupolosamente la terapia endocrina prescritta dal medico sono notevoli: il 17 per cento non persiste e il 41 per cento non assume il farmaco almeno una volta, secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open ha valutato la non persistenza e la non aderenza al trattamento nelle pazienti con cancro mammario in fase precoce. L’aderenza è stata definita come il rapporto tra il tempo coperto da un acquisto di farmaci e il tempo tra due acquisti degli stessi medicinali; le pazienti sono state considerate non aderenti se il rapporto dei tre acquisti successivi era inferiore all’80 per cento dell’atteso rispetto alla prescrizione. Sono state identificate le disparità nella persistenza e nell’aderenza in base a criteri quali l’età, il tipo di trattamento e il reddito. Lo studio ha considerato 229.695 pazienti con tumore al seno localizzato. Le pazienti di età superiore ai 70 anni, con non aderenza pregressa, che hanno assunto più di un trattamento nei 3 mesi precedenti e con un reddito basso avevano un rischio maggiore di episodi di non persistenza. Anche l’età e la non aderenza pregressa, compresa la regolarità dell’aderenza passata, erano caratteristiche importanti nel modello di non aderenza. Quali conclusioni possono essere utili al medico oncologo o di Medicina generale per sorvegliare il rispetto della prescrizione da parte della paziente? Attenzione all’età della donna: c’è infatti una correlazione tra l’età della paziente e l’aderenza pregressa con la non persistenza o la non aderenza. Inoltre, il medico dovrebbe suggerire intervalli regolari nell’acquisto dei medicinali: questo migliora l’aderenza rispetto a un acquisto irregolare.
3. L’intelligenza artificiale può aiutare la pratica odontoiatrica? Sì, secondo gli autori di un articolo uscito su JAMA Health Forum. L’odontoiatria ha l’opportunità di abbracciare l’intelligenza artificiale e di tracciare la strada per altre aree della medicina nella riduzione delle disparità sanitarie per tre motivi molto concreti. In primo luogo, mentre nella clinica medica si ricorre all’intelligenza artificiale per comprendere le malattie analizzando i campioni biologici dei pazienti o interpretando le immagini, analizzando cartelle cliniche elettroniche o dati genetici, l’odontoiatria ha caratteristiche uniche che potrebbero renderla un punto focale dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, l’imaging biomedico è utilizzato per le cure di routine dei pazienti, con quasi 100 milioni di radiografie dentali effettuate ogni anno negli Stati Uniti. Inoltre, la valutazione dei biomarker salivari è uno strumento non invasivo che consente di diagnosticare precocemente le malattie e di monitorare la risposta terapeutica. “L’integrazione delle informazioni radiografiche e dei biomarker con i dati clinici e socioeconomici rende l’odontoiatria un terreno fertile per l’applicazione di analisi avanzate, come l’intelligenza artificiale multimodale, per consentire diagnosi più precise, interventi mirati e, in definitiva, una migliore salute orale della popolazione” sostengono gli autori. In secondo luogo, per ragioni di diverso tipo (soprattutto legate alle cattive abitudini dei cittadini) l’odontoiatria è una disciplina che si concentra principalmente su interventi – per così dire – riparativi più che sulla prevenzione. Di conseguenza, il peso economico legato alle cure dentali è maggiore rispetto a qualsiasi altra forma di assistenza sanitaria. “Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale – spiegano gli autori – possono identificare le popolazioni ad alto rischio per prevenire l’inizio e la progressione delle malattie dentali e aiutare a modificare i comportamenti, spostando il baricentro della cura verso la prevenzione e l’assistenza minimamente invasiva”. In terzo luogo, l’accesso disuguale alle cure dentistiche è una sfida di lunga data, in particolare per le popolazioni a basso reddito, non assicurate e appartenenti a minoranze etniche. Questi gruppi hanno un carico maggiore di malattie dentali e incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai servizi odontoiatrici. Soluzioni basate sull’intelligenza artificiale promettono di ampliare l’accesso alle cure dentali informatizzando diverse attività amministrative e supportando la pianificazione di controlli di routine anche nelle popolazioni svantaggiate.
4. “Ascolta, Dottor D: la quantità di malattia che ho nel mio corpo è tale da non permettermi di migliorare. A questo punto, non mi aspetto di vedere un arcobaleno in fondo al mio percorso. Devo costruire un arcobaleno adesso”. Sono le parole con cui una persona quarantenne con una malattia oncologica metastatica si rivolge al medico durante una visita in ospedale. Risuonano forti in un articolo uscito sul New England Journal of Medicine che attrae l’attenzione del lettore a partire dal titolo: devo ridere alle battute del paziente? L’autore si confronta con un malato al quale la malattia non ha tolto il senso dell’umorismo: “la maggior parte delle persone si avvicina alla morte nello stesso modo in cui ha attraversato la vita”. La grande verità del racconto di Chammas è che il modo in cui le persone affrontano il percorso che le attende può essere molto diverso da persona a persona. “I nostri stili di coping individuali sono il prodotto di una vita di esperienze, e il grado in cui sono influenzati dalla malattia è diverso per ognuno di noi”. Le domande che si pone il medico sono inevitabili: come mi comporterò io di fronte all’inevitabile confronto con la sofferenza e con l’angoscia di morte? “Mi troverò a fare battute e a costruire arcobaleni?”
5. Giovani influencer per la ricerca. Lindsay Ejoh, dottoranda in neuroscienze presso l’Università della Pennsylvania, è diventata famosa su TikTok dopo aver pubblicato un video che documentava il suo lavoro di ricerca: la dissezione di un cervello di topo congelato. Come lei, scrive Nature, molti altri studenti e giovani ricercatori stanno diventando influencer sui social media. Per esempio, Ellie Hurer, oncologa dottoranda all’Università dell’Hertfordshire nel Regno Unito, scrive su Instagram per dimostrare ai suoi 88mila follower che anche le persone con disabilità possono fare ricerca. Hurer, che soffre di depressione, ansia, ADHD e vari tumori benigni, ha scritto: “Voglio dimostrare a me stessa e agli altri che anche con malattie croniche e disabilità, possiamo ottenere qualsiasi cosa con la perseveranza”. Questo post ha raccolto più di tremila like. Yasmin Meeda, microbiologia marina, ha oltre 45.000 follower su Instagram, dove condivide immagini della sua ricerca di dottorato sulle alghe Phaeodactylum tricornutum e la loro risposta ai cambiamenti ambientali. Le aziende biotech la pagano per presentare i propri prodotti in brevi video o reel, ma la sua vera sfida non è guadagnare con i social ma dimostrare che il dottorato è raggiungibile da tutti e rappresentare le donne nella scienza.
I CINQUE ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Abizadeh A. Academic journals are a lucrative scam – and we’re determined to change that. Guardian, 16 luglio 2024.
2. Rinder P, Marcille T, Sinel-Boucher P, et al. Dynamic projection of medication nonpersistence and nonadherence among patients with early breast cancer. JAMA Netw Open 2024; 7: e2411909-e2411909.
3. Elani HW, Giannobile WV. Harnessing artificial intelligence to address oral health disparities. JAMA Health Forum 2024; 5: e240642.
4. Chammas D. Should I laugh at that? Coping in the setting of serious illness. N Engl J Med 2024; 20 luglio.
5. Wong C. The ‘PhD influencers’ logging lab life on TikTok and Instagram. Nature, 17 luglio 2024.
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